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Ambiente

Meno controlli su ambiente e diritti dei lavoratori: Macron fa il lobbista Ue per le multinazionali

Meno vigilanza su ambiente e diritti del lavoro: così Macron fa il portavoce delle multinazionali presso la Ue.
Macron

Correva l’anno 2013 quando, nel cuore del Bangladesh, il crollo del Rana Plaza segnò una delle peggiori tragedie industriali della storia contemporanea. Oltre 1.100 lavoratori e lavoratrici persero la vita tra le macerie di un edificio fatiscente, che ospitava fabbriche di abbigliamento fornitrici di famosi marchi occidentali della grande distribuzione. L’incidente rivelò al mondo intero le ombre di una globalizzazione senza regole, dove la ricerca del profitto schiacciava la sicurezza e i diritti umani.

Per anni, le multinazionali hanno scaricato la responsabilità sui loro fornitori, eludendo ogni colpa diretta. Poi, dopo lunghe battaglie portate avanti da attivisti, giornalisti e ONG, l’Unione Europea ha risposto con una legge rivoluzionaria: nel giugno 2024 è stata finalmente adottata la direttiva sul dovere di vigilanza, che impone alle aziende europee di monitorare l’impatto delle loro attività – incluse quelle dei fornitori esteri – su diritti umani e ambiente.

Sembrava un passo avanti storico. Eppure, a meno di un anno dalla sua approvazione, Bruxelles si appresta a fare marcia indietro. Un progetto di revisione della normativa, che la Commissione Europea presenterà il 26 febbraio, potrebbe annacquare drasticamente le obbligazioni imposte alle grandi imprese. A guidare questo ritorno al passato c’è proprio la Francia di Emmanuel Macron.

Un’inversione di marcia voluta da Macron

L’annuncio non è arrivato con clamore, ma in un passaggio quasi inosservato di un discorso presidenziale. A gennaio 2025, parlando davanti ai diplomatici francesi, Emmanuel Macron ha espresso chiaramente il suo pensiero:“L’Europa si è disallineata dal resto del mondo (…). Dobbiamo rivedere regolamenti, anche recenti, che limitano la nostra capacità di innovare.” In altre parole, per il presidente francese il dovere di vigilanza sarebbe un ostacolo economico, un peso per le imprese in un contesto competitivo sempre più aggressivo. Così, in gran silenzio, il Governo francese ha iniziato a muoversi per convincere gli altri Stati membri a ridimensionare la portata della direttiva.

L’operazione ha avuto successo. Secondo un documento di lavoro riservato, consultato dal consorzio investigativo Disclose, la Commissione Europea intende ora modificare il regolamento in tre punti chiave:

  • In primo luogo, limitare la vigilanza ai soli fornitori diretti: Se questa revisione fosse approvata, aziende come Ikea sarebbero tenute a verificare la conformità solo delle fabbriche che producono i loro mobili, ma non dei fornitori di materie prime. Eppure, proprio un’inchiesta di Disclose ha dimostrato che alcune aziende della filiera del legno forniscono materiali ottenuti da deforestazione illegale.
  • In secondo luogo, ridurre la frequenza dei controlli: Invece di un monitoraggio annuale, le imprese dovrebbero verificare la catena di approvvigionamento solo ogni cinque anni. Una misura che, secondo il documento della Commissione, “alleggerirebbe il carico burocratico” per le multinazionali. Ma, nei fatti, indebolirebbe ulteriormente l’efficacia degli audit aziendali, che già oggi faticano a impedire abusi e violazioni.
  • Infine, escludere il settore finanziario. Le banche europee verrebbero sollevate dall’obbligo di monitorare gli effetti delle loro operazioni finanziarie. Significa, ad esempio, che un istituto di credito dovrebbe accertarsi che la sua brochure sia stampata su carta riciclata, ma potrebbe continuare a finanziare senza limiti progetti legati alla distruzione ambientale, come la deforestazione in Amazzonia.

Il promotore principale di queste modifiche è Stéphane Séjourné, vicepresidente della Commissione Europea ed ex ministro del governo Macron.

Deregulation economica o pressione politica?

Le mosse dell’esecutivo francese hanno sollevato pesanti critiche da parte di ONG e ambientalisti, che denunciano un vero e proprio processo di deregolamentazione a beneficio delle grandi imprese. Per Cécile Duflot, direttrice di Oxfam France, smantellare il dovere di vigilanza significa indebolire una delle poche misure di protezione contro gli eccessi del capitalismo globale.

Ma c’è un altro aspetto inquietante: il parallelo con i programmi della destra estrema. Alle elezioni europee del giugno 2024, solo due partiti avevano apertamente chiesto di ridurre la portata della direttiva sul dovere di vigilanza: il Rassemblement National (di Marine Le Pen) e il partito Reconquête! (di Éric Zemmour). Ora, la Commissione Europea sta facendo proprie le stesse richieste.

Per gli osservatori politici, l’indebolimento delle regole sulle multinazionali potrebbe essere un tentativo strategico di Macron per recuperare consenso tra gli elettori più conservatori e imprenditoriali. Dopotutto, la competizione con l’estrema destra in Francia si fa sempre più serrata in vista delle prossime elezioni.

La sfida dell’Europarlamento

Il progetto di revisione dovrà ora passare attraverso il Parlamento europeo e gli Stati membri, che avranno tempo fino alla fine del 2025 per esprimersi. Si preannuncia uno scontro acceso, perché diversi eurodeputati avevano sostenuto con forza la direttiva originale. Tra questi spicca il nome di Valérie Hayer, leader del gruppo liberale Renew e storica alleata di Macron. Solo due anni fa, visitando il Bangladesh, aveva parlato della necessità di una “mondializzazione più giusta”. Ora, sarà interessante vedere come voterà.

Il caso Rana Plaza, con le sue 1.100 vittime, aveva dimostrato al mondo i rischi di un mercato senza regole. La legge europea sul dovere di vigilanza era nata per impedire nuove tragedie. Oggi, a Bruxelles, qualcuno sembra aver dimenticato quella lezione.

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