Milan l’è un gran Milan? Forse una volta. Sono lontani i tempi in cui “Al Caffè Cova, al famoso tavolo d’angolo detto dello “Stato di Milano”, si incontravano quasi ogni giorno Pirelli, De Angeli, Bertarelli, Giuseppe Colombo, Edoardo Amman …”, come annotava Ettore Conti nel 1906 (Valerio Castronovo, L’industria italiana dall’Ottocento a oggi). Insomma, ieri capitani d’industria, oggi “palazzinari, albergatori e affittacamere”. O almeno questo è quanto sembra risultare dallo studio Assolombarda e Milano&Partners, Your Next Milano 2026.
Giunto alla quinta edizione, lo studio fotografa il posizionamento del capoluogo lombardo in confronto con altre dieci città internazionali: Amsterdam, Barcellona, Berlino, Chicago, Londra, Monaco di Baviera, New York, Parigi, San Francisco e Tokyo. Come per le scorse edizioni, sono state analizzate percezione, attrattività e performance economica. Milano rimane nel gruppo ristretto delle aree urbane che catalizzano maggiore attenzione nelle classifiche globali, ma è sempre ultima tra le undici città e in calo rispetto allo scorso anno.
Una città che attrae sempre di meno. A esempio, le multinazionali estere che hanno investito nel corso del 2025 sono state 47 (con un calo del 20% rispetto al 2024), rispetto alle 222 di Londra, alle 115 di Parigi e alle 78 di Barcellona, per citare solo le città più vicine a noi. E in oltre il 60% dei casi si è trattato di investimenti in servizi finanziari, servizi alle imprese, software e IT. Insomma, Milano mantiene un’attrattività nel terziario innovativo. Oppure il real estate, che mantiene a fatica il livello di investimenti immobiliari commerciali degli anni passati e con oltre la metà degli investimenti in uffici. O ancora, le università milanesi, la cui diminuzione di studenti italiani non è compensata dalla leggera crescita di quella straniera (soprattutto di ragazzi che provengono da Cina, India, Iran e Turchia). Milano rimane comunque nettamente indietro rispetto alle altre città considerate dallo studio: la quota milanese è poco più di un terzo di quella di Monaco, Berlino e Amsterdam, che crescono sia nella componente nazionale che internazionale, e circa un quinto di quella di Londra e New York.
Gli effetti dell’incertezza del contesto mondiale degli ultimi anni si riflettono anche sulla performance economica delle città. Nel 2025 il Pil di Milano perde velocità rispetto all’anno precedente, con un aumento dello 0,7% che viene superato da Barcellona (+3,1%), Londra (+1,9%), Amsterdam (+1,7%) e Berlino (+0,9%).
Certo, per il 2026 ci si attende un rimbalzo positivo dell’1,7% per l’economia meneghina per effetto delle Olimpiadi. Milano-Cortina 2026 costituisce infatti un’occasione per la città oltre a essere un catalizzatore eccezionale di visibilità. Così come era stato per l’Expo del 2015. Per gli imprenditori questo si tradurrà soprattutto in un vantaggio reputazionale prima ancora che economico (solo il 25% degli imprenditori milanesi intervistati da Assolombarda alla vigilia dell’evento si attende impatti molto significativi dalla manifestazione).
Rimane allora sempre e solo il turismo? Lo studio di Assolombarda stima che a Milano i turisti abbiano raggiunto il record di 8,7 milioni (+9,1% rispetto al 2019 pre-Covid). Numero che sale a oltre 12 milioni se si considerano i dati della Questura di Milano, che fotografano con maggiore precisione gli alloggi privati in locazione a uso turistico. Questa forte crescita degli arrivi turistici è pienamente coerente con l’immagine positiva di cui la città gode all’estero in questo campo. La crescita del turismo è evidente, ma a Milano basta questo?

