La mossa di un governo di matrice sovranista favorirà l’espansione in Italia di un gruppo francese? A oggi questa strana eterogenesi dei fini potrebbe emergere se davvero sarà Credit Agricole Italia, filiale nazionale del grande gruppo transalpino, a perfezionare un’operazione con Banco Bpm dopo lo stop indotto dal governo all’offerta pubblica di scambio di Unicredit su Piazza Meda tramite l’esercizio di un estensivo golden power.
La scalata di Credit Agricole in Bpm
Credit Agricole era entrata negli anni scorsi col 10% in Banco Bpm operando quella che ai tempi era sembrata una mossa d’interposizione verso Unicredit e una manovra di disturbo all’operazione di Andrea Orcel, così da detenere un pacchetto abbastanza significativo da far valere in caso di negoziazione per cercare accordi o lucrative uscite con plusvalenza. Ora, dopo il naufragio del matrimonio Piazza Gae Aulenti-Piazza Meda, Credit Agricole, in crescita in Italia da inizio secolo grazie all’operato dello storico Ceo e direttore generale (oggi presidente) Giampiero Maioli, ha aumentato le sue posizioni fino al 20% del capitale. Si tratta della prima grande operazione che porta la firma del neo-Ceo Hugues Brasseur, da aprile succeduto a Maioli come Ceo.
Credit Agricole Italia è ad oggi la settima banca italiana per somme gestite e la sua scalata verso Bpm non mancherebbe, industrialmente parlando, di una sua logica. L’ingresso in forze in Italia avvenne nel 2007, quando la fusione tra Banca Intesa e San Paolo IMI, che diede vita a Intesa San Paolo, portò per ragioni di antitrust il neonato gruppo di Corso Inghilterra a Torino a cedere diversi possedimenti. Cariparma e FriulAdria passarono a Credit Agricole, che ha posto a Parma la sua sede operativa nazionale.
La banca poi si è estesa inglobando Carispezia in Liguria e le casse di risparmio di Rimini e Cesena in Emilia-Romagna e di San Miniato (Pisa) in Toscana. Tra il 2020 e 2021 si perfezionò la scalata al Credito Valtellinese, mentre in prospettiva lo sbarco nel cuore della Lombardia sarebbe complementare alla manovra compiuta da un’altra dinamica rivale emiliana, Bper, per scalare Banca Popolare di Sondrio.
La via della fusione
Al contrario di Unicredit, però, Credit Agricole Italia potrebbe cercare un’altra strategia: gli analisti di Scope Ratings ritengono improbabile la via dell’acquisizione di Bpm, perché il golden power sarebbe da mettere in conto, e ritengono che da Parma resteranno sotto il 30% a Milano, senza lanciare l’offerta pubblica d’acquisto. Altri rumors lasciano presagire l’idea che il duo Maioli-Brasseur da un lato e Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm, dall’altro possano concordare una fusione tra pari che potrebbe creare un serio pretendente al ruolo di “terzo polo” italiano dopo l’ambiziosa Bper e l’arrembante Monte dei Paschi di Siena attiva nell’affare- Mediobanca.
Un polo con cuore milanese, mente parmense e regia francese sarebbe l’esito di questa operazione, ritenuta remota fino a poche settimane fa. Ma ora lo stop del governo a Unicredit e Andrea Orcel ha aperto questa opportunità inattesa. E qualcuno in Credit Agricole lo avrà detto: Mercì, Giorgia! Con buona pace di ogni forma del sovranismo e della protezione degli asset nazionali sbandierata col golden power, il contrappasso del mercato potrebbe essere decisamente duro per il governo.
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