Al risiko bancario italiano mancava solo un tassello, la rivalità Unicredit-Mediobanca. Eccola qui: pesa anche la mossa di Andrea Orcel di giocare in casa di Piazzetta Cuccia nella scelta del Ceo di Mediobanca, Alberto Nagel, di rinviare a settembre l’assemblea dei soci dell’ex “salotto buono” della finanza milanese, prevista inizialmente per lunedì 15 giugno.
Piazza Gae Aulenti era comparsa all’improvviso, come quei ciclisti che stanno nella pancia del gruppo per una tappa intera e sbucano a poche centinaia di metri dal traguardo, in volata: ha messo a referto, nella sua galassia di partecipazioni, un ingresso a quasi il 2% del capitale in Mediobanca che le dà il diritto di partecipare all’assemblea. E dire la sua sulle due grandi partite in atto: l’offerta pubblica d’acquisto su Mediobanca da parte di Monte dei Paschi di Siena, da un lato; l’offerta pubblica di scambio lanciata da Nagel tra la quota di Mediobanca in Generali e il capitale di Banca Generali, dall’altro.
Orcel su ogni tavolo
Orcel è su ogni tavolo e si muove con attenzione. Il risiko bancario diventa un vero e proprio rodeo, dove ogni contendente ha agende proprie. Secondo StartMag, Mediobanca ha rinviato l’assemblea perché Nagel, che finora aveva impostato una linea avanzata di difesa del perimetro del gruppo, temeva di esser sfiduciato sul fronte dell’operazione Banca Generali, manovra di rilancio con cui Piazzetta Cuccia voleva rispondere all’Opa di Mps e, dunque, all’operazione del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone benedetta dal governo Meloni per spingere la banca senese ad espandersi e creare il “terzo polo”.
Unicredit è in fase espansiva: lanciata nel capitale in Commerzbank, è entrata col 5% in Generali, ragiona mosse su Bper, pianifica di ampliarsi. La madre di tutte le partite resta l’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, che il golden power governativo di cui abbiamo scritto sembra poter frenare. Orcel ha bisogno di un abboccamento con l’esecutivo e sembra cercarlo nel dialogo con la linea del gruppo Caltagirone: al sostegno alla mozione, sconfitta, opposta a quella di Mediobanca nella casa-madre Generali nella recente assemblea dei soci si potrebbe sommare una convergenza con il costruttore ed editore contro l’operazione-Banca Generali di Nagel.
In altre parole, andando alla conta il “Capitano” di Mediobanca ha voluto rimandare la partita dopo l’estate perché tra opposizione e astensioni la somma di soci freddi su Banca Generali avrebbe probabilmente superato quelli favorevoli. E l’ingresso di Unicredit lo conferma. Ora a Nagel servirà l’estate per convincere i fondi stranieri, da BlackRock a Norges, azionisti di Mediobanca, della bontà dell’azione. E Orcel sarà lì a guardare. Per quanto accomunati da un principio-cardine comune, l’aperta tendenza a sostenere i meccanismi di mercato su quelli salottieri, Orcel e Nagel devono fare i conti con il perimetro imposto dalla politica e dai rapporti di forza istituzionali.
Senza Unicredit non si va da nessuna parte
Mediobanca, per sua natura, è più ricevente di queste dinamiche, Unicredit ha la possibilità di influenzarle a monte e prova a giocare una partita di pesi e contrappesi. Gae Aulenti su Generali si è schierata contro Mediobanca, ma difficilmente ora mancherà di sostenere il Ceo Philippe Donnet.
Tra Bpm, Mediobanca e dintorni, poi, Orcel vuole con manovre a tutto campo mostrare il desiderio di Gae Aulenti di espandersi diventando l’attore centrale in ogni partita, facendo di Unicredit la banca da cui tutto, nelle manovre di consolidamento, dovrà passare. E dunque negoziando i propri obiettivi con la forza data dalla preminenza sul fattore chiave della finanza: il capitale. L’estate servirà a chiarire i rapporti di forza.
Ma senza Unicredit nessun dossier si sblocca. Per mandare un messaggio al governo, che frena su Bpm ma spera nell’Opa di Mps su Cuccia, Orcel ha dovuto violare il sancta sanctorum di Mediobanca. Una rivalità tira l’altra in questa riproposizione moderna dell’antica lotta tra signorie e principati d’Italia.
Le nuove partite finanziarie, tecnologiche, industriali e commerciali plasmano i rapporti tra potenze e anche le grandi multinazionali diventano, anno dopo anno, soggetti sempre più “geopolitici”. Queste interazioni sono oggetto del nostro studio e del nostro lavoro di approfondimento. Per consentirgli di rafforzarsi, abbonati e schierati fianco a fianco con InsideOver!
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

