L’Unione europea ha detto di aver sbagliato sulle Popolari. Secondo i giudici europei, la Commissione sbagliò a definire  come aiuto di Stato  i”salvataggi” delle banche. E adesso, quella misura che ci costò decine di miliardi di euro, è diventata “solo” un errore. Soltanto un errore, che sembra anche non avere alcuna conseguenza su chi pensò bene di fermare il governo italiano (allora guidato da Matteo Renzi).

Per l’Europa dovrebbe valere come per tutti il “chi sbaglia paga”. Ma a quanto pare, in Ue non funziona così. Tanto che le richieste di dimissioni nei confronti di Margarethe Vestager, commissaria Ue per la concorrenza, sono cadute nel silenzio. Una sentenza ha annullato una decisione che ha mandato sul lastrico migliaia di persone. Ma per l’Europa questo non basta a chiedere la fine di un mandato per chi ha autorizzato questa misura.

Il presidente dell’Associazione bancaria, Antonio Patuelli, ha chiesto le dimissioni della commissaria per aver bloccato l’intervento del Fondo interbancario in favore di Tercas, CariFerrara, Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti. La stessa misura è stata richiesta sia dal governo che dalle opposizione. Il Movimento 5 Stelle, attraverso le dichiarazioni di Raphael Raduzzi che si è rivolto alla Commissaria, ha detto: “Solo una parola: dimettiti”. Forza Italia, attraverso Anna Maria Bernini e Galeazzo Bignami, ha chiesto con forza le dimissione della rappresentante del “governo” dell’Unione europea: “Ci aspettiamo adesso un doveroso passo indietro del commissario Ue Vestager, unico atto di rispetto verso chi ha pagato a caro prezzo quelle scelte scellerate”.

Ma sono voci che gridano nel deserto. Dall’Unione europea nessuno alza un dito e anzi, la stessa Vestager ha detto che il problema, sostanzialmente, non la riguarda, trattandosi di una decisione presa dalla Banca d’Italia. Non c’è stata alcuna autocritica, alcuna frase di circostanza. Nemmeno il buon gusto di scusarsi nei confronti di migliaia di risparmiatori ridotti sul lastrico e che di certo non riotterranno quanto perso per colpa di una scelta che il Tribunale Ue ha dichiarato semplicemente estranea alla normativa europea. Tutto tace da Bruxelles. Con la Commissione europea che addirittura parla di “quattro piccole banche”, quasi a sminuire un danno da 20 miliardi di euro che ha devastato famiglie e imprenditori.

E il fatto che la signora Vestager non si scusi potrebbe essere il minimo, visto che tra qualche giorno la beffa nei confronti dell’Italia potrebbe essere anche doppia. E riguarda ancora una volta la Germania. Mentre l’Italia si lecca le ferite con la decisione sulle Popolari, la Germania sta cercando salvare la Nord Lb. Si tratta di una banca che è tecnicamente fallita ma in cui i due azionisti, i governi della Bassa Sassonia e Sassonia Anhalt, hanno voluto evitare l’intervento del mercato. Hanno aspettato per anni finché adesso, con l’intervento del Tribunale Ue, possono tecnicamente salvare le due banche senza violare alcuna norma europea.

Siamo alle solite. L’Europa impone ai Paesi periferici, quelli mediterranei in particolare, regole draconiane. Poi, una volta passata la bufera, cambiano idea. E questo capita quasi sempre quando lo stesso problema si presenta con Germania, Francia o altri Paesi del Nord Europa. Implacabile con gli altri e incline all’ascolto con i Paesi ricchi, potenti e che rappresentano l’establishment europeo, l’Ue si muove sempre nella stessa modalità. E soprattutto nessuno paga. E finché nessuno pagherà, sarà difficile cambi qualcosa.

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