Arrivano nuove rivelazioni sul “colpo di mano” effettuato da Giuseppe Conte per silenziare i suoi vecchi alleati di governo in relazione al Mes. Quando parliamo del Meccanismo europeo di stabilità e della sua riforma, nessuno tra i protagonisti della politica italiana vuole avere tra le mani una patata così bollente. Giuseppe Conte, che avrebbe avallato la citata riforma senza avvisare il Parlamento, respinge le accuse di Matteo Salvini e fa notare al leader leghista come al tavolo delle trattative sul Fondo salva-Stati fosse presente anche la Lega. Tradotto: i leghisti sapevano tutto, e adesso non possono fare finta di niente. Luigi Di Maio dà l’impressione di voler tenere un piede in due scarpe: da una parte il leader grillino afferma che non ci sono tensioni all’interno del governo (anche se c’è chi giura di averlo visto sbottare con il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri), ma dall’altra non nasconde dubbi e perplessità. Già, perché le banche italiane, che detengono il 70% del debito pubblico, hanno minacciato di non acquistare più titoli di Stato nel caso in cui dovesse passare la riforma. Il motivo? Lo spauracchio della ristrutturazione del debito, un’eventualità che potrebbe massacrare l’economia nostrana.

La richiesta di Conte

Il governo giallorosso è dunque in bilico, e i suoi membri stanno facendo di tutto per cambiare le carte in tavola. Per capire chi sono i bugiardi e chi i sinceri, è utile fare un salto nel passato, come quello fatto dal quotidiano La Verità. Lo scorso 13 giugno, in occasione dell’Eurogruppo, i ministri dell’Economia dell’Eurozona raggiunsero un accordo sulla bozza di riforma del Mes. Nel frattempo, Salvini aveva sempre fatto capire a Conte che quella modifica non doveva passare in alcun modo. Il 19 giugno, due giorni prima dell’Eurosummit, Conte spiegò in Parlamento la posizione del governo in merito al funzionamento del nuovo Fondo salva-Stati. Lega e Movimento 5 Stelle si accordarono così per dare vita a una risoluzione pesantissima per affossare il nuovo Mes, ma quella risoluzione, o almeno quella versione, non fu mai discussa. Conte chiese infatti ai due partiti di rimuovere un paragrafo fastidioso: quello in cui il Parlamento avrebbe impegnato il governo “qualora nell’ambito della riforma del Mes le predette condizioni non vengano accettate, ad opporsi, con ogni atto e in ogni sede opportuna, alla negoziazione e all’accettazione nonché alla conclusione della predetta riforma e di ogni ulteriore implementazione”.

Italia beffata dalla “logica del pacchetto”

A questo punto Conte è stato capace di inventarsi un dribbling da Pallone d’Oro. Il premier chiese di inserire nella risoluzione la formula della “logica del pacchetto“. Cosa prevede? La creazione di uno strumento di bilancio per la competitività e la convergenza nell’Eurozona (Bicc) e un approfondimento dell’Unione bancaria con la garanzia dei depositi. Ed è così che l’Avvocato del popolo riuscì a ottenere la fumata bianca, ma nel testo c’è ancora una traccia che merita di essere approfondita. Il governo è vincolato a “render note alle Camere le proposte di modifica al trattato Mes al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato”. Quanto scritto, però, non è mai avvenuto. L’Italia ingoia la beffa, anche se per qualcuno il governo italiano “è stato venduto”.