Nelle scorse giornate l’Europa aveva assistito all’apertura di un dibattito sulle modalità per un’eventuale attuazione del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), il discusso “fondo salva-Stati”. Tra le proposte del premier italiano Giuseppe Conte, i dubbi degli esponenti dei governi del “rigore” del Nord e la mediazione di Paolo Gentiloni Ursula von der Leyen si erano andate costituendo tre posizioni: l’idea di applicare il Mes a tutti i Paesi senza condizionalità in quanto a riforme strutturali e futura austerità, quella di usarlo per finanziare gli Eurobond e quella, radicale, di mantenere l’automatica condizionalità applicandolo solo a determinati Stati.

Capofila di quest’ultimo partito è l’Olanda del premier Mark Rutte. Il ministro delle Finanze di L’Aja, Wopke Hoekstra, ha recentemente pubblicato una durissima nota in cui insiste sulla condizionalità tra eventuale attivazione del Mes e future condizionalità imposte ai Paesi richiedenti. Un ammonimento diretto a chi, come l’Italia, pensava di aver evitato tale possibilità. L’Aja, si legge nella nota, “”è impegnata ad assicurare che un’appropriata forma di condizionalità sia osservata per ciascuno strumento, come richiesto anche dal trattato sul Mes in vigore“. Nessuno spazio per alcuna mediazione strategica od operativa: il Paese falco tra i falchi del rigore, capace di guidare il blocco allo sviluppo del futuro bilancio comunitario, moralista sui conti pubblici degli altri Paesi ma al tempo stesso allegro paradiso fiscale sul fronte interno, in questo caso non pecca certamente di scarsa trasparenza.

Per un Paese come l’Italia, aderire al Mes con le regole attuali e sotto la condizionale olandese equivarrebbe a un suicidio politico. In un colpo solo si annullerebbe l’effetto del blocco al patto di Stabilità su debito e deficit per il 2020, si ridimensionerebbe l’effetto del piano di acquisto titoli della Bce, dato che il debito finirebbe sotto il controllo estero e rientrerebbe nella condizionalità del Mes, e si vincolerebbe in nome di un sollievo momentaneo il futuro sviluppo economico del Paese. Il Mes, scarsamente utile sul piano della risoluzione operativa delle crisi, come hanno confermato i recenti EuroLeaks di Yannis Varoufakis, si trasforma dunque in estremo braccio armato dell’ideologia del rigore. Un’ideologia dell’austerità di cui oggi l’Olanda guida la schiera dei “poliziotti cattivi” (Austria, Danimarca, Lettonia), mentre anche la Germania ha anticipato nei mesi scorsi alcune, timide aperture.

Del resto, la coerenza della nota del ministro Hoekstra con la tradizionale politica olandese in Europa, per quanto ottusa in una fase di conclamata crisi dell’Eurozona, cozza con la maggiore consapevolezza della fase emergenziale dettata dall’epidemia da coronavirus dimostrata dal governo Rutte sul fronte interno. In continuità con il resto d’Europa, infatti, l’Olanda si appresta a mettere in campo un corposo pacchetto economico a sostegno dell’economia colpita dall’emergenza coronavirus dal valore di 20 miliardi di euro, quasi il 2,5% del Pil. Si dimostra – pertanto – l’utilità strumentale del Mes a rafforzare determinati schemi ed equilibri interni all’Europa piuttosto che a fornire determinanti strumenti per momenti di crisi. Il Mes è l’ultima trincea dell’Europa del rigore, che fornisce assistenza sotto condizione di una definitiva cessione di sovranità, e attivandolo nei momenti di massima urgenza un governo potrebbe non accorgersi delle necessità richieste nell’avvenire. Ora più che mai, pertanto, il governo italiano non può che rispedire al mittente richieste come quelle che provengono dal governo olandese. Inutili per la risoluzione di qualsiasi crisi e dannose per l’interesse nazionale.