L’Ucraina ha siglato nella giornata del 22 luglio un accordo con un gruppo di creditori privati internazionali per ristrutturare una quota di debito pubblico da 20 miliardi di dollari detenuta da investitori stranieri e abbattere di 11,4 miliardi di dollari la spesa complessiva che Kiev dovrà sborsare per ripagare prestiti e interessi.
Attraverso una serie di dilazioni e di remissione di quote del debito l’Ucraina, assistita da Rothschild, ha concluso a Londra un patto che le permetterà una profonda dilazione e garantirà respiro alle sue finanze. Un accordo che il Fondo Monetario Internazionale ha bollinato nel quadro della sua supervisione sulle precarie finanze ucraine. Oberate quest’anno da una spesa pubblica da 80 miliardi di dollari, la metà della quale per la Difesa. L’Ucraina ha avuto diritto dall’Fmi a negoziare la ristrutturazione del suo debito senza ricorrere a dolorosi piani di aggiustamenti strutturali e di austerità perché garantita dall’Extended Fund Facility, il meccanismo di compensazione per i Paesi che vedono il loro quadro macroeconomico perturbato da shock esogeni come la guerra per Kiev.
“L’accordo è stato firmato con il gruppo più numeroso di creditori, che rappresenta circa un quarto dei detentori di obbligazioni private”, nota il New York Times, che ricorda come “due terzi di tutti i detentori di obbligazioni devono approvare l’accordo affinché entri in vigore”. Tra i sottoscrittori grandi nomi della finanza globale come BlackRock, Pimco Amundi e Amia Capital, che a giugno avevano chiesto a Kiev di riprendere a pagare gli interessi sul debito chiedendo 2,5 miliardi di dollari fino al 2027 salvo ora barattare una dilazione dei termini e una quota di remissione in cambio di maggiori certezze future.
Kiev vuole aumentare di ben 12 miliardi di dollari la spesa militare quest’anno, e l’intero risparmio potrebbe già essere assorbito. Il New York Times commenta che per il Paese invaso si apre una fase importante dopo che “Kiev ha cercato disperatamente modi per raccogliere più denaro per finanziare il suo esercito, vendendo una serie di aziende statali e proponendo di recente aumenti delle tasse“. L’appoggio dei creditori appare, in quest’ottica, sia come una garanzia odierna che un’ipoteca domani. Garanzia odierna perché a Kiev è data facoltà di vedere il suo debito sostenuto e evitare un disastroso default. Ipoteca domani perché il fatto che l’Ucraina invasa si trovi a dover combattere una battaglia negoziale con la finanza dei Paesi che la sostengono la dice lunga sulla prospettiva che vede la ricostruzione futura della nazione esteuropea e le sue finanze già anzitempo commissariate.
L’unione tra la pressione occidentale per riforme strutturali in cambio di aiuti per lo sviluppo, la dipendenza dalle armi dei Paesi Nato e il vitale cordone ombelicale finanziario di fatto appalta fuori dall’Ucraina il controllo del Paese su molte determinanti della sovranità nazionale. E in prospettiva è il terzo punto quello su cui oggi Kiev rischia di dare le maggiori ipoteche, dovendo giustamente dare priorità al finanziamento del conflitto. Ma, diceva Napoleone Bonaparte, l’argent fait la guerre. E aver trattato coi creditori per concessioni favorevoli oggi significa trovarsi a dover firmare cambiali per poter ripagare i prestiti domani. Un domani su cui l’Ucraina non ha certezza. Ma nel quale lo sforzo per la ricostruzione potrà collimare con l’austera necessità di onorare impegni presi e procrastinati sul suo debito.

