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Giorgia Meloni ha ricevuto a Palazzo Chigi Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, il gigante Usa dell’asset management che di recente si è espanso oltre il 3% della partecipazione in Leonardo, il player a partecipazione pubblica della difesa. Non è l’unica attenzione della “Roccia Nera”, forte di oltre 10,5 bilioni di dollari di asset gestiti nel mondo, verso il nostro Paese: c’è sicuramente il tema dell’espansione di Unicredit su Commerzbank, che ha portato allo scontro la Germania con la seconda banca italiana per dimensioni, di cui BlackRock con il 7% è il primo azionista. E poi ci sono le prospettive di investimento future.

Fink, divenuto celebre come finanziere-filosofo che negli ultimi anni ha plasmato le scelte di governi e investitori promuovendo diversi campi dal green al digitale, ha parlato con Meloni soprattutto di infrastrutture e digitale. Campi in cui il peso di BlackRock è tale da condizionare le scelte dei mercati su scala globale. E su cui la “Roccia Nera” sta puntando fortemente. Rivestendo un ruolo di punta anche nello sviluppo dell’interesse strategico americano.

Sono due i veicoli con cui BlackRock può, al di là delle importanti acquisizioni di quote in aziende strategiche: il fondo Global Infrastructures Partner (Gip), acquistato a inizio anno per 12,5 miliardi di dollari, e il neocostituito progetto della Global AI Infrastructure Investment Partnership (Gaiip) da 30 miliardi di dollari lanciata assieme a Microsoft.

La sfida delle infrastrutture

Sul primo fronte, Gip è un attore strategico nel campo del trasporto e delle reti di interconnessione per spostare merci, persone e materie prime. In tal senso, strutturale è diventata la sua alleanza col colosso del trasporto marittimo Msc, il gruppo guidato dal napoletano risiedente in Svizzera Gianluigi Aponte che controlla la prima flotta di cargo navali al mondo. Gip e Msc hanno, ciascuna, il 50% di Nuovo Trasporto Viaggiatori, la società che controlla Italo, e inoltre acquisendo il fondo Gip BlackRock ha avuto in dote una quota significativa di Til – Terminal Investment Limited, il braccio terminalistico di Msc.

Ebbene, per BlackRock si aprono, tramite Gip, opportunità in Italia su almeno tre fronti, di cui non è da escludere che Meloni e Fink abbiano discusso: lo sviluppo del trasporto intermodale a livello nazionale anche nel quadro delle reti infrastrutturali europee (corridoi Ten-T); la costruzione di grandi opere come il Ponte sullo Stretto di Messina; lo sviluppo delle reti energetiche, in particolare in settori come quello del gas naturale liquefatto dove BlackRock mantiene partecipazioni in diversi produttori ed esportatori Usa e potrebbe, dopo precedenti tentativi non concretizzati, entrare nel mercato italiano che aumenta gli acquisti di gas a stelle e strisce dopo il declino dell’import dalla Russia.

Sullo sfondo, inoltre, il progetto di Meloni di avviare la privatizzazione di parte delle quote di Ferrovie dello Stato, azienda che possiede un network invidiabile di reti in Italia e non solo. Su cui Gip appare un attore finanziario sul quale il governo non lesinerebbe a puntare come partner. “BlackRock”, ha scritto Alessandro Volpi su Valori, “sembra coltivare, in tal senso, una strategia che scommette su una almeno parziale deglobalizzazione, per effetto della quale riprenderanno vigore le infrastrutture a carattere “nazionale”, prive tuttavia dei mezzi finanziari per essere realizzate. I grandi fondi avrebbero allora la possibilità di sfruttare le nuove privatizzazioni, legate appunto alle varie reti nazionali, per assumere posizioni determinanti all’interno dei diversi Paesi”.

La tecnologia e le mire di BlackRock

C’è poi la mano del Gaiip, progetto neo-costitutio con cui BlackRock e Gip, sostenute da Microsoft, “intende raccogliere tra gli 80 e i 100 miliardi di dollari per costruire data center e, forse ancora più importante, l’infrastruttura energetica di supporto per alimentarli”, ha scritto il portale Data Center Frontier. Il Gaiip avrà modo di contare sulla partnership di Nvidia e per BlackRock portare questi investimenti in Italia significa valorizzare non solo un business fiorente ma anche creare un importante consolidamento con le priorità sistemiche della superpotenza americana. La quale mantiene sui dati e sui flussi di informazioni che passano per l’Italia un grande scrutinio: il “Sicily Hub” snodo strategico del Mediterraneo si somma ai nuovi progetti di connettività digitali coinvolgenti Genova e promossi da attori come Google e all’entrata di Kkr nel mercato delle telecomunicazioni con lo scorporo della rete primaria e secondaria di Telecom.

L’Italia vanta un know-how invidiabile nel campo dei data center green, efficienti e ad alta capacità di resistenza, come dimostrano gli esempi di attori come Aruba o quelli costruiti internamente da aziende quali Eni. Milano Finanza ha parlato di progetti di sviluppo nell’area attorno a Milano per data center da 5 GW di potenza complessivi. Un’ulteriore moltiplicazione di tali progetti, via Gaiip, aprirebbe la strada a una crescente sinergia italo-americana anche in questo campo. Che si sviluppa in continuità con il piano di cloud nazionale messo a terra dopo il Covid-19 dai governi di Mario Draghi e Giorgia Meloni, direttamente coinvolgente le scelte di sviluppo dei data center di cui il cloud fa ampio uso, dato che il Polo Strategico Nazionale utilizza le tecnologie Google Assured Workload e Oracle Alloy.

In questo contesto ben definito, dunque, la “Roccia Nera” si colora di tricolore. E oltre agli affari pesa la geopolitica, che chiama a un ruolo crescente dell’Italia come pivot occidentale in Europa. Anche attraverso l’integrazione sinergia del suo sistema con quello Usa. Ben simboleggiata dal ricevimento di Fink a Palazzo Chigi, come un proconsole del sistema capitalistico americano.

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