mBridge, l’arma segreta della Cina per ridurre il potere del dollaro

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

La piattaforma di intermediazione commerciale cinese mBridge e il suo impatto sulla dedollarizzazione rappresentano un nuovo capitolo nella guerra economica globale tra Stati Uniti e Cina. L’uscita della Banca dei Regolamenti Internazionali dal progetto mBridge ha suscitato grande scalpore, soprattutto alla luce delle pressioni statunitensi per preservare il ruolo dominante del dollaro come valuta di riserva internazionale. L’iniziativa, guidata dalla Cina con il supporto di Hong Kong, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti, si fonda sull’uso della tecnologia blockchain per creare un sistema alternativo che bypassi le tradizionali correspondent banks e il sistema Swift, strumenti cruciali attraverso i quali gli USA esercitano il loro controllo sulle transazioni globali. Questo progetto mira a ridurre la dipendenza dal dollaro, facilitando gli scambi internazionali senza sottostare alla legislazione americana, il che lo rende particolarmente attraente per Paesi soggetti a sanzioni come la Russia e l’Iran.

L’adesione dell’Arabia Saudita a mBridge, combinata con la decisione di Riyad di abbandonare l’uso esclusivo del dollaro nelle transazioni petrolifere, evidenzia come la Cina stia rafforzando la sua influenza economica e politica nel Medio Oriente. Il crescente scambio di petrolio saudita in yuan e il riavvicinamento tra Arabia Saudita e Iran, mediato dalla Cina, minano la storica alleanza tra Stati Uniti e monarchie del Golfo, rendendo più precaria la posizione di Washington nell’area. Tuttavia, il ritiro della Bri dal progetto mBridge è stato giustificato dal suo direttore, Augustin Carstens, con la necessità di rispettare le sanzioni internazionali, probabilmente sotto pressione degli Stati Uniti preoccupati per l’erosione del potere del dollaro.

Anche se la Bri ha abbandonato il progetto, la Cina può proseguire con la sua versione del sistema senza il coinvolgimento delle banche centrali occidentali. Questo scenario è parte di un quadro più ampio emerso dall’ultimo vertice dei Brics+ a Kazan, dove si è discusso dell’uso delle valute nazionali per le transazioni tra i Paesi membri su una piattaforma autonoma rispetto allo Swift, riducendo così l’influenza americana. Sebbene non sia ancora stata istituita una valuta unica Brics, il progetto R5, ispirato alle iniziali delle monete dei paesi fondatori, rimane sul tavolo come un’alternativa possibile. L’importanza di queste iniziative è strettamente legata alla necessità dei Brics+ di proteggersi dalle sanzioni e dalle fluttuazioni del dollaro, soprattutto in un contesto in cui gli Stati Uniti faticano a gestire il loro debito pubblico, aumentato significativamente negli ultimi anni. Se da un lato il protezionismo di Trump, con l’aumento dei dazi sulle merci cinesi, sembra un tentativo di riportare la produzione in patria, dall’altro la vera battaglia si combatte sul terreno della finanza internazionale e sul mantenimento del primato del dollaro. La dipendenza globale dal dollaro consente agli Stati Uniti di finanziare i propri consumi e il proprio debito con facilità, ma con il crescente debito pubblico e il cambiamento delle dinamiche globali, questa situazione appare sempre più insostenibile.