Contrazione globale, batosta europea, tonfo italiano: i rapporti delle principali società di consulenza e di analisi economico-finanziaria variano nell’ordine di grandezza ma tracciano un quadro consolidato per il Pil dell’anno 2020. Tra l’ultimo trimestre del 2019 e il secondo del 2020, attualmente in corso, per le economie avanzate del pianeta la caduta del prodotto interno lordo pare destinata ad avere pochi precedenti dalla Seconda guerra mondialead oggi e, in aggregato, la recessione rischia di consolidarsi in depressione.

Nell’intervallo a cavallo dei due anni presa in considerazione, McKinsey stima nel migliore dei casi un tonfo del Pil del 9,5% per l’intera Eurozona, prevedendo una contrazione annua del 4,4% nel 2020, mentre per gli Stati Uniti i dati riportano un -8% (-2,4% su base annua) che eroderebbe le prospettive politiche e i buoni risultati economici del primo triennio di amministrazione Trump.

La combinazione tra un duro choc di offerta e un prevedibile choc alla domanda aggregata, frutto rispettivamente del ridimensionamento delle attività aziendali e dell’erosione dei redditi dei cittadini e dei lavoratori, sarà realtà per molti Paesi. In un contesto che ha pochi paragoni nella storia del capitalismo. Casi come l’Irlanda, che si avvia a una perdita di oltre 300mila posti di lavoro, sono illuminanti. E anche l’impennata delle richieste di sussidi di disoccupazione negli Usa lancia segnali allarmanti.

Come sottolinea La Stampa, i dati precedentemente citati estratti da un recente rapporto della società di consulenza strategica disegnano il migliore degli scenari. Nel peggiore per molti Paesi si parlerebbe di un vero e proprio schianto: “uno scenario in cui anche la Cina sarebbe più lenta nella sua ripresa, l’Eurozona dopo un primo tonfo (sempre tra l’ultimo trimestre 2019 e il secondo del 2020) del 12,2% chiuderebbe il 2020 con un -9,7%. Per tornare ai livelli di Pil pre Covid-19 bisognerebbe attendere il terzo trimestre del 2023”. Una curva recessiva “a U” simile a quella verificatasi in Europa dopo la crisi del debito sovrano iniziata nel 2010.

E l’Italia? Nel nostro Paese un recente studio di una delle più affermate società di consulenza, Prometeia, ha provato a immaginare uno scenario di evoluzione della crisi interiorizzando anche i possibili effetti di un intervento statale e sovranazionale ipotizzato come imponente. “Nello scenario base, ipotizzando una lenta e selezionata rimozione dei blocchi anti-contagio a partire da inizio maggio”, si legge nel rapporto, l’Italia rischierebbe l’osso del collo: la contrazione attesa del Prodotto interno lordo italiano nel 2020″ sarà almeno del 6,5%: in un solo anno, una recessione di portata equivalente alla caduta del biennio 2008-2009″. Prometeia prevede per il primo semestre del 2020 uno choc sistemico destinato a portare la caduta del Pil italiano nel periodo in considerazione al 10%, “con differenze settoriali molto ampie: dal -10% della manifattura al -27% dei servizi legati al turismo, fino al -16% dei servizi di trasporto e delle attività legate all’intrattenimento”. Del’1,6%, invece, la previsione sulla portata della recessione mondiale per il 2020.

Prometeia, come McKinsey, individua nel coordinamento tra le politiche monetarie delle banche fiscali e nell’intervento poderoso degli Stati a sollievo dei sistemi economici gravati dalla recessione la strada da percorrere. Numerosi Paesi, come la Cina, la Germania e gli Usa, hanno già varato imponenti piani di stimolo, con Washington arrivata a stanziare circa 2 trilioni di dollari. L’entità della crisi da coronavirus è tale che cifre del genere serviranno a tamponare, e non a riassobire, la catastrofe produttiva dovuta al Covid-19. Un segnale a ogni governo che non ha ancora varato manovre a lungo raggio: è necessario agire nel minor tempo possibile per avviare una svolta anticiclica.

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