La Banca nazionale dell’Ucraina ha prospettato, in una nota, una crescita del 3% per l’economia del Paese nel 2019 e del 3,2% nel 2020. La crescita nominale del Prodotto interno lordo è altrettanto significativa: da 3.559 trilioni di grivne (la valuta locale) nel 2018 a 4.003 trilioni nel 2019, e 4.39 e 4.80 trilioni rispettivamente nel 2020 e nel 2021. Quest’anno, invece, l’inflazione è ferma al 6,3% e si pensa possa arrivare al 5% nel 2020. Questi dati rappresentano buone notizie per la neo insediata amministrazione del presidente Volodymyr Zelensky, che ha fatto della lotta alla corruzione e delle riforme economiche per facilitare la crescita il suo cavallo di battaglia elettorale.

Povertà radicata

Malgrado le prospettive di sviluppo dell’Ucraina appaiano incoraggianti non bisogna dimenticare il punto di partenza del Paese, che è tra i più poveri d’Europa. Il salario medio mensile è di circa 380 euro, quello minimo si aggira intorno ai 150 euro mentre le pensioni minime raggiungono appena i 52 euro mensili. Non è raro anche nella capitale Kiev, la città più ricca del Paese, imbattersi in anziani ridotti in condizioni di miseria estrema e costretti a mendicare per sopravvivere. Il conflitto nel Donbass, iniziato nel 2014, ha fortemente danneggiato l’apparato industriale e minerario dell’Ucraina, che è concentrato proprio in quei territori colpiti dagli scontri e ora parzialmente sotto il controllo dei separatisti. La grivna, inoltre, malgrado un recente rinforzo, continua ad avere un tasso di cambio piuttosto sbilanciato con valute forti come euro (1 euro = 28 grivne) e dollaro (1 dollaro = 25 grivne). La corruzione, molto presente nel Paese, scoraggia l’afflusso di capitali stranieri e gli investimenti esteri minando ulteriormente le prospettive di crescita. L’ economia nazionale è stata colpita da diversi choc nel corso degli ultimi tre decenni: la crisi derivante dalla transizione da un’economia pianificata di tipo sovietico a quella capitalista nel corso degli anni Novanta, le turbolenze politiche di metà anni 2000 dovute alla rivoluzione arancione e infine il conflitto nell’est e la perdita della Crimea dal 2014. Ognuno di questi sconvolgimenti ha impattato sul sistema produttivo locale, arrestandone lo sviluppo o provocando pesanti perdite e rendendo più difficili nuove riprese.

Quale futuro per l’Ucraina?

Il presente assetto politico rappresenta un volano quasi perfetto per generare ulteriori progressioni dei diversi settori produttivi nazionali. Il partito del presidente Zelensky, Servo del Popolo, controlla la maggioranza dei seggi nel parlamento nazionale, una prima assoluta per l’Ucraina solitamente abituata ad esecutivi non maggioritari. Servo del Popolo ha inoltre spiccate tendenze europeiste e riformatrici, tanto nei settori della politica estera quanto in quelli  produttivi.

Zelensky ha recentemente affermato, dalla Turchia, che l’economia del Paese crescerà di almeno il 5-7%o l’anno e che ha intenzione di attrarre investimenti e compagnie straniere in Ucraina, proteggendoli da possibili minacce interne. Il presidente ha anche reso noto come uno degli investimenti primari della sua amministrazione sarà nel settore delle infrastrutture. Dalla riparazione di 24mila chilometri di strade, spesso in pessimo stato, alla costruzione di nuovi porti e aeroporti, vitali per modernizzare il tessuto produttivo nazionale. La lotta alla corruzione e la riforma del sistema giudiziario rappresentano altri due obiettivi presidenziali necessari a generare crescita. La stabilizzazione dell’Ucraina passa però dalla risoluzione del conflitto in Donbass, che genera instabilità e zavorra l’economia. Il ritorno, sotto il controllo di Kiev, dei territori occupati dai separatisti riporterebbe nelle mani del governo importanti infrastrutture industriali. La fine delle ostilità, inoltre, contribuirebbe al miglioramento dell’immagine del Paese sulla scena internazionale e ad una sua maggiore affidabilità anche in materia di investimenti. Zelensky dovrà quindi, oltre a procedere con le necessarie riforme dell’apparato statale, formulare un piano convincente per riportare la pace nell’est della nazione e porre fine alle ostilità.