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In Germania negli ultimi giorni si discute molto di una questione riguardante un piccolo istituto bavarese che, secondo delle rivelazioni della stampa, sarebbe stato coinvolto in uno scandalo che chiama in causa il legame tra la finanza e le forme più avanzate di tecnologia.

Il primo giorno di luglio sulla testata tedesca Handelsbatt è apparso un articolo di inchiesta a firma di Felice Holtermann in cui si rivelavano alcuni problematici intrecci in affari sospetti che hanno riguardato somme di denaro transitate per le filiali del gruppo Deutsche Handelsbank (Dhb), istituto di proprietà del miliardario Günter Reimann-Dubbers. Dhb non è chiamata in causa dall’inchiesta come responsabile, ma come piattaforma sui cui canali si sono svolte transazioni guardate con sospetto dalle autorità giudiziarie tedesche.

Quello che Holtermann rivela è un gioco di specchi fatto di sospette piattaforme di gioco d’azzardo e lotterie gestite da call center nei Balcani che promettevano a chi si impegnava a parteciparvi profitti notevoli grazie allo sfruttamento di un ingegnoso algoritmo di intelligenza artificiale in cambio di pagamenti regolari su conti intestati sull’istituto di Monaco. Ritenuto tradizionalmente un piccolo gioiello della finanza bavarese, nonostante la ridotta capitalizzazione di poco superiore agli 820 milioni di euro. Non a caso StartMag sottolinea che era fondamentale per attrarre i clienti “oltre alla loro avidità e alla presenza di piattaforme digitali più o meno credibili, l’appoggio con l’istituto bavarese, ritenuto affidabile nel meccanismo messo in piedi dai truffatori”.

Riciclaggio di denaro sporco, proventi di attività illecite, sospette infiltrazioni della criminalità organizzata europea e balcanica avrebbero dunque riguardato le transazioni discusse. Il sospetto è che l’istituto sia stato utilizzato come processore di pagamento per reti fraudolente e che per i suoi conti sia transitata una quota notevole di fondi sporchi. L’European Funds Recovery Initiative (EFRI), organizzazione che combatte da anni la frode informatica contro i consumatori in Europa, sostiene che 322 persone avrebbero subito danni da frode informatiche con una perdita complessiva di 11,5 milioni di euro trasferiti su 30 conti di Dhb.

Non si tratta di cifre vertiginose, per ora, ma c’è il sospetto che non possa che essere la punta dell’iceberg e che quanto successo in Dhb, se confermato, si possa essere replicato su larga scala in altre banche tedesche. Il meccanismo era noto alle autorità giudiziarie tedesche fin dal 2019, anno in cui la procura di Saarbrücken portò alla luce il primo grande giro di frodi online, dietro il quale operava una rete criminale paneuropea fortemente organizzata e dotata di notevoli capacità tecniche.

Il rischio che nei prossimi mesi si possa scoperchiare un nuovo vaso di Pandora non è da escludere. Per Berlino gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una serie crescente di scandali che hanno rivelato un sistema di opacità e mancanza di controlli strutturati. Lo scandalo Deutsche Bank-Danske Bank, legato ad uno dei più grandi casi di riciclaggio di massa mai portato alla luce nell’Europa contemporanea, tuttora non è stato pienamente chiarito nella sua interezza; e dodici mesi fa la Germania assisteva alla deflagrazione della crisi legata allo scandalo che ha colpito l’emittente di carte prepagate tedesca Wirecard AG, schiantatasi, a causa di un ammanco di 1,9 miliardi di euro dichiarati in conti fiduciari inesistenti nelle Filippine.

Il caso Dhb non riguarda direttamente un istituto e il suo management, ma è indicativo delle problematiche che possono emergere quando da un lato clienti a rischio o potenzialmente “fragili” sono allettati con opportunità legate a presunte, mirabolanti conseguenze dell’applicazione delle nuove tecnologie e dall’altro negli istituti, per carenza di personale o scarsa consapevolezza del rischio, manca un forte e strutturato dipartimento volto a prevenire l’eventualità che l’immagine della banca sia compromessa da scandali e problematiche di questo tenore. La difesa del brand e del buon nome di una banca è vitale, e in tempi di cyberwar, pirateria informatica e tecnologie critiche, passa anche l’elaborazione di una cultura della sicurezza in materia tech. Il fatto che nella solitamente previdente ed ordinata Germania si aprano queste falle è un’ulteriore colpo al mito di un’infallibilità della Repubblica federale in campo economico-finanziario che negli ultimi anni conosce continue, ripetute e puntuali smentite.