Merz, Meloni e Sanchez contro Macron: l’Europa che non vuole fermarsi sul Mercosur

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Friedrich Merz e Pedro Sanchez a gran voce, Giorgia Meloni in scia: c’è un’Europa che non vede come un problema il rinvio alla Corte di Giustizia Europea dell’accordo tra l’Unione Europea e il Mercosur su cui Bruxelles ha accelerato a inizio 2026 e ora si prepara ad approvare l’entrata in vigore in via provvisoria del più grande trattato commerciale mai siglato dal blocco nella sua storia. Un’Europa che sfida i leader politici che hanno spinto il voto del Parlamento di Strasburgo che ha rimandato l’accordo alla corte del Lussemburgo: Viktor Orban, Donald Tusk e, soprattutto, Emmauel Macron.

L’Ue accelera sull’entrata in vigore del patto

La sensazione, dopo il Consiglio Europeo straordinario di Bruxelles di giovedì 22 febbraio, è che a marzo la Commissione Europea spingerà per far entrare comunque in vigore l’accordo col mercato comune sudamericano in via provvisoria, così da bypassare i tempi lunghi nel rinvio alla corte, che potrebbe necessitare da 18 a 24 mesi per dare una sentenza.

Prima di tale sentenza è impossibile che l’Eurocamera torni a votare per la ratifica definitiva. Il cancelliere tedesco e il presidente del governo spagnolo hanno espresso il loro sostegno a spingere l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo, sostenuti dal presidente del Consiglio Ue Antonio Costa. Per l’Italia ha parlato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui “ci può essere anche un’applicazione provvisoria: questo significherà avere altri 14 miliardi in più per quanto riguarda il nostro commercio internazionale”.

Una sfida politica sul Mercosur

Come notato su queste colonne, la coalizione anti-Mercosur è stata molto composita: tre Paesi chiamati dal loro settore agricolo a prendere posizione per difendere dalla presunta invasione di prodotti sudamericani il loro mercato interno hanno visto i governi e le opposizioni saldarsi nel dilatare, all’Europarlamento, l’accordo. E il contemporaneo sovrapporsi della scalata di estrema sinistra e estrema destra fare il resto. La sensazione nelle cancellerie europee è che lo stop sia stato dunque prettamente dovuto a ragioni interne dei Paesi in questione, come conferma la ridotta concentrazione sulla divisione dell’intesa in due trattati paralleli sul partenariato e il libero scambio e la priorità alle critiche provenienti dal mondo agrario, e da pulsioni ideologoche.

Come nota El Pais, infatti, “l’esito di questo voto suggerisce che l’opposizione per preoccupazioni legali sia motivata meno da ragioni legali che da ragioni politiche” e “si tratta di una tattica dilatoria per rinviare ulteriormente un accordo che ha richiesto 26 anni per essere finalizzato” e dunque, è importante ribadire che anche “la decisione se attuarlo immediatamente sarà politica”, dato che legalmente “la Commissione europea può chiedere al Consiglio dell’Ue, ovvero agli Stati membri, di approvare l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo commerciale senza l’approvazione parlamentare”.

Chiaramente questo vorrebbe dire mettere la freccia contro una decisione sostenuta non solo dalla “pecora nera” dell’europeismo, Orban, ma anche da due leader al centro delle dinamiche europee come Macron e Tusk. Dunque, sostanzialmente, creare un precedente che può spaccare l’Europa.

Meloni europeista, Macron sovranista

Ironia della sorta è Macron, europeista di ferro a parole, a essere colui che è più convinto di poter fermare l’intesa e tutelare così l’economia francese. L’avvicinamento al verdetto della Corte coinciderà con una rovente campagna elettorale transalpina per definire il successore del capo di Stato francese, in cui il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella sarà con il vento in poppa anche cavalcando la critica al patto col Mercosur.

Dunque Macron ha tutto l’incentivo politico, per preservare la sua eredità, a non mollare la propria posizione, in un contesto che stride assai con la parallela volontà di promuovere l’Europa e la sua autonomia. L’Italia, che esporta verso il Mercosur soprattutto beni industriali, sarebbe tra i grandi beneficiari del patto e vede oggi in bilico una possibilità di espansione dell’export giunto a livelli record per il Paese. Meloni europeista, per le medesime ragioni di Merz e Sanchez, Macron sovranista: il mondo si ribalta sul Mercosur. E questo mostra quanto trovare un punto comune per l’Ue di oggi sia spesso, sui dossier critici, sempre più complesso.

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