La Cina è il principale produttore di oro al mondo. I dati più aggiornati hanno rilevato che nel 2024 le sue 380,2 tonnellate hanno rappresentato circa il 10% della produzione globale totale. Eppure il Dragone sta continuando a comprare oro. Il World Gold Council ha calcolato che dal 2022 – anno della riesplosione della guerra in Ucraina e del conseguente tentativo dell’Occidente di isolare politicamente ed economicamente la Russia – le sue riserve auree sono cresciute di quasi il 20%, pari a circa 358 tonnellate e ora ammontano a 2.306 tonnellate.

Alla fine del 2025, Pechino ha dichiarato di aver incrementato le proprie riserve di sole 26,75 tonnellate, ma il Financial Times ha avvertito che «gli acquisti di oro non dichiarati da parte della Cina potrebbero essere oltre dieci volte superiori alle cifre ufficiali» e stima che complessivamente potrebbero aver raggiunto le 250 tonnellate nel 2025, «ovvero più di un terzo della domanda totale delle Banche Centrali».

RIA Novosti ha rivelato che tra gennaio e novembre del 2025, la Cina ha acquistato oro dalla Russia per 1,9 miliardi di dollari. Le importazioni del metallo più prezioso si sarebbero concentrate prevalentemente nei mesi di ottobre e novembre, pari a 930 e 961 milioni di dollari, senza però specificarne l’esatta quantità.

Oro fisico contro le incertezze della politica

Pechino sta portando avanti la sua strategia di accumulare oro fisico come forma di protezione dalle attuali incertezze della politica internazionale e delle instabilità macroeconomiche, ma al tempo stesso sta lanciando il guanto di sfida a Londra e New York per diventare uno dei principali poli commerciali e finanziari del mercato aurifero.

Lo scorso 26 Giugno, la Borsa dell’Oro di Shanghai ha infatti aperto il suo primo magazzino «offshore» – ovvero al di fuori dei confini della «Cina continentale» – a Hong Kong presso l’International Board della Bank of China e congiuntamente ha predisposto due prodotti finanziari – due contratti futures – sull’oro quotati alla Borsa di Hong Kong e denominati in Yuan.

Bloomberg ha spiegato che «il lancio ha diversi obiettivi, dall’ampliamento della portata internazionale della Borsa dell’Oro di Shanghai al rafforzamento dell’influenza della Cina sui mercati delle materie prime e delle valute e dello status di Hong Kong come centro finanziario».

«In qualità di primo produttore e consumatore mondiale di oro, la Cina vuole esercitare una maggiore influenza sulla determinazione del prezzo di questa materia prima», prosegue Bloomberg. «La denominazione dei nuovi contratti della Borsa dell’Oro di Shanghai è particolarmente importante data l’ambizione di Pechino di ridurre la dipendenza dal dollaro e promuovere un uso più ampio dello Yuan nel commercio internazionale».

Attraverso la Borsa dell’Oro di Shanghai, il Dragone aspira anche a divenire uno dei centri di deposito di riferimento per le riserve auree straniere. Sempre secondo Bloomberg «la Cambogia è destinata a diventare uno dei primi Paesi a depositare oro in Cina». Le fonti hanno riferito che l’accordo «prevede la conservazione dei nuovi acquisti di lingotti, piuttosto che il trasferimento di metallo dalle scorte esistenti». Non è quindi da escludere la possibilità che questi nuovi acquisti verranno effettuati direttamente all’interno dei confini commerciali della Grande Muraglia e denominati in Yuan.

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