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Lo schianto delle Borse asiatiche tra reazione emotiva e strategia

Schianto collettivo delle Borse dei Paesi asiatici sull'onda lunga dei dazi di Trump. Forse anche un'occasione per rivedere certe strategie.
borsa

Le Borse asiatiche hanno subito un inizio di settimana durissimo e un lunedì nero ha caratterizzato i listini dell’Estremo Oriente sull’onda lunga dei dazi statunitensi imposti sia ai Paesi amici che ai rivali strategici come la Cina. Pechino ha ricevuto i dazi reciproci più forti, ma una severa tassazione colpirà anche le merci di alleati di Washington come Corea del Sud, Giappone e Taiwan, per non parlare di India e Vietnam.

I numeri parlano chiaro. La Borsa asiatica ha perso su tutta la linea. Dal -4% del Nift 50 indiano al -10,6% dell’Hang Seng di Hong Kong, passando per il calo dell’indice Kospi di Seul (-5,2%), del Nikkei 225 giapponese (-6,5%), dello Sti di Singapore (-7,5%) e del Taiex di Taiwan (-9,7%) la seduta odierna è stata a dir poco sanguinosa.

L’eccesso di titoli americani

C’entra il fatto che l’Asia vive di globalizzazione, e la globalizzazione vive del deficit federale americano nella bilancia dei pagamenti e in quella commerciale che Trump sta aggregando: sono oltre 700 i miliardi di dollari di surplus che Cina, Giappone, India, Taiwan, Vietnam, Thailandia, Indonesia e Corea del Sud, primi otto Paesi per commercio con Washington, hanno accumulato verso la superpotenza nello scambio di beni. Ma c’entra anche il fatto che ad oggi la partita commerciale e le sfide geoeconomiche per la ricostruzione delle catene del valore e di fornitura si sommano in termini caotici e la perdita di Wall Street, trainata di recente dai giganti del tech, si trascina sugli indici dominati dai subfornitori dell’area Asia-Pacifico.

“Il weekend ha permesso ai partecipanti al mercato di considerare le implicazioni non solo delle tariffe, ma anche di una possibile recessione globale e di un’ondata di beni cinesi economici e reindirizzati verso mercati non statunitensi”, nota il Financial Times. La reazione emotiva è comprensibile e giustificata. Ma non di solo panico vivono oggi le Borse asiatiche. Scaricare mercati costosi e sovrapprezzati può anche essere una strategia. La finanza asiatica è stracolma di titoli americani o di aziende in sovra-esposizione sul mercato Usa.

Di fronte all’ipotesi statunitense di sacrificare l’equity (i capitali borsistici) per affrontare i deficit gemelli, una borsa coperta da movimenti speculativi eccessivi e sovrapprezzata avrebbe avuto meno margini di manovra. Le Borse asiatiche hanno visto i trader andare all’incasso di anni di rafforzamento dei mercati dei capitali per prepararsi al domani. Un domani in cui bisognerà investire in industria, sviluppo, filiere e catene del valore. Le Borse prezzano l’instabilità di oggi che può diventare l’opportunità di domani: chi investirà avrà le mani libere per fare strategia. Magari imparando a prescindere dal mercato americano.

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