In attesa di capire come sarà strutturato il prossimo governo italiano, Giuseppe Conte – o chi per lui – dovrebbe osservare ciò che sta succedendo in Europa e prendere appunti. Non c’è bisogno di guadare troppo lontano. La Germania, piaccia o non piaccia, in questa pandemia di Covid-19 continua a essere un modello di efficienza, tanto nella gestione dell’emergenza sanitaria quando nel sapersi districare nella burocrazia europea. E così, mentre l’Italia spera nei maxi aiuti/prestiti di Bruxelles (vedi Mes e Recovery Fund) senza ancora aver presentato piani adeguati e muovendosi alla rinfusa (vedi i dissidi in seno ai giallorossi sul Fondo salva-Stati), i tedeschi hanno messo la quinta per accaparrarsi la metà degli altri aiuti sbloccati dall’Europa, addirittura uno su due.

Di che cosa si tratta? Data l’emergenza sanitaria provocata dal Sars-CoV-2, Bruxelles ha alleggerito la pressione sui vari Paesi membri, consentendo interventi di spesa senza violare il divieto di aiuti di Stato e, soprattutto, bypassando il Patto di stabilità. Lo scorso marzo, infatti, Ursula von der Leyen, alla guida della Commissione Ue, aveva annunciato l’attivazione della clausola di sospensione delle regole del suddetto Patto di stabilità su debito e deficit pubblici. Il messaggio lanciato ai governi Ue era chiaro: fate gli interventi necessari fino a quando la situazione economica non sarà migliorata. In seguito, il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, spiegava però che “l’applicazione della clausola di salvaguardia generale del Patto di Stabilità in queste circostanze è giustificata”, anche se “il Fiscal Board ha detto che la cosa debba essere rivalutata al più tardi a primavera 2021”.

La novità dell’Ue

L’Europa quindi ha spinto affinché i Paesi membri tamponassero, in qualche modo, lo tsunami economico causato dalle misure restrittive anti Covid. Ma adesso, come ha sottolineato La Verità, a Bruxelles circola una bozza contenente la modifica del Quadro temporaneo (Temporary framework), che include diverse e importanti novità.

Di seguito i quattro punti da prendere in considerazione: 1) il tetto dei sussidi raddoppia, passando dagli 800mila euro a 1,6 milioni di euro per azienda. Sono compresi sussidi di varia natura, come crediti d’imposta, diretti e tassi agevolati; 2) la copertura dei costi fissi passa da 3 milioni di euro a 5-10 per azienda, anche se il livello definitivo non è ancora noto; 3) il periodo entro il quale concedere gli aiuti è stato esteso dal 30 giugno al 31 dicembre 2021; 4) i Paesi membri hanno la facoltà di convertire in prestiti i contributi a fondo perduto entro il 31 dicembre 2022.

Tutto questo, ovviamente, rappresenta una boccata di ossigeno per quelle attività commerciali rimaste bloccate a causa delle chiusure. Pensiamo, ad esempio, a bar, ristoranti e hotel, che hanno trascorso autunno e primavera congelate o a ritmi ridottissimi

Berlino sì, Roma no

La notizia è senza ombra di dubbio positiva. I tetti di spesa precedenti all’intervento dell’Ue erano dei freni all’efficacia delle misure varate dai singoli governi nazionali. La Commissione ha pensato bene di consentire ai Paesi membri di potenziare le misure in essere o aggiungerne altre. I governi, dunque, possono intervenire salvo inviare a Bruxelles la lista di provvedimenti di aiuti da modificare o incrementare.

Il problema è che mentre Berlino si è mossa con tempestività, Roma si è impantanata nelle sabbie mobili dei decreti attuativi. Il motivo è da ricercare nelle leggi emanate dal governo giallorosso, che, già da ottobre, non ha saputo sfruttare il maggior margine di manovra concesso dalla Commissione. Risultato: la Germania assorbe più della metà degli aiuti di Stato autorizzati dall’Ue e l’Italia resta al palo. Il merito va al governo tedesco, fulmineo nel dimostrare all’Europa che le chiusure di novembre e dicembre, per bar ristoranti, alberghi e via dicendo, erano da equiparare a un evento eccezionale. Attività del genere erano insomma meritevoli di incassare un contributo a fondo perduto pari al minore tra il 100% dei danni subiti ed il 75% del fatturato di novembre-dicembre 2019.

L’errore del governo italiano

Alla luce di quanto detto, prende così forma l’enorme errore commesso dal governo italiano. Per capirlo ancora meglio, è importante fare una precisazione. L’aiuto europeo dal valore di 12 miliardi autorizzato il 21 gennaio – fino a 4 milioni per azienda – è stato garantito ai sensi dell’articolo 107 (2b) del Trattato (Tfeu) e non in virtù dell’articolo 107 (3b). Tra i due c’è una differenza non da poco. Il primo, infatti, permette aiuti per “eventi eccezionali o calamità naturali”; il secondo per “grave turbamento dell’economia” (come nel caso di quanto sta accadendo adesso in tutta l’Europa). La Germania è riuscita a dimostrare il nesso causale e diretto tra le misure di contenimento e le conseguenze sulle proprie attività commerciali. E questa causale di aiuti non è soggetta a tetti di spesa. E l’Italia? In pratica non ha sfruttato la possibilità offerta dalla Commissione. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha usato strumenti inefficaci e datati. Nei decreti legge sbandierati dai giallorossi, troviamo incastonati vari provvedimenti di modesta entità e per giunta neppure immediatamente operativi (hanno bisogno di decreti attuativi). Giusto per fare un esempio, il decreto interministeriale per l’esonero contributivo a favore delle aziende dell’agroalimentare è stato emanato a otto mesi di distanza dal decreto Rilancio che lo istituiva. E, ad oggi, non è ancora possibile presentare domande.