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Mentre Parigi diventava la capitale dell’intelligenza artificiale per il summit internazionale di due giorni convocato da Emmanuel Macron, il presidente francese è sceso in campo sottolineando il nuovo piano con cui il Paese è pronto a mobilitare 109 miliardi di euro di investimenti in Ia, data center e tecnologie connesse nel prossimo decennio.

La risposta transalpina a Stargate

Macron l’ha definito “l’equivalente di quanto fatto dagli Stati Uniti con Stargate”, il progetto animato da OpenAI, Oracle e SoftBank col sostegno dell’amministrazione Trump per mobilitare fino a 500 miliardi di dollari di investimenti nel settore. E il paragone non sembra campato per aria solo per le cifre in ballo in un piano che sembra decisamente ambizioso, una risposta al tradizionale latitare dei capitali europei nel settore più dirompente dell’economia mondiale. Il progetto con cui Macron ha lasciato intendere di voler sfidare gli Usa sarà sostenuto da alcune forze economiche e industriali che già operano alacremente nel mercato americano.

In aggiunta, è bene sottolineare che in un piano presentato, more solito, dall’inquilino dell’Eliseo come avente respiro europeo … non ci saranno capitali comunitari. Almeno in un primo momento, infatti, ci saranno investimenti fino a 50 miliardi di dollari di Mgx, fondo degli Emirati Arabi Uniti attivissimo nel settore dell’intelligenza artificiale che è tra i primi investitori di Stargate.

Ia francese, capitali degli Emirati

Come sottolineato su Sky Insider, infatti, gli Emirati da tempo coniugano gli investimenti in data center e potenza di calcolo e quelli in tecnologie nucleari per valorizzare questo nuovo binomio: per l’Ia servirà energia in quantità colossali, e lo sviluppo congiunto di tecnologie computazionali e nuove fonti energetiche può andare di pari passo, con il nucleare capace, per molti osservatori di garantire la scala e il flusso costante che serve alla rete odierna. L’annuncio di Mgx primo investitore del progetto francese segue a ruota l’interessamento della Emirates Nuclear Energy Corporation (Enec) nel settore atomico transalpino.

Macron ha annunciato un piano strutturalmente dipendente da capitali stranieri: il Financial Times ricorda che “il gestore patrimoniale canadese Brookfield ha annunciato un investimento di 20 miliardi di euro per implementare un’infrastruttura di intelligenza artificiale in Francia” e che “un consorzio di ditte francesi si inserirà in un secondo momento”. Non è chiaro se i progetti francesi dovranno fornire un generale aumento della potenza di calcolo o saranno orientati, come intende fare Stargate negli Usa, all’aumento della capacità generativa di una sola o un pool ristretto di aziende. Se negli States Stargate aggiungerà, di fatto, potenza di calcolo a OpenAI, in Francia un’indiziata sembra la dinamica start-up Mistral, che ha di recente varato il linguaggio naturale “Le Chat”.

La prospettiva, in ogni caso, è quella di un settore tecnologico finanziato in Francia che sarà transalpino prima ancora che europeo. I disegni di Parigi di centralità nel Vecchio Continente propongono una sovrapposizione netta: ciò che è interesse della Francia, per Macron, diventa automaticamente interesse dell’Europa.

Le mani dei fondi stranieri sull’Ia europea

“Comunitario” si legge “francese”, nella Difesa come nell’Ia. Su questo fronte, però, va aggiunto l’elemento della ridotta presenza di forze economiche, industriali e produttive francesi che permette di porre, in partenza, un dubbio sulla capacità di Parigi di garantire l’adeguata scala e i previsti sbocchi di mercato a investimenti tanto grandi. Il sospetto è che a supplire arriveranno, come sempre, i capitali stranieri, a valle dopo esser emersi a monte.

Il Ft, non a caso, ricorda che il venture capital General Catalyst sta scegliendo fondi del mondo finanziario anglosassone e americano (KKR, Blackstone, EQT, CVC e DST) per far avanzare il piano per iniettare nei prossimi anni 150 miliardi di euro nelle start-up di Ia del Vecchio Continente.

Un progetto che potrebbe sovrapporsi anche ai piani francesi, ma che difficilmente avrà le redini in Europa. Complici un eccesso di regolamentazione (AI Act) e la frammentazione dei mercati, dobbiamo arrivare a una presa d’atto: progetti come quelli di Macron potranno rafforzare l’attrattività della Francia, ma difficilmente saranno pensabili come piani europei a tutto tondo. Per questi ultimi difficilmente ci sarà spazio, in un contesto in cui non è il Vecchio Continente a mettere in campo le risorse, le tecnologie proprietarie, il capitale umano e i mercati di sbocco più attraenti per la grande rivoluzione dell’economia globale.

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