Per quanto doverose per le necessità sanitarie impellenti, le misure di chiusura di numerose attività economiche perorate a lungo dalle regioni italiane del Nord, cuore produttivo del Paese, e ufficializzate nella serata di domenica 22 marzo dal governo Conte avranno un impatto non indifferente sul sistema Paese. Impatto le cui conseguenze economiche vanno valutate sin dall’inizio per evitare un pesante rosso nel conto economico dell’Italia a fine anno.

Il timore di uno shock di domanda per l’aumento di un’incertezza economica già oggi strisciante, il rafforzamento della riduzione del potere d’acquisto dei cittadini e il sostanziale azzeramento della richiesta di certi servizi (come quelli turistici) per l’anno in corso è fortemente concreto. Ma altrettanto immanente è il rischio che la crisi si manifesti dal lato dell’offerta, per il crollo verticale di interi comparti economici e, soprattutto, lo sfaldamento della filiera produttiva di numerose catene logistiche per la chiusura di imprese deboli o impossibilitate a reggere una lunga serrata.

Nelle zone più colpite dal coronavirus molti imprenditori hanno anticipato l’onda lunga delle chiusure scegliendo di lasciare a casa i propri dipendenti: nell’epicentro del contagio, le province di Brescia e Bergamo, dal 14 marzo si sono fermati colossi come Brembo, Feralpi, Alfa Acciai, Lucchini. Ma la percezione è che per il tessuto italiano la crisi recessiva possa essere difficile da sostenre sul lungo periodo. In un ampio editoriale pubblicato su Il Foglio due economisti dell”Einaudi Institute for Economics and Finance, finanziato dalla Banca d’Italia, pongo proprio l’accenno sull’ipotesi dello shock da offerta.

Daniele Terlizzese, direttore dell’Eief, e Luigi Guiso, titolare della sezione Household Finance, scrivono: ” i settori più direttamente coinvolti, quelli di cui si richiede la chiusura, pesano intorno al 20% del PIL; se la chiusura si mantenesse per un mese, l’effetto meccanico sarebbe una riduzione del Pil per l’anno corrente di circa 2,5 punti percentuali; del doppio se la chiusura durasse due mesi”. Un impatto rilevante a cui molte imprese potrebbero non essere pronte, specie se gli oneri gestionali e il sollievo dell’intervento pubblico a sostegno di redditi e spese gestionali tardasse a manifestarsi.

Del resto, la caduta teorizzata dai due economisti è considerata a parità di attività degli altri settori economici e di domanda aggregata costante. Due ipotesi tutt’altro che garantite. Ben più concreta quella che lo shock di offerta produca, come conseguenza, una ulteriore compressione della domanda portando cittadini, lavoratori e potenziali disoccupati a erodere le riserve e i risparmi accumulati negli anni. “Sulla base delle indagini campionarie della Banca d’Italia, si può calcolare che le famiglie più direttamente colpite dalla chiusura dell’attività sono circa il 19% del totale”. Ma lo scenario è più precario rispetto a quello post-recessione venutosi a creare dopo la crisi dei debiti sovrani del 2011. Allora, l’elevata propensione al risparmio delle famiglie funse da utile ammortizzatore contro gli effetti devastanti del tracollo economico. Oggi, “per il 40% di esse il calo di reddito, se il fermo durasse due mesi, sarebbe superiore ai depositi; anche attingendo a 5000 euro di prestiti informali da parenti e amici, la quota di famiglie per cui la perdita di reddito eccede le risorse rapidamente mobilizzabili resterebbe di circa un quarto”.

Sia ben chiaro: le misure di distanziamento sociale e di riduzione temporanea della mobilità delle persone, anche di matrice lavorativa, restano importantissime e auspicabili. Ma nessuna politica di contenimento del contagio potrà dirsi veramente completa se lo scenario di dissesto che si prevede destinato a espandersi nei mesi a venire non sarà, nei limiti del possibile, contenuto e i suoi effetti prevenuti. Per l’Italia la sospensione del patto di stabilità offre una possibilità di intervento capace di rafforzare sia il lato della domanda che quello dell’offerta, creando occupazione e riportando le imprese a produrre. Sarà utile anche porre in essere misure di dilazione fiscale, copertura del rischio di distruzione di posti di lavoro e di prevenzione di fallimento per evitare che il tessuto imprenditoriale del Paese sia falcidiato. Il rischio è concreto, la palla è nel campo del governo. Chiamato a porre in essere risposte efficaci dopo dei primi decreti economici che non hanno portata risolutiva.