Regno Unito e Turchia sono prossimi a stipulare un accordo commerciale bilaterale che potenzierà i legami tra le due nazioni. A riferirlo è stato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu che ha reso noto come i negoziati tra i due Stati “procedano molto bene e siano vicini alla conclusione” e che l’intesa coprirà beni agricoli, manifatturieri e servizi. Cavusoglu, che si è recato a Londra per incontrare il premier Boris Johnson, ha chiarito come Ankara e Londra abbiano deciso di far crescere gli scambi sino a 20 miliardi di dollari annui e come i beni industriali siano la parte dominante delle relazioni commerciali. I rapporti sono già ottimi: il Regno Unito è il secondo partner commerciale della Turchia (gli scambi annui hanno toccato i 18.8 miliardi di dollari) e più di 2500 compagnie inglesi, incluse Bp e Vodafone, operano nel Paese. Il tempo potrebbe però rivelarsi tiranno: la Brexit impone al Regno Unito di rinegoziare i propri accordi commerciali (che attualmente sono coperti dall’Unione Europea)  entro la fine del 2020. Una finestra temporale che, ormai, è sempre più vicina.

La posizione di Ankara

Il Regno Unito è uno dei 17 Paesi inseriti nell’Export Master Plan annunciato nel 2019 da Ruhsar Pekcan, ministro del Commercio dell’amministrazione Erdogan. Il piano ha l’ambizione di espandere l’export turco in alcuni settori selezionati, nello specifico in quello alimentare, dell’automotive, chimico, elettronico e della produzione dei macchinari industriali e verso determinate nazioni, tra le quali c’è il Regno Unito. Gli scambi commerciali con Londra risultano particolarmente vantaggiosi per Ankara che può contare su un netto surplus: le esportazioni oltre Manica hanno un valore stimato di quasi 11 miliardi di dollari mentre le importazioni non raggiungono i 6 miliardi di dollari. L’export verso Londra era inoltre cresciuto del 15 per cento su base annua nel 2018 mentre le compagnie turche avevano investito, nello stesso anno, almeno 323 milioni di dollari nel Regno Unito. Sullo sfondo, però, ci sono anche delle ombre: secondo alcuni la Turchia, che prende parte all’Unione Doganale con Bruxelles, avrebbe una capacità piuttosto limitata di concludere intese con Paesi terzi senza venire condizionata dall’Unione Europea.

Gli obiettivi della politica commerciale inglese

Ankara e Londra sembrano avere interessi convergenti. La Turchia aspira ad una nuova intesa priva di dazi su tutti quei beni attualmente coperti dall’unione doganale con l’Unione Europea mentre il Regno Unito sta cercando di sfruttare il periodo di transizione post-Brexit, che durerà sino alla fine del 2020, per stipulare accordi commerciali con i principali partner mondiali. Gli sforzi sono intensi e si stanno concentrando su più fronti, alcuni più complessi di altri: dal Giappone all’Australia, dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti senza poi dimenticare l’ostacolo più difficile, quello di raggiungere un’intesa con Bruxelles. Per quanto concerne i rapporti con la Turchia sembra chiaro che Londra dovrà puntare sui suoi punti forti nelle esportazioni con Ankara: l’automotive, il settore farmaceutico ed il settore della chimica organica. Il governo di Boris Johnson ha bisogno di ottenere successi ed aprirsi a nuovi mercati: l’economia, non naviga in buone acque a causa della crisi economica generata dalla pandemia (le stime sono di almeno un -10 per cento nel 2020).

I sondaggi e la questione Brexit

C’è poi il fattore Brexit: secondo lo European Social Survey, realizzato ogni due anni e completato nel 2019 (ma reso pubblico appena una settimana fa) ha fotografato una situazione preoccupante per Johnson: il 57 per cento dei cittadini britannici voterebbe, qualora fosse possibile farlo ora, per rimanere all’interno dell’Unione Europea ed appena il 35 per cento sceglierebbe di lasciarla. Due anni fa, invece, le percentuali si equivalevano al 50 per cento. La rilevazione demoscopica sembra suonare quasi come una bocciatura per il premier e per i Tories che arretrano, leggermente, anche nei sondaggi politici. I Conservatori, stimati al 40-44 per cento dei consensi, sono tallonati dai Laburisti, che oscillano tra il 36 ed il 40 per cento dei voti, guidati dal moderato Keir Starmer. L’imperativo di Boris Johnson è dunque quello di cambiare passo e di  invertire la rotta: il raggiungimento di un accordo equilibrato con la Turchia potrebbe essere uno dei (tanti) passi necessari per iniziare ad uscire dalle sabbie mobili e programmare il futuro con maggiore concretezza.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME