Angela Merkel sta uscendo, dopo diverse settimane vissute sull’ottovolante, come la grande vincitrice della crisi del coronavirus. Sul fronte interno la Germania è passata dalla fase di difesa a quella di controffensiva contro l’epidemia (dal containment al roll-back per usare un gergo geopolitico) e sul fronte europeo la Cancelliera detta i tempi, tiene a freno l’estremismo dell’alleato olandese Mark Rutte, super-falco del rigore, e si impone sui Paesi mediterranei e del Sud Europa per mancanza di concorrenza.

Giuseppe Conte ha imparato sulla sua pelle che a non giocare strategicamente di fronte a leader come la Merkel si finisce messi nell’angolo: e l’evoluzione del dibattito europeo sul Recovery Fund, in cui tra l’altro Roma non ha portato alcuna proposta concreta, lo testimonia. Il Recovery Fund si farà, ma ai tempi dettati da Berlino: e nessuna decisione ufficiale sarà presa prima di molte settimane.

Per l’Italia la questione ha importanza capitale: Roma non tocca palla nella decisione concreta dei tempi e dei modi dell’azione comunitaria. Dal Consiglio europeo di oggi sono uscite delle linee guida del processo di definizione del Recovery Fund destinato ad avere un volume di circa mille miliardi di euro e a ricollegarsi al bilancio Ue 2021-2027, che però solo verso l’estate diverranno realtà. L’impegno del Consiglio europeo è stato quello di ragionare su questo strumento (su cui

E anche allora per l’Europa in generale e l’Italia in particolare non sarà tempo di cantare vittoria. Tra definizione concreta dell’intervento (contributo degli Stati? Emissione titoli? Strategie simili a quelle auspicate dal premier spagnolo Sanchez?), pianificazione strategica e entrata in vigore del meccanismo è possibile che i primi fondi reali arrivino solo nel 2021, di fatto assieme al nuovo bilancio pluriennale. Forse entro il 2020, come si sono augurati a fine Consiglio, ma ovviamente tutto dipenderà da quanto tempo impiegheranno a decidere su come intervenire.

La Merkel, in questo contesto, detta i tempi per ragioni di politica interna. La risposta alla crisi e la decisione del governo di Berlino di attivare senza esitazioni il “bazooka” economico interno hanno portato il centro della Cdu a nuovi picchi di consenso che hanno rafforzato un esecutivo a lungo in crisi nella sua linea europea. L’elettorato tedesco è tornato “autarchico”, restio alla solidarietà europea e anche il governo ha deciso di superare il suo calcolo spericolato, secondo cui la Germania avrebbe separato i suoi destini economici dal resto d’Europa, dopo aver compreso che la recessione avrebbe colpito anche il suo Paese.

Dunque si al Recovery Fund ma ai tempi “tedeschi”: verso il 2021, quando il bazooka economico interno inizierà a far sentire i suoi effetti, e dopo aver incassato l’assegno del via libera al Mes, visto dalla Germania come un’assicurazione sulla vita. Allora, per i Paesi più in difficoltà, potrebbe essere troppo tardi.

L’Italia rischia di risultare fortemente penalizzata da questo scenario. L’incertezza di breve periodo, infatti, lascerà a Roma la speranza di vedere un ruolo utile giocato da parte della Banca europea degli investimenti (Bei) e dall’indennità anti disoccupazione comunitaria Sure, che a loro volta non risulteranno operativi prima dello stesso mese di giugno. Due mesi possono sembrare relativamente pochi, ma è bene ricordare che parliamo di un periodo di durata pari a quella dell’intera quarantena, i cui danni si sono rivelati finora durissimi per le economie del Vecchio Continente e per quella del nostro Paese in particolare.

Maggio sarà un mese verità e il governo Conte sarà chiamato a porre in essere misure di lungo termine dopo che la Banca d’Italia ha sottolineato la carenza di risorse nel decreto liquidità recentemente approvato. Imprese e cittadini saranno chiamati a un vero e proprio tour de force per tenere duro aspettando che la marea montante della crisi si ritiri. Nella consapevolezza che gli aiuti europei non saranno risolutori in assenza di forti politiche di stimolo statale. E la conferma è arrivata anche dal fatto che il pacchetto accettato oggi dal Consiglio europeo prevede Mes, intervento di Bei e Sure e Mark Rutte, premier olandese capofila dei falchi, ha confermato la volontà di concentrarsi sui prestiti come strumento di assistenza: non fondi e basta.

Lo scenario che si delinea è il trionfo politico e narrativo di Angela Merkel. Che getta le fondamenta per il suo quinto mandato da Cancelliera, sul quale le voci sono sempre più probabili, e detta una volta di più i tempi in Europa. Teatro in cui è capace di fare politica, al contrario dei governanti italiani, una volta di più vincolati all’accettazione di un’agenda etero-diretta. Mentre, nel frattempo, le prospettive del sistema-Paese, dell’industria e dei lavoratori si fanno sempre più incerte.