Nelle intenzioni di Bruxelles, la riforma del Meccanismo europeo di stabilità è soltanto il primo passo per rinforzare l’Unione economica e monetaria dell’Unione europea (Uem). Tralasciando il fatto che modificare il Mes implica la rivisitazione di un meccanismo già di per sé rischioso per renderlo ancora più pericoloso, è utile analizzare la situazione partendo da un gioco di parole più volte utilizzato nel dibattito inerente al Fondo salva-Stati: la logica del pacchetto. Il “pacchetto” non è altro che quell’insieme di riforme contenente, oltre alla riforma del Mes, la creazione di uno strumento di bilancio per la competitività e la convergenza nell’Eurozona (Bicc) e un approfondimento dell’Unione bancaria con la garanzia dei depositi.

Le convinzioni dell’Italia

Nel testo della risoluzione di maggioranza sul Mes, i partiti del governo giallorosso hanno considerato alla stregua di una vittoria il mantenimento della logica del pacchetto all’interno del procedimento della riforma del Fondo salva-Stati. L’Italia ha infatti espressamente richiesto di “mantenere la logica di pacchetto” alla quale “accompagnare ogni tappa mirata” volta ad “assicurare l’equilibrio complessivo dei diversi elementi al centro del processo di riforma dell’Unione economica e monetaria”. L’esecutivo ha poi provato a tutelarsi inserendo la possibilità di approfondire “i punti critici”, chiedendo di escludere gli “interventi di carattere restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di banche ed istituti finanziari”, la “ponderazione dei rischi dei titoli di stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale” e le “disposizioni che prevedono una contribuzione degli istituti finanziari all’Edis in base al rischio di portafoglio dei titoli di stato”. E ancora, l’esecutivo ha preteso l’esclusione di “qualsiasi meccanismo che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico” e la presenza di altre condizioni, tra cui la proposta di inserire nelle prossime tappe del negoziato sull’Unione bancaria lo schema di assicurazione comune dei depositi (Edis), un titolo obbligazionario europeo sicuro e una “maggiore ponderazione di rischio delle attività di livello 2 e e livello 3 che sia legata al loro grado di concentrazione sul totale degli attivi del singolo istituto di credito”.

Aggrappati alla logica del pacchetto

La riforma del Mes è dunque solo una piccola parte del contenuto di un pacchetto molto più ampio e complesso. Certo è che per far digerire al popolo italiano (e al resto delle forze politiche) la modifica del Meccanismo europeo di stabilità – un’autentica mazzata piena di rischi – il premier Giuseppe Conte si è avvinghiato alla logica del pacchetto come una cozza al suo scoglio preferito. Diluendo il tutto con il solito linguaggio burocratese, la pietanza offerta all’opinione pubblica è subito risultata più dolce e appetitosa. Il problema è che una strategia del genere equivale a fare un salto nel vuoto, e il motivo è molto semplice. Dopo giorni di intensi dibattiti abbiamo scoperto cosa si nascondeva nei meandri della riforma del Mes, ma al momento, al netto dell’unione bancaria, non è dato sapere cosa c’è all’interno del testo sulla garanzia dei depositi, ovvero il terzo e ultimo tassello di cui si compone il pacchetto. Per capirci qualcosa sarebbe utile chiedere lumi all’Eurogruppo, il centro di coordinamento europeo costituito dai ministri delle Finanze dei 19 Stati membri dell’Eurozona. Peccato che questo organo formale, che si riunisce a cadenza più o meno mensile per discutere questioni economiche per lo più legate all’Uem, sia blindato e impermeabile al mondo esterno. Eppure l’Italia è ancora convinta che basti ripararsi sotto l’ombrello della logica del pacchetto per evitare ogni pericolo.

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