Da una piccola cittadina universitaria posta a pochi chilometri da Francoforte sulle rive del Lahn, un affluente del Reno si irradia la sfida più strategica per la Germania intenta alla lotta al Covid-19: consolidare la presenza tedesca nella filiera produttiva dei vaccini contro il coronavirus. Marburgo, centro di circa 70mila abitanti (più o meno le dimensioni di Cremona) nell’Hesse è da sempre un importante centro universitario e attorno al suo ateneo ha costruito un intero ecosistema urbano, senza essere toccata dalla grande storia se non in poche occasioni, come quando nel 1934 il vicecancelliere ed ex capo del governo Franz von Papen, proprio nel contesto dell’ateneo cittadino, tuonò contro il nazionalsocialismo imperante in quella che è ricordata essere l’ultima importante uscita pubblica contro Hitler e i suoi sodali nel nascente Terzo Reich.

Ebbene, la pandemia sta riportando Marburgo in trincea come epicentro della strategia con cui il governo di Angela Merkel mira a rafforzare la sua centralità europea anche nel cotnesto della produzione vaccinale. In un impianto rilevato a settembre dalla svizzera Novartis, infatti, l’azienda tedesca Biontech inizierà a produrre le dosi del vaccino sperimentate congiuntamente con l’americana Pfizer e mirerà a sfornare un totale di 250 milioni di unità entro la prima metà del 2021 e 750 nell’intero anno. “Questo impianto”, scrive Il Sole 24 Ore, “produrrà in particolare mRNA, il principio attivo del vaccino contro il Covid-19” e in un comunicato Biontech ha specificato che “un singolo lotto di mRNA, alle dimensioni attuali, è sufficiente per produrre otto milioni di dosi di vaccino; dopo la produzione iniziale, viene purificato e concentrato”, quindi trasferito ai “partner di produzione” che lo condizionano e sterilizzano. In tal modo la Germania internalizzerà parte delle filiere vaccinali e aumenterà la capacità produttiva europea dando sponda all’altro strategico impianto di Puurs, in Belgio.

Marburgo, in questo contesto, è valorizzata dalla sua posizione nel centro della Germania, ma anche dalla sua evoluzione storica. La cittadina medievale ha un lungo legame accademico e industriale col settore farmaceutico, tanto che l’impianto, Behringwerke, prende il nome dal primo vincitore del Nobel per la Medicina, Emil von Behring, che ottenne il prestigioso riconoscimento nel 1901 per i suoi studi contro il tetano e la difterite e reinvestì i guadagni del premio, come ricorda il Financial Times, nella costruzione di un impianto volto a produrre antitossine per le malattie da lui studiate. Biontech, avente sede nella vicina città di Magonza, valorizza dunque il peso della città nel settore industriale e farmaceutico tedesco e riporta la città nel cuore dell’Europa intenta a combattere il virus. Concentrando la chiave di volta della battaglia contro la pandemia nel raggio di 130 km, in una sorta di “triangolo” tra Magonza, Marburgo e Francoforte, città sede dell’epicentro della risposta finanziaria europea al Covid attraverso la Bce.

La Germania al centro dell’Europa, dunque. E l’azione di Biontech a Marburgo è gradita anche a Berlino. Con Angela Merkel desiderosa di condurre il Paese alle elezioni che segneranno l’inizio del processo per la sua successione senza che la pandemia riservi sorprese o ritardi sulle vaccinazioni rendano complessa la situazione per i cittadini e l’economia tedesca.

L’Ue è stata presa in contropiede dagli Usa, dal Regno Unito e da Israele sulle forniture dei vaccini, e ora Berlino vuole riannodare i fili garantendo, in primo luogo, che la produzione per il Vecchio Continente non sia sottoposta a shock esterni. Creando al contempo un volano e un moltiplicatore per la sua industria e per Biontech, azienda finanziata dal governo federale e dalla Banca europea degli investimenti che ottiene nuova centralità dopo che per diverse settimane era stata la partner di oltre Atlantico a occupare la scena. Ed è ben più che un fatto simbolico il fatto che a rappresentare la “riscossa” tedesca ci sia una città di antica tradizione, posta nel centro del Paese. Ora più che mai, non solo metaforicamente, cuore d’Europa. E anche sulla logistica e la produzione dei vaccini, l’impressione è che sarà Berlino a dettare i tempi all’Ue.