Mes e Patto di Stabilità: l’Europa umilia (ancora) l’Italia

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È bastata una frase fuoriuscita dalla bocca di Valdis Dombrovskis per infrangere le speranze di Giuseppe Conte. “Non si può aprire il tema delle regole di bilancio se non c’è la ragionevole possibilità di concludere il lavoro con un risultato migliore rispetto al punto di partenza”, ha dichiarato ieri al quotidiano La Stampa il vicepresidente della Commissione Ue. Che, spiegato in termini più semplici, vuol dire che il Patto di Stabilità non si tocca per nessun motivo. E pensare che il premier Conte si era illuso di poter allargare le maglie economiche di Bruxelles puntando sull’emergenza climatica e sulla necessità di mettere in pratica provvedimenti green. L’abbaglio del premier si aggiunge alla frustrazione di Paolo Gentiloni, sulla carta commissario europeo per gli affari economici ma nella realtà dei fatti “allievo” del citato Dombrovskis responsabile di tutti i portafogli economici della Commissione.

Gentiloni e Conte zittiti da Dombrovskis

Gentiloni aveva preso coraggio per lanciare una proposta contraria alla logica dell’Ue: “Il Patto di Stabilità era stato pensato in un momento di crisi. Adesso va rivisto. Le sue regole erano nate nel contesto di una crisi. Ora però da questa crisi siamo fuori e abbiamo altre sfide davanti a noi”. Insomma, non che Gentiloni avesse minacciato di trascinare l’Italia fuori dall’Unione europea o chissà cos’altro. L’ex premier chiedeva soltanto di rivedere il Patto di Stabilità, una richiesta tra l’altro legittima ma subito stroncata sul nascere dai tecnocrati Ue. Dombrovskis, da buon tutor, ha ripreso il suo allievo “ribelle” tirandogli metaforicamente un bel ciaffone in pieno volto. In definitiva, a causa delle “troppe divisioni tra i governi” è molto “difficile cambiare il Patto di Stabilità”. Questione chiusa ancor prima di essere aperta.

Minacce silenziate

Oltre a disinnescare la possibile bomba rappresentata dalla richiesta di Gentiloni, Dombrovskis è passato a tematiche ancora più recenti e scottanti. Conte aveva chiesto più tempo per discutere la riforma del Mes, fino almeno a giugno. Il vicepresidente della Commissione è stato inflessibile: non se ne parla neanche per scherzo. “Sono emerse alcune preoccupazioni “last minute” dell’ Italia e bisogna vedere come affrontarle nel modo migliore. Ma in ogni caso credo che nel giro di un paio di mesi si troverà un accordo”: è questa la presa di posizione dell’eurofalco lettone, che combacia con la stessa dell’Ue. Oltre al Patto di Stabilità e al Meccanismo europeo di stabilità, nelle parole di Dombrovskis c’è dell’altro: una minaccia neanche troppo velata all’indirizzo del nostro Paese. Se Roma non firma il Mes saranno guai amari, anche perché – ha ricordato il lettone –  “l’Italia è a rischio di non conformità con le regole Ue, sia per quest’ anno che per il prossimo”. Di fronte ad affermazioni del genere cosa ha fatto il governo giallorosso? Si è lasciato sottomettere collezionando l’ennesima umiliazione in ambito europeo. Anzi: riguardo alla riforma del Fondo salva-Stati, l’ultima presa di posizione di Roberto Gualtieri è quasi sconcertante. Il ministro dell’Economia ha infatti dichiarato che “il Mes è il più sovranista dei meccanismi europei, perché amministra bilanci nazionali gestiti dai ministri delle Finanze dei Paesi su mandato dei rispettivi Parlamenti”.