Elon Musk torna a far parlare di sé: recentemente sui media è circolata la notizia che il terzo uomo più ricco del mondo, forte di un patrimonio di oltre 160 miliardi di dollari ha deciso di vivere in una piccola casa da circa 35 metri quadrati, dal valore di 50mila dollari, in affitto. Il patron di Tesla vive dunque in una casa dal valore inferiore al costo di una delle macchine prodotte dalla sua azienda.

I media statunitensi hanno localizzato l’immobile a Boca Chica, in Texas. Musk nel frattempo si è disfato di tutte le altre sue proprietà, esclusa una dimora destinata per l’organizzazione di eventi nella Bay Area di San Francisco, che il magnate di origini sudafricane vorrebbe vendere a una famiglia numerosa. Millionaire ha sottolineato che “dopo la prima proprietà venduta nel 2019, nell’ultimo anno Musk ha venduto altre sei case, per un totale stimato di 114 milioni di dollari. L’ultima rimasta, la villa per eventi in California, è stata messa in vendita a giugno per 37,5 milioni”.

Molti si sono interrogati su perché Musk abbia voluto mettere in pubblica piazza la notizia. Difficile ipotizzare ragioni patrimoniali dietro una mossa del genere, dato che l’incasso del miliardario è pari a meno di un millesimo del suo attuale patrimonio. La ragione è sicuramente, in parte, di ordine culturale. La nuova classe di miliardari Usa del XXI secolo è molto diversa dai palazzinari degli Anni Ottanta alla Donald Trump o dai magnati bifronte, finanzieri d’assalto e filantropi, alla Warren Buffett o Bill Gates. Si veste con un abito “pop”, non ha più necessità di status symbol come il possesso di proprietà lussuose, lasciate piuttosto come fattore di ostentazione dei nuovi ricchi dello spettacolo, della musica, del cinema, dello sport o per una classe di miliardari di aree come la Cina, la Russia, il Golfo Persico da cui i Paperoni Usa si vogliono discostare.

Inoltre, Musk ha sempre voluto minimizzare la sua ostentazione di possedimenti fisici e materiali. “Penso che i beni ti appesantiscano”, ha scritto in un tweet a maggio 2020. Ironia della sorte, la sua stessa fortuna è stata, in larga parte, frutto più di aspettative immateriali che di fatti concreti. Comprare una Tesla è sicuramente azione meno fruttuosa economicamente di comprare un prezzo pari di azioni della compagnia; Musk ha conquistato in borsa, e non sul campo, i profitti che alimentano un patrimonio sino ad ora dipendente dal trend positivo delle borse Usa.

Il mondo di Elon Musk è quello fluido e liquido della globalizzazione pre-Covid. Il mondo venduto dal magnate di origini sudafricane al suo seguito social, digitalizzato e interconnesso ma privo della fisicità. In un certo senso, a Musk serve giusto un tetto sotto cui dormire: la sua porta sul mondo e sul lavoro è il suo account Twitter, da cui lancia le frecciate, i messaggi e le manovre di manipolazioni del mercato, recentemente estese alle criptovalute, che lo hanno reso famoso. Il multimiliardario appesantito dai beni materiali non agisce certamente per spirito francescano o comunitario: il patron di Virgin, Richard Branson durante un’intervista rilasciata al Sunday Times ha sottolineato come Musk sia uno dei primi personaggi di spicco ad aver acquisito un biglietto per i voli spaziali di Virgin Galactic. Musk preferisce i voli orbitali o i bitcoin/Dogecoin agli appartamenti, alle case lussuose, ma la filosofia di fondo che anima le sue azioni non cambia. La vecchia “superclass” ostentava, semplicemente, in maniera diversa la sua propensione al consumo. Oggi il tetto di cristallo irraggiungibile per i comuni mortali è diventato un biglietto da 250mila dollari per un volo, con la differenza che questa esperienza è sfruttabile a fini social e mediatici per promuovere il mito di un imprenditore visionario, per creare audience, visibilità, empatia. Il consumo è investimento, in quest’ottica: un’altra differenza rispetto ai precedenti rentier da tenere in conto.

Non va dunque confusa la mossa di Musk con la scelta dell’imprenditore e innovatore di dimostrare una presunta empatia verso le fasce meno abbienti o indigenti della popolazione Usa o con una consapevole scelta di andare verso il “popolo”. La manovra è ben congegnata e contribuisce ad alimentare una precisa immagine, a creare viralità attorno la sua figura, a costruire una pubblicità sistemica sul suo personaggio. Musk potrà dichiarare di essere appesantito dal possesso di oggetti e beni fisici, ma difficilmente potrà dire lo stesso del suo brand personale che continua ad alimentare in maniera altrettanto artificiale di quanto fatto dalla finanza Usa con le azioni delle sue aziende.

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