Lo scandalo Wirecard fa sentire in maniera sensibile i suoi effetti anche sull’Italia, coinvolgendo centinaia di migliaia di persone nei disagi legati alla scoperta delle acrobazie contabili della multinazionale fintech tedesca.

Sono 325mila, infatti, le carte di debito emesse in Italia da Wirecard che sono state bloccate dopo che in seguito alla scoperta dello scandalo e degli inesistenti fondi filippini del gruppo la società è stata circondata da un vero e proprio cordone sanitario. In larga parte parliamo di cittadini ignari della portata e degli effetti dello scandalo, finiti nel fuoco incrociato per una serie di ragioni contingenti legate all’appoggio a Wirecard del sistema da loro scelto.

I fondi bloccati ammontano – per ora – a circa 20 milioni di euro. Ma le conseguenze più problematiche potrebbero riguardare il comune di Milano e, in particolare, le sue fasce di popolazione più a rischio povertà ed emarginazione sociale. Soldo, una fintech italiana con sede a Londra che emette l’omonima piattaforma di pagamento digitale, e Sisalpay sono rimaste coinvolte nelle conseguenze dello scandalo per i loro legami con Wirecard, i cui pagamenti digitali sono stati rallentati o sospesi. Ma se la seconda ha trovato in Intesa San Paolo un frangiflutti e un alleato, mettendo sul piatto una ventina di milioni di euro per il piano di copertura del danno, Soldo ha riscontrato maggiori problemi. E questo, come anticipato, impatta direttamente sul capoluogo meneghino, la cui amministrazione ha affidato a un consorzio Soldo-Satispay il servizio di bonus spesa per le famiglie in difficoltà legato alla risposta all’emergenza pandemica.

I buoni spesa risultano fondamentali per la sussistenza di migliaia di milanesi e da venerdì scorso le carte in questione hanno cominciato a manifestare rallentamenti. Il 70% dei 16mila milanesi richiedenti assistenza, con carte caricate con cifre tra i 300 e i 700 euro, si era appoggiata proprio a Soldo, vittima inconsapevole delle acrobazie scellerate di Wirecard. “In un messaggio mandato immediatamente ai propri clienti la società afferma che sta accelerando il processo di migrazione degli account da Wirecard, per assicurare un ripristino tempestivo dell’operatività”, fa notare Il Sole 24 Ore. La migrazione dovrebbe coinvolgere una transizione verso Mastercard, in modo tale da rendere garantita la gestione del fondo-spesa da 6 milioni di euro fondamentale per permettere ai milanesi di tenere botta nei mesi più duri della crisi.

Che morale dovremmo trarre dal caso Wirecard? Certamente nè il comune di Milano nè Soldo hanno responsabilità per quanto accaduto, dato che l’appoggio a una piattaforma internazionale è prassi comune e fino a poche settimane fa nessuno poteva prevedere che il dinamico colosso delle prepagate affondasse in maniera tanto fragorosa. Al contempo, lo scenario che si va aprendo è estremamente incerto e ci ricorda come nel fintech sia la sorveglianza istituzionale a fare la differenza. La digitalizzazione dei pagamenti, la smaterializzazione delle filiali, la disintermediazione sembrano aver estremamente semplificato il rapporto utente-istituzione finanziaria ma, al contempo, impongono un livello di scrutinio, supervisione e regolamentazione estremamente complesso. Questo perchè appoggiarsi a circuiti immateriali transnazionali ha i suoi rischi, e la scelta non può esser dettata dalla mera convenienza economica. La sicurezza digitale e l’affidabilità dei partner dovrà essere valutata con attenzione per evitare che le conseguenze, per ora limitate, di scandali come quello Wirecard portino in futuro a danni miliardari.

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