Il sistema bancario dell’Unione europea è stato spesso oggetto di critiche da parte di più osservatori e gli ultimi avvenimenti sembrerebbero confermare i limiti di questo settore.

Come testimoniato dal The Economist lo scorso 17 ottobre, due banche del nord Europa, rispettivamente danese e svedese sarebbero state coinvolte in un pesante scandalo di riciclaggio di denaro sporco. Si tratta della Danske Bank e della Swedbank, le cui rispettive filiali in Estonia avrebbero dal 2007 al 2015 gestito flussi di denaro sporco pari ad oltre 300 miliardi di euro provenienti dalla Russia.

Uno dei più grandi scandali di riciclaggio di denaro in Europa

Si tratterebbe nello specifico di un giro d’affari proveniente dai traffici della criminalità organizzata russa, che quindi comprende tra le altre cose vendita di armi e droga. Uno scandalo dalle notevoli dimensioni, considerato che la cifra totale incriminata, oltre 300 miliardi di dollari, equivale a quasi quattro manovre finanziarie in Italia. Ora non possono che sorgere due domande spontanee alla luce di quest’inquietante vicenda. Quali provvedimenti saranno presi a livello europeo nei confronti delle banche incriminate? E soprattutto, com’è possibile che tutto questo spostamento di denaro sia passato inosservato ai vertici europei predisposti alla vigilanza?

Purtroppo, la risposta alla prima domanda è assolutamente negativa. L’Autorità bancaria europea (Eba) ha deciso di non intervenire con azioni particolari nello scandalo che ha coinvolto le banche danesi e svedesi. Una decisione che ha suscitato sorpresa e scandalo anche nell’ex Vice Presidente della Commissione europea Valdis Domborvskis che così dichiarava: “È deludente che il consiglio delle autorità di vigilanza dell’Eba non abbia agito su uno dei più grandi scandali di riciclaggio di denaro in Europa”. Queste dichiarazioni, fatte da uno dei rappresentanti di punta dei vertici di Bruxelles, testimoniano dunque in maniera plastica la totale impreparazione ed impotenza dell’Unione europea nella gestione del sistema bancario interno.

Un sistema che punisce solo i pesci piccoli

L’Autorità bancaria europea è infatti l’ente Ue predisposto a sorvegliare il sistema bancario dei Paesi membri dell’Unione. Tale vigilanza viene poi concretamente effettuata attraverso il meccanismo di vigilanza unico della Banca centrale europea. La Bce ha autorità in questo settore non solo sui Paesi appartenenti all’area euro, ma attraverso accordi di “cooperazione stretta” può intervenire anche negli Stati che, come Svezia e Danimarca non appartengono al circuito della moneta unica.

Eppure nonostante esista sulla carta, il meccanismo di sorveglianza ha in questo caso deciso deliberatamente di non agire. Sulle pagine dell’Economist e de Il Post che hanno trattato dello scandalo, si evince come la non azione europea sia giustificabile sulla base dell’eccessiva grandezza di questi istituti bancari e su un eventuale pericolo di contagio, qualora la Danske e la Swedbank dovessero subire pesanti multe o azioni giudiziarie. In questo caso l’Autorità europea avrebbe preferito quindi lasciare la responsabilità del caso ai singoli Stati. Un ragionamento che ci porta inevitabilmente a tentare di rispondere alla seconda domanda che ci si era posti.

Il meccanismo di due pesi e due misure dell’Ue

Viene infatti a questo punto da chiedersi se l’autorità europea, conscia del peso specifico delle banche incriminate, non abbia deliberatamente chiuso un occhio fin da subito rispetto alle pratiche criminose perpetrate dai due istituti. Tuttavia questo modo proprio dell’Ue di gestire la sorveglianza bancaria non può essere accettato da tutti senza batter ciglio. Si tratta infatti del più classico degli strumenti fatto da “due pesi e due misure”, per cui si usa il bastone verso i soggetti deboli, mentre agli attori più potenti viene data la carota.

Occorre infatti ricordare come la stessa vigilanza bancaria europea e il suo giudizio negativo in merito alla banca italiana Carige, sia stata la causa dell’anticipato intervento statale per evitarne il fallimento. In quel caso non si esitò ad utilizzare il bastone, mettendo a rischio un istituto bancario, i suoi clienti e l’intero circuito italiano, per motivi e cifre che alla luce dello scandalo odierno appaiono del tutto risibili. Ancora una volta gli strumenti di governance europea si dimostrano per quello che sono: la rappresentazione reale dei rapporti di forza tra gli Stati europei.

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