Mentre il nuovo coronavirus sta mettendo in ginocchio il mondo intero, Europa compresa, e i governi impongono ai cittadini misure straordinarie per contenere l’avanzata dell’epidemia, l’Unione europea non sembra essere affatto intenzionata a fermarsi. Anzi: da Bruxelles ordinano di fare in fretta. Non c’è più tempo da perdere.

L’agenda dei tecnocrati è pienissima, a cominciare dall’accordo sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Calendario alla mano, l’approvazione della riforma è prevista per il prossimo 16 marzo da parte dell’Eurogruppo. Nei mesi scorsi la riforma del Fondo salva-Stati provocò aspre polemiche, tanto che i tecnocrati furono costretti a rimandare la fumata bianca a data da destinarsi. Quel momento, adesso, è arrivato.

L’Italia, nonostante il momento più difficile e delicato che non abbia mai attraversato nella sua storia repubblica, è pronta a diligentemente farsi avanti (guai a far arrabbiare l’Ue). L’esecutivo giallorosso non ha battuto ciglio quando Bruxelles ha riportato alla luce lo scheletro del Mes dal suo armadio. Inoltre, come sottolinea il quotidiano La Verità, i ministri dell’Economia della zona euro, riuniti nell’Eurogruppo, hanno inserito nel programma di riunione del 16 marzo “l’approvazione politica del trattato”.

La fumata bianca si avvicina

Tralasciando la pericolosità della riforma, della quale abbiamo più e più volte illustrato ogni dettaglio, non si capisce il senso impellente per il nostro governo di pensare al Mes quando l’Italia è tutta “zona arancione” a causa di un’emergenza senza precedenti, ha un Parlamento a “mezzo servizio”, la sua economia è a un passo dalla recessione e soprattutto deve fare i conti quotidianamente con un sistema sanitario vicino all’implosione.

Dunque, perché pensare al Fondo salva-Stati? In un primo momento si ipotizzava che fosse solo un’indiscrezione, invece ieri è arrivata la conferma definitiva: l’Eurogruppo non si ferma neppure di fronte al nuovo coronavirus. Se, come è probabile, niente cambierà, due sono gli scenari: l’Eurogruppo si esprime all’unanimità sull’approvazione del trattato oppure sull’opportunità di un ulteriore rinvio. I segnali lasciano presagire il peggio, ossia l’approvazione: altrimenti non si spiegherebbe l’inserimento del Mes nell’ordine del giorno.

E pensare che da Bruxelles nessuno aveva più parlato del Fondo salva-Stati, salvo accelerare – guarda caso – soltanto nelle ultime settimane. Il premier Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri avevano ripetuto che la firma del trattato non era stata calendarizzata e che non c’erano novità. I due sono stati presto smentiti.

Salvini tuona contro Bruxelles: “Rimandare il Mes”

La domanda è una: perché l’Unione europea ha spinto sul pedale dell’acceleratore proprio adesso? Certo, a gennaio il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, dichiarava che “siamo molto vicini alla risoluzione di alcuni problemi legali in merito alle clausole di azione collettiva (Cacs) presentata al Consiglio di Stato francese”. Ma lo sprint decisivo è arrivato comunque in piena emergenza Covid-19 e dopo che la Francia aveva sollevato qualche dubbio sulle Cacs.

Evapora come neve al sole la storia della “logica del pacchetto”, la narrazione sbandierata da Conte. La riforma del Mes non sarà affiancata né allo strumento di bilancio comune della zona euro (Bicc) né al completamento dell’Unione bancaria con l’introduzione del Sistema europeo di assicurazione dei depositi (Edis).

Il leader della Lega, Matteo Salvini, intanto, ha tuonato contro Bruxelles: “Ovvio che il MES va rinviato – ha spiegato l’ex ministro dell’Interno ad Affaritaliani.it – non è questa la priorità per l’Europa, per i cittadini italiani e di ogni altro Paese. Come si sta comportando l’Ue con l’Italia? Da Bruxelles per ora solo silenzi o vaghe promesse, servono tanti tanti soldi, subito. I soldi si trovarono per aiutare le banche tedesche o per finanziare la Turchia. Adesso che ha bisogno l’Italia non si può?”.

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