Entro settembre Francia e Germania elaboreranno una road map comune per proteggere l’industria europea dalla crescente ondata di prodotti sovvenzionati e a basso costo provenienti dalla Cina. Le misure, ancora in fase di definizione, dovranno contrastare quelle che Emmanuel Macon e Friedrich Merz considerano pratiche commerciali sleali sostenute da sussidi statali e da una valuta, lo yuan, presumibilmente sottovalutata.
L’Unione europea non ha una posizione chiara su come gestire i rapporti economici con Pechino. Parigi, per esempio, ha a lungo spinto affinché il blocco adottasse un approccio duro mentre Berlino, le cui grandi aziende sono integratissime nel mercato d’oltre Muraglia, ha fin qui preferito adottare una posizione più cauta. La situazione è però adesso cambiata e anche Merz è convinto di una linea meno morbida rispetto al passato.
Nel mirino del cancelliere tedesco è finito il deficit commerciale dell’Ue con la Cina aumentato vertiginosamente nel corso degli ultimi anni. “Credo sia superfluo dire che dobbiamo affrontare questo squilibrio perché va a discapito della nostra industria”, ha affermato Merz. Sulla stessa lunghezza d’onda Macron per il quale Francia e Germania sarebbero scosse dalle pratiche commerciali del Dragone e vogliono “avere una tabella di marcia franco-tedesca su questo tema entro settembre“.
Il resto dell’Ue non è pervenuto. Poco sembra importare ai due leader che hanno incaricato i rispettivi ministri dell’Economia, delle Finanze e degli Esteri di formulare un piano.
L’asse franco-tedesco contro la Cina
“Intendiamo insistere con forza per rafforzare il mandato conferito alla Commissione europea affinché acceleri notevolmente le indagini di mercato e l’adozione di questi strumenti a tutela delle nostre industrie”, ha spiegato Macron specificando che l’intenzione è quella di “proteggere” le imprese e le industrie del continente.
I numeri sono emblematici. Nel 2025 il deficit commerciale dell’Ue con la Cina ha raggiunto quota 360 miliardi di euro: il che significa che Bruxelles ha importato molto di più dalla nazione asiatica di quanto abbia esportato. Il presidente francese ha inoltre condiviso un altro dato: ogni giorno che passa l’Europa aggiunge circa 1 miliardo di euro al suddetto deficit con il Dragone (senza contare i posti di lavoro persi).
Macron sostiene che le due principali cause di una simile situazione coincidano con la formidabile capacità di innovazione della Cina – e per questo vorrebbe che il gigante asiatico trasferisca tecnologia e crei posti di lavoro in Europa – e con i presunti sussidi statali cinesi che avrebbero messo in difficoltà l’industria europea.
Fino a qualche mese fa Francia e Germania non erano affatto d’accordo sul dossier cinese. Ricordiamo che, quando l’Ue ha imposto per la prima volta i dazi sui veicoli elettrici cinesi, Parigi ha votato a favore della misura, Berlino contro. Un anno più tardi il deficit ha continuato a galoppare in favore di Pechino. Nel 2025 quello tedesco ha raggiunto gli 89,3 miliardi con un incremento del 33% su base annua. “Non voglio un nuovo conflitto commerciale con la Cina ma desidero un dialogo aperto su questi squilibri”, ha affermato Merz.
Il deficit commerciale con Pechino
Se Macron ha fatto del riequilibrio dell’economia globale una priorità per la presidenza francese del G7 di quest’anno, Merz, in un primo momento riluttante ad appoggiare misure protezionistiche, ha cambiato idea a causa della persistente stagnazione industriale della Germania. In un recente discorso a Colonia, lo stesso Merz ha sostenuto che l’Ue non potrà mai vincere contro un concorrente che manipola artificialmente la propria valuta, esortando la Cina a “lasciare che lo yuan fluttui liberamente, anche nel contesto della concorrenza sui mercati dei capitali”.
Insomma, dopo anni di surplus commerciale con il Dragone, Berlino sta ora sperimentando gli effetti del deficit commerciale che gran parte dell’Europa occidentale ha dovuto affrontare in seguito all’ascesa economica della Cina.
La Commissione europea sta quindi discutendo nuove restrizioni commerciali trainata dall’asse franco-tedesco. Tra i provvedimenti all’esame troviamo anche l’introduzione di una potenziale equivalente europea dell’articolo 301 del regolamento tariffario statunitense, e cioè una legge che consenta di indagare su pratiche commerciali considerate sleali da parte di altri Paesi e, se necessario, di imporre misure come dazi o altre restrizioni alle importazioni. Work in progress.