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Data l’attenzione attirata dalle prospettive del Progetto Imec, Indo-Middle East-Europe Corridor, abbiamo intervistato il senatore Marco Dreosto sulle prospettive di una futura cooperazione tra Italia e India. Il senatore Dreosto, rappresentante dal Friuli Venezia Giulia e membro dell’Ufficio di Presidenza della Commissione Esteri e Difesa, si è recentemente recato in India per una sessione di incontri di alto livello, continuando a curare il piano del nostro Paese che guarda con estremo interesse alle possibilità offerte dalla creazione di questo corridoio strategico che troverebbe un Trieste un hub essenziale.

Senatore, lei ha recentemente visitato l’India, potenza in ascesa con un futuro promettente, per valutare le prospettive di cooperazione tra Roma e Nuova Delhi in vista del progetto IMEC, che mira a connettere Europa, Medio Oriente e Asia, attraverso un corridoio strategico. A che punto è questo progetto?

“Firmato durante il G20 in India, l’importanza di tale progetto è stata riaffermata più volte dai diversi attori protagonisti, sia dall’India che dall’Italia. Oltre alla mia visita a New Delhi, dove ho voluto riaffermare la strategicità del posizionamento geografico del Friuli Venezia Giulia e del Porto di Trieste alle massime autorità competenti indiane compreso il Ministro dei Porti, anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha citato come Trieste e il FVG possano giocare un ruolo chiave nella ‘messa a terra’ del progetto. Stabilita la comune volontà politica di proseguire, ora serve accelerare sulla sua realizzazione. I recenti investimenti di una controllata della Msc a Vadhavan, il porto nel cuore dell’Imec, sembrano andare nella direzione auspicata”.

Le connessioni strategiche tra l’Indo-Pacifico e il Mediterraneo Allargato, che, sappiamo da precedenti dati e informazioni, dovrebbe vedere nel porto di Trieste e nelle infrastrutture del Friuli Venezia Giulia degli asset cruciali, attualmente sono soggette a una minaccia ormai nota, gli armed-non-state actors come gli Houthi della Yemen. Secondo la sua opinione, questo tipo di minaccia rallenterà il processo di apertura verso il piano IMEC? Gli indiani sono preoccupati da questo scenario?

“Proprio per questo è importante il corridoio. Per diversificare le rotte commerciali ed energetiche. Il corridoio, passando anche per l’Arabia Saudita, ad esempio, non andrebbe a sovraccaricare il Canale di Suez e il Mar Rosso. Inoltre, come Italia, abbiamo un interesse strategico sia alla realizzazione di questo corridoio sia a debellare la minaccia Houthi nel Mar Rosso per evitare la penalizzazione dei porti nel Mediterraneo. Ed è questo l’esempio perfetto nell’importanza degli investimenti in difesa: avere una marina militare pronta e reattiva per intervenire con tutte le strumentazioni necessarie a garantire la libera navigazione e delle rotte commerciali è strategico per la difesa dei nostri interessi nazionali, la cui difesa – non mi stancherò mai di dirlo – deve essere una bussola per il nostro Paese. E gli stessi interessi nazionali vanno difesi anche – se non soprattutto lontano dai confini nazionali”.

Italia, ma soprattutto una regione strategica come il Friuli Venezia Giulia e Trieste, che, come lei hai detto “potrebbe rafforzare il posizionamento europeo nella nuova architettura commerciale globale”, sono pronte ad affrontare questa ambiziosa sfida? O dobbiamo avvalerci del supporto di altri contraenti? Ad esempio gli americani?

“Al contrario della Belt and Road che era un progetto geopolitico con un egemone cinese, l’Imec o Via del Cotone è un progetto alla pari dove tutti gli Stati sono partner e hanno dei chiari vantaggi. L’idea della Via della Seta era sbagliata in partenza perché pretendeva una sottomissione dei partecipanti alle volontà e ai modi di agire di Pechino che – ricordo – è una dittatura comunista. Mentre ritengo che accordi strategici e geopolitici non possano essere presi con Paesi che spesso si sono dimostrati inaffidabili o addirittura ostili come la Cina. Questi accordi devono essere presi tra alleati e sicuramente gli Stati Uniti sono il più importante alleato che l’Italia ha”.

Crede che la nuova Amministrazione statunitense, come la precedente, sarà uno sponsor di questa iniziativa? E se sì, la Cina ha un ruolo in questa propensione che porta verso uno stretto legame tra il mercato indiano e quello del Mediterraneo che ci vede protagonisti da oltre 2000 anni?

“Abbiamo un dialogo fitto con gli amici repubblicani oltreoceano. Sono fiducioso che la nuova amministrazione Trump possa dare un contributo alla realizzazione di questo progetto che, ripeto, è tra soggetti pari. La Cina, al contrario, avrebbe voluto il controllo del Porto di Trieste creando un problema anche per la nostra sicurezza nazionale. Per fortuna non si è dato seguito a tale accordo e ora, grazie a questo governo, siamo riusciti a uscire dalla Via della Seta rimettendo il nostro territorio in asse con l’interesse nazionale (che è opposto a quello di Pechino) e in linea con gli alleati tradizionali. L’attenzione che i partner internazionali, a partire da Washington, hanno dimostrato alla nostra Regione è l’emblema di questo posizionamento, riaffermato anche dalle numerose visite del Presidente Fedriga oltreoceano”.

Cambiando discorso, durante la sua missione, la nave scuola della nostra Marina Militare, Nave Vespucci, era alla fonda in India. Osservare un antico fasto così rappresentativo della nostra tradizione marinara, incastonato della prospettiva del futuro, ha suscitato in lei qualche riflessione o pensiero che può condividere con noi?

“L’importanza del Vespucci Tour è enorme. Promuovere l’Italia, il Made in Italy e gli accordi commerciali tra il nostro Paese e gli altri partner attraverso questi strumenti rende il nostro Paese unico. Ringrazio la Marina Militare e tutti gli uomini in divisa per il loro lavoro per il sistema Paese. Siamo veramente orgogliosi di loro!”.

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