In un mondo sempre più dipendente da pochi fornitori di materie prime strategiche, fa riflettere il contenzioso in atto tra Lockheed Martin, società statunitense leader mondiale nel settore aeronautico, e Howmet, compagnia tra le principali fornitrici di titanio in Occidente. Per quasi vent’anni la Howmet è stata fornitrice di titanio della Lockheed, tuttavia da novembre 2023 la Howmet avrebbe tagliato le forniture del prezioso metallo. Ciò ha allarmato immediatamente sia i vertici di Lockheed ma soprattutto i vertici della difesa statunitensi, i quali temono per la filiera produttiva dei celeberrimi caccia F-35, fiore all’occhiello dell’industria militare americana.
È importante ricordare come il titanio sia uno dei metalli più preziosi e rari esistenti al globo, impiegato per le più disparate applicazione tra cui anche l’industria aerospaziale ed in particolare la costruzione di caccia da combattimento. Howmet, attraverso la sua controllata RTI, ha rappresentato uno storico fornitore di titanio a livello globale nel corso degli ultimi decenni. Tra i componenti forniti dalla società vi sono componenti in monofusione sia in titanio che in alluminio, così come lame e palette in superlega a base di nichel insieme dispositivi di fissaggio. Tra i maggiori paesi di approvvigionamento della Howmet negli scorsi anni vi era la Russia, la quale però dall’invasione dell’Ucraina in poi risulta essere una nazione isolata. Con la limitazione delle esportazioni del titanio russo, il metallo è risultato molto più difficile da reperire a livello globale, con conseguenti costi cresciuti esponenzialmente.
La problematica tra Howmet e Lockheed è insorta negli ultimi mesi dell’anno scorso, quando Lockheed ha denunciato una mancata consegna di titanio prevista per novembre. Il contratto di fornitura tra le due compagnie risale al 2018, con un accordo sottoscritto tra le parti anche inerente ai prezzi di fornitura del prezioso metallo. Ed è proprio qui che risiede il problema. Lockheed infatti ritiene che il taglio delle forniture sia dovuto al fatto che i prezzi di fornitura concordati 5 anni fa non siano più in linea con il mercato e quindi non più convenienti per Howmet, soprattutto dopo lo shortage del titanio russo.
Dal canto suo la Howmet sostiene che la Lockheed ed altre compagnie sue clienti abbiano venduto gli scarti di lavorazione del titanio sul mercato piuttosto che ridarli alla Howmet stessa in maniera da riciclarli, come peraltro previsto da contratto. Ad oggi il CEO della Howmet, John Plant, ha affermato che la sua compagnia non investirà nel ricercare fonti di approvvigionamento alternative di titanio, vista la mancata chiarezza nella politica estera statunitense e vista la chiusura odierna del mercato di fornitura russo.
La Lockheed avrebbe fatto causa alla Howmet per rispettare le forniture di titanio al prezzo concordato. La maggior parte delle manovre a riguardo rimangono comunque riservate, a testimonianza della delicatezza della questione. Infatti in gioco vi è la filiera produttiva dell’F-35, caccia multiruolo di quinta generazione nonchè avanguardia tecnologica statunitense. In caso di ulteriori ritardi nelle forniture di titanio si potrebbero avere dilazionamenti nelle consegne dei caccia agli alleati di Washington, con tutte le conseguenze strategiche ed economiche che un simile scenario potrebbe portare.
A complicare ulteriormente la faccenda vi è il Defense Production Act (DPA), legge statunitense che copre le attività industriali vitali per la sicurezza nazionale. La produzione degli F-35 ovviamente rientra dentro la DPA, di conseguenza tutte le aziende coinvolte nel programma, inclusa Lockheed, devono dare priorità con le proprie risorse al programma di sviluppo dei caccia rispetto agli altri contratti in essere. Violazioni specifiche della DPA possono portare a conseguenze penali, con annesse pene pecuniarie, incriminazioni e radiazione dall’assegnazione di future commesse pubbliche. Lockheed si trova quindi tra due fuochi: da un lato la carenza di materie prime dovuta ad un mercato internazionale sempre più incerto e dall’altro il governo americano che pretende garanzie dal suo più grande fornitore di tecnologia militare aerospaziale.
Prendendo la questione da una prospettiva più ampia, Lockheed non è l’unica azienda potenzialmente coinvolta nella crisi del titanio. Infatti Howmet ha contratti in essere con BAE Systems, Airbus Group e Dassault Aviation, colossi mondiali dell’industria aerospaziale. La battaglia quindi tra Lockheed e Howmet ha valenza globale: in gioco vi è la catena globale di approvvigionamento del titanio ed il conseguente output produttivo di questa industria. La filiera aerospaziale dovrà quindi adattarsi al risultato di questa contesa, che sia trovando fornitori alternativi di titanio, e di tutti gli altri metalli strategici, o ritardando le consegne dei propri aerei, con tutte le conseguenze del caso che il ritardo di simili commesse può avere sul mercato mondiale delle forniture militari.

