Macao, il progetto di Xi: da Disneyland cinese a capitale della finanza e della medicina

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Grandview Casino, Kam Pek Casino, Casa Real Casino. E ancora: City of Dreams, Wynn Palace, Galaxy, Sands, The Venetian e il più iconico e visibile di tutto, il Grand Lisboa. Benvenuti a Macao, l’unica città cinese dove non solo il gioco d’azzardo è legale ma è anche parte integrante dell’economia locale.

In effetti la presenza costante dei casinò è una delle tre cose che si notano appena arrivati nell’ex colonia portoghese. Le altre due? Il nome delle strade in lingua portoghese e un’urbanistica che richiama fortemente Lisbona. Ci troviamo però in una delle due Regioni Amministrative Speciali della Cina e l’Europa dista migliaia di chilometri.

L’onda del turismo cinese parte dalla Mainland e invade le principali aree di interesse locali: Largo do Senado, le rovine della Chiesa di San Paolo e la Fortaleza do Monte, luogo perfetto per godersi una vista panoramica della città e fotografare la silhouette a forma di fiore di loto del Grand Lisboa.

Macao non ha particolari pretese politiche o geopolitiche. È stata per anni una specie di Disneyland allestita dal Partito Comunista Cinese a uso e consumo degli amanti di scommesse e casinò. Oggi, tuttavia, Pechino vuole cambiare questa immagine.

La nuova immagine di Macao

Nel Trafficking in Persons Report pubblicato nel 2019 dal Dipartimento di Stato degli Usa, Macao era stato classificato come Tier 2 perché non soddisfava completamente gli standard minimi per l’eliminazione del traffico di esseri umani.

Alcuni media avevano inoltre scoperto reti di prostituzione che coinvolgevano direttamente gli stessi casinò che operavano in città. Da allora tanto è cambiato.

Il presidente cinese Xi Jinping ha varato una stretta per eliminare le zone d’ombra presenti nell’ex colonia portoghese, rendere l’enclave un luogo adatto al turismo culturale e parte integrante della Greater Bay Area, ossia una super-regione economica integrata con libera circolazione di persone, merci, capitali e informazioni tra le città partecipanti (11 nel Sud della Cina, comprese Hong Kong e Macao).

Macao 2.0

Fino a qualche anno fa chi visitava Macao lo faceva in primis per giocare d’azzardo. Ogni anno nelle lussuose sale da gioco della città si vincono e si perdono miliardi di dollari, e il governo ha sempre fatto affidamento sul settore del gambling per oltre l’80% delle sue entrate fiscali. Ecco, la Cina si è stancata del fatto che l’opinione pubblica mondiale associ i casinò a Macao e si è mossa per offrire un futuro diverso all’ex colonia portoghese.

Il governo ha lanciato la sua prima “strategia di diversificazione” nel 2023, una strategia che si concentra sullo sviluppo di quattro nuovi settori: servizi finanziari, medicina tradizionale cinese, alta tecnologia e turismo di eventi. Per favorire la crescita di questi settori le autorità lanceranno nuovi corsi universitari, costruiranno infrastrutture e si impegneranno ad attrarre imprese straniere. Nel frattempo, le sei multinazionali del settore dei casinò che dominano l’economia di Macao hanno accettato di investire miliardi nel settore non legato al gambling come condizione per il rinnovo delle loro licenze.

C’è solo un piccolo, grande problema: cambiare lo status quo di Macao non sarà facile, visto che è improbabile che le case da gioco e i loro dipendenti accolgano con favore i tagli ai posti di lavoro e ai profitti in nome della diversificazione economica. Il presidente della Macau Responsible Gaming Association, Billy Song, ha già dichiarato ad Asia Gaming News che Macao “non può semplicemente ridurre” l’industria del gioco d’azzardo e che dovrebbe “mantenere entrate fiscali stabili” per garantire che l’economia e i residenti “non subiscano effetti negativi”.

Il laboratorio di Pechino

Il settore del gioco d’azzardo è decollato dopo che Macao fu restituita alla Cina nel 1999, le restrizioni sulla proprietà furono allentate e a più operatori furono concesse licenze operative. Oggi questa città ospita gli unici casinò legali in Cina, una situazione resa possibile dallo status di Macao come “Regione Amministrativa Speciale” nell’ambito del regime cinese “un Paese, due sistemi”. Cosa significa? Che Macao, come Hong Kong, ha le sue leggi e i suoi leader ma che non è del tutto fuori dalla portata del governo centrale cinese.

I viaggi organizzati, i tour di lusso dedicati a VIP e giocatori d’azzardo, hanno portato miliardi di dollari nelle casse di Macao, ma il settore è stato tormentato da crescenti accuse di riciclaggio di denaro, gioco d’azzardo illegale e attività criminali. La pandemia di Covid ha ulteriormente colpito un settore già in difficoltà.

Il risultato? A seguito delle misure repressive di Pechino i ricavi derivanti dai viaggi organizzati sono crollati, mentre il numero di operatori registrati è sceso da 235 a soli 18. Il discorso è semplice: Pechino non vuole che Macao diventi un centro di riciclaggio di denaro. Sorge però una domanda: riuscirà una città 33 volte più piccola di Hong Kong a diversificare la propria economia (con la finanza e i servizi) e a offrire una nuova speranza ai suoi circa 700.000 residenti? Le scommesse sono aperte…