Il Mes è un mostro pronto a inghiottire l’Italia in un solo boccone. I rischi collegati al Meccanismo europeo di stabilità e alla sua riforma sono tantissimi, anche se per rendersi conto della loro entità bisogna andare oltre le apparenze e scavare in profondità, dietro al linguaggio “burocratese” e ai proclami dei tecnocrati di Bruxelles. Innanzitutto, come scrive l’economista Giulio Sapelli su Il Sussidiario.net, il cosiddetto Fondo salva-Stati è un trattato internazionale che fa finta di essere un veicolo finanziario ma che in realtà “del veicolo finanziario non ha né la forma, né la sostanza”. In altre parole, il Mes è un “istituto di diritto internazionale” abilitato dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea per “esercitare attività bancaria”. L’enorme problema risiede nel fatto che il fondo, che non è un fondo d’investimento, può esercitare le suddette attività bancarie facendo leva su norme statuarie tipiche di un soggetto sovrano, erodendo quindi la stessa sovranità dei singoli Paesi europei che dovessero chiedere il suo aiuto. In altre parole, il Mes è un trattato tra Stati che non risponde ad alcuna Costituzione dell’Unione europea, visto che l’Ue non ne ha una, ma risponde soltanto ai canoni del diritto privato.

Le contraddizioni del Fondo salva-Stati

La riforma del Mes è un pericolo in più perché aggiunge ulteriori minacce al suo già rischiosissimo funzionamento. L’assunto base sembra essere promettente: il Fondo salva-Stati può prestare soldi a Paesi in crisi economica. Il problema è che i riceventi dovranno versare lacrime e sangue per restituire i denari prestati. Non solo, perché per assicurarsi che i governi debitori saranno in grado di adempiere i loro oneri, il Mes chiede a questi ultimi di mettere in campo misure economiche drastiche, come ad esempio tagliare la spesa pubblica o incrementare le tasse. Nell’occhio del ciclone è finita la ristrutturazione del debito pubblico. Ad esempio gli istituti bancari italiani, che detengono il 70% del debito pubblico nazionale, temono quella parolina magica, perché la ristrutturazione implicherebbe solo un parziale pagamento da parte dei creditori. La ricapitalizzazione degli Stati e degli istituti bancari, inoltre, è possibile, come detto, solo se un governo sceglie di accettare determinate condizioni provenienti dall’alto (leggi come Bruxelles).

Il Mes si comporta da banca privata

Il testo della riforma del Mes è inequivocabile. La parte cruciale sta in queste poche affermazioni. “È opportuno che il Mes conceda sostegno alla stabilità soltanto ai propri membri che presentano un debito reputato sostenibile e dei quali è confermata la capacità di rimborso al Mes. Sostenibilità del debito e capacità di rimborso saranno valutate all’insegna della trasparenza e della prevedibilità al contempo consentendo una sufficiente discrezionalità. Tali valutazioni saranno effettuate dalla Commissione europea di concerto con la Bce e dal Mes, e ove opportuno e possibile insieme al Fmi”. E ancora: “Qualora la collaborazione non conduca a una visione comune, la Commissione europea effettuerà la valutazione complessiva della sostenibilità del debito pubblico, mentre il Mes valuterà la capacità di rimborso del proprio membro nei suoi confronti”. Rapida parafrasi: uno Stato può accedere ai finanziamenti del Fondo salva-Stati deve dimostrare di avere un debito sostenibile e una capacità di rimborso appurata. Insomma, siamo di fronte alla medesima contraddizione: il Mes, al quale partecipano i vari Stati dell’Eurozona, si comporta come una banca privata. Per maggiori informazioni chiedere alla Grecia, uno dei Paesi che ha usufruito dei finanziamenti del Mes. Atene, in un secondo momento, ha dovuto rimborsare le banche francesi e tedesche, le stesse che oggi appaiono come le uniche beneficiarie del fondo. E le stesse che nelle ultime settimane annaspano, con l’acqua alla gola e alla disperata ricerca di una soluzione.

Decidono Merkel e Macron

Arriviamo poi al funzionamento interno del Meccanismo europeo di stabilità. I funzionari del Mes, scrive ancora Sapelli, godono di una specie di immunità e sono sottratti a ogni giurisdizione: non possono essere perquisiti o essere sottoposti a ispezioni, né sono perseguibili per ogni atto compiuto nell’esercizio delle loro funzioni. Rispondono al segreto professionale come fossero semplici consiglieri di amministrazione e, recita l’articolo 34, sono tenuti al segreto professionale non solo durante il citato esercizio delle loro funzioni ma anche se, nelle vesti di ministri, si trovassero a rispondere dinnanzi ai Parlamenti nazionali o al Parlamento europeo quanto fatto. Per le decisioni di urgenza del Mes è necessario il consenso degli azionisti, i quali detengono l’85% del capitale del fondo. Detto altrimenti, aggiunge La Verità, è necessario il via libera di Germania (26% delle quote) e Francia (20%). Saranno quindi Merkel e Macron a prendere le decisioni più scottanti.