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L’Unione europea e l’Ucraina sono sempre più vicine grazie al settore energetico. Questo è quanto traspare dalle parole di Gregor Weinzettel, esperto di gas naturale presso la Energy Community, un’organizzazione internazionale a cui prendono parte l’Unione europea ed una serie di Paesi terzi e che mira ad espandere il mercato interno dell’energia. Secondo Weinzettel “il settore del gas ucraino non è più una minaccia per la sicurezza energetica europea e si appresta, invece, a diventarne parte integrante”. L’esperto di gas ha lodato la velocità con cui Kiev ha passato una serie di riforme ed ha affermato che l’Ucraina ha il potenziale per diventare il centro di rifornimento del gas per l’Europa Centrale e Sud-Orientale. Mosca è avvisata: i suoi interessi energetici in queste regioni devono cessare al più presto.

Il piano di Bruxelles

L’Ucraina è entrata a far parte della Energy Community il primo febbraio del 2011 e ne ha ricoperto la presidenza nel corso del 2014. Da allora si sta cercando di armonizzare le leggi ed i regolamenti ucraini con quelli richiesti dalla legislazione europea.

L’annessione della Crimea da parte della Russia e lo scoppio di un’insurrezione nel Donbass hanno portato ad un aumento delle tensioni tra Russia ed Ucraina a partire dal 2014 . L’Unione Europea è oggi il principale partner commerciale dell’Ucraina e dal 2014 esporta gas naturale verso la nazione dell’Europa Orientale. Si è trattato di una mossa vincente che ha posto rimedio ad un tallone d’Achille di Kiev: la dipendenza dal gas russo. Una dipendenza che aveva provocato, negli anni, una serie di problematiche fiscali, di tensioni per i pagamenti dovuti a Mosca e lo sviluppo di una serie di vulnerabilità politiche ed economiche nei confronti del Cremlino. La Federazione Russa si è ritrovata con un’arma spuntata: Kiev non ha più bisogno del gas russo.

Sullo sfondo delle dinamiche della Energy Community c’è anche la cooperazione in ambito difensivo con l’Europa e gli Stati Uniti. Tra il 16 ed il 25 settembre avrà luogo, in Ucraina, Exercise Rapid Trident 20, un’esercitazione militare a cui prenderanno parte le forze armate ucraine, americane e di alcuni Paesi europei. Exercise Rapid Trident 20 mira a sviluppare la capacità di reazione e l’interoperabilità delle Forze Armate che vi prenderanno parte. L’esercitazione era stata rinviata al mese di settembre a causa dello scoppio della pandemia.

La tela di Putin

I gasdotti ucraini sono particolarmente importanti per la Russia: da qui transita una parte degli idrocarburi diretti verso l’Europa ed il monopolista Gazprom è dovuto scendere a patti, nel 2019, con il governo ucraino. Il raggiungimento di un accordo di transito, valido sino al 2024, garantirà introiti per 7 miliardi all’Ucraina e non interromperà il flusso di gas proveniente da Mosca. Il Cremlino ha, però, un’arma (non tanto segreta), la diversificazione delle rotte di esportazione degli idrocarburi tramite la costruzione di altri gasdotti: da Nord Stream 2 a TurkStream, entrambi in grado di aggirare la poco conveniente rotta ucraina.

La Federazione Russa può sfruttare il proprio ascendente sulle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk per minare il processo di pace di Minsk e rendere più complessa la risoluzione delle problematiche territoriali dello spazio post-sovietico. Mosca, ad esempio, ha  distribuito, nel corso degli anni, oltre 200mila passaporti russi ai residenti delle due repubbliche procedendo, de facto, ad una naturalizzazione di massa. Azioni come queste mirano ad esercitare pressione sul governo centrale di Kiev e ad espandere l’influenza sulla nazione confinante. Secondo la Russia questa iniziativa ha motivazioni umanitarie, dato che dovrebbe facilitare la vita di chi non ha un passaporto ucraino o non può rinnovarlo mentre l’ex ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin l’aveva definita come un’ulteriore occupazione del Paese.

 

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