L’ultimo studio pubblicato dalla Csiro, l’agenzia scientifica nazionale australiana, sulla rivista Virology Journal ha messo nel mirino le banconote. Il motivo? Sulle loro superfici il Sars-CoV-2 sarebbe in grado di sopravvivere fino a 28 giorni. La ricerca, condotta presso l’Australian Center for Disease Preparedness (Acdp), a Geelong, ha insomma rilevato una nuova, possibile caratteristica di questo misterioso virus.

Dal momento che il “cash” rientra nella lista nera di quei materiali potenzialmente adatti a far proliferare il virus, assieme agli schermi di smartphone e tablet e l’acciaio inossidabile, c’è chi ha proposto di spingere al massimo sui pagamenti elettronici per mandare definitivamente in pensione il contante. Il momento non potrebbe essere propizio per i fautori degli e-payments: con un agente patogeno altamente contagioso in circolazione, per il quale non esiste alcun vaccino – sostengono gli “anti contante” – è quanto mai opportuno limitare al massimo ogni rischio. E allora, dato che le superfici delle monete sono finite nell’occhio del ciclone, meglio non rischiare. Il problema è che, al netto della ricerca diffusa, non esistono controprove.

Il pericolo del contante

Poco importa se la ricerca è ricca di condizionali, ipotesi e supposizioni. Se gli esperti hanno detto che le banconote trasmettono il virus, l’unica soluzione per stroncare magicamente la diffusione del Covid-19 è quella di smettere, una volta per tutte, di pagare con monete e pezzi di carta. Da questo punto di vista il contante potrebbe trasformarsi nel nuovo spauracchio del XXI secolo.

Dal momento che i governi di mezzo mondo, Italia compresa, stanno facendo di tutto per favorire i pagamenti digitali, il report dei ricercatori australiani rappresenta un assist al bacio per i nemici del contante. Senza il virus sarebbe stato complicato convincere i cittadini ad abbandonare l’abitudine di pagare il giornale o il caffè con la monetina presa dal portafoglio. Usare la minaccia del virus, sottolineando come possa esistere un remoto rischio di ammalarsi toccando il portafoglio, è senza ombra di dubbio una strategia comunicativa più efficace.

L’ombra del Covid

Ma cosa dice questo studio rimbalzato in un batter d’occhio nei cinque continenti? L’Acdp ha rilevato che Sars-CoV-2 può sopravvivere più a lungo a temperature più basse, che tende a sopravvivere più a lungo su superfici non porose o lisce, come vetro, acciaio inossidabile e vinile, rispetto a quelle porose e complesse come il cotone e, infine, che è sopravvissuto più a lungo sulle banconote di carta rispetto alle banconote di plastica.

“I nostri risultati mostrano che Sars-CoV-2 può rimanere infettivo sulle superfici per lunghi periodi di tempo, rafforzando la necessità di buone pratiche come il lavaggio regolare delle mani e la pulizia delle superfici”, ha ammonito Debbie Eagles, vice direttore del centro che ha condotto la ricerca.

Vale la pena fare una riflessione. Chissà che il governo giallorosso non possa citare la ricerca australiana per proseguire nella sua crociata contro l’abolizione del contante. Fin qui l’esecutivo aveva sempre parlato della necessità di puntare sui pagamenti digitali per due ragioni: frenare l’evasione fiscale – uno dei grandi problemi dell’Italia – e stare al passo con gli altri Paesi europei. Insomma, questione di modernità e utilità. Adesso, grazie all’emergenza Covid-19, ecco materializzarsi una terza freccia nella faretra dei fautori degli e-payments: il rischio contagio. In barba a tutti gli effetti negativi prodotti da una società senza contanti.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME