Negli ultimi giorni, due sviluppi significativi ma ampiamente ignorati hanno coinvolto la potente famiglia Elkann, rivelando una tendenza preoccupante nel panorama industriale italiano. Questi eventi non solo sottolineano le carenze politiche e manageriali del Paese, ma evidenziano anche un modello di svendita dei tesori industriali nazionali a interessi stranieri.
Un silenzioso cambio negli investimenti
La prima rivelazione riguarda l’aumento degli investimenti della famiglia Elkann nel settore sanitario privato. Questo avviene in un contesto più ampio, in cui il sistema sanitario italiano ha subito anni di tagli e ristrutturazioni. L’ondata di privatizzazione che attraversa il Paese sta sfruttando le vulnerabilità di un sistema finanziariamente in difficoltà. Questa tendenza solleva preoccupazioni sulla futura accessibilità e qualità dei servizi sanitari per i cittadini italiani, poiché il settore diventa sempre più orientato al profitto.
Vendita di Comau, altro gioiello industriale perduto
Ancora più allarmante è la notizia della vendita di Comau, leader mondiale nella tecnologia di automazione, da parte di Stellantis, il gigante automobilistico strettamente legato alla famiglia Elkann. Questo riecheggia una precedente transazione in cui Stellantis ha venduto Magneti Marelli, un’altra azienda iconica italiana, a una multinazionale giapponese. La vendita di Comau sembra destinata a seguire un percorso simile, mettendo a rischio il futuro di un attore chiave del settore industriale italiano.
La vendita di Magneti Marelli serve da monito. Dei 6,3 miliardi di euro guadagnati dalla transazione, una parte significativa è stata reindirizzata a Fiat, beneficiando alla fine gli azionisti piuttosto che essere reinvestita nell’azienda o nella sua forza lavoro. Questo maneggio finanziario esemplifica quello che molti considerano uno degli episodi più vergognosi della recente storia industriale italiana.
Silenzio e inazione politica
Ciò che è particolarmente sconcertante è la mancanza di opposizione sostanziale o intervento governativo. Mentre il governo tenta di impiegare strategie di golden power per garantire la sicurezza dei posti di lavoro per i dipendenti di Comau, l’efficacia di queste misure rimane dubbia. Si teme che i nuovi proprietari possano gravare Comau di debiti, replicando lo scenario di Magneti Marelli, dove la sostenibilità dell’azienda è divenuta dipendente dai fondi pubblici di emergenza.
Questa situazione mette in luce una grave carenza nella leadership politica italiana in materia di politica industriale. Sia la destra che la sinistra sembrano intrappolate da un fervore neoliberista che dà priorità alla libertà di mercato rispetto all’intervento strategico dello Stato. La destra è focalizzata a non scontentare il grande capitale, mentre la sinistra propone visioni irrealistiche di un’utopia post-industriale che lasciano il Paese impreparato ad affrontare le sfide industriali moderne.
Implicazioni più ampie
L’erosione continua della base industriale italiana non è solo una preoccupazione economica, ma anche culturale e sociale. Il declino di aziende iconiche come Comau e Magneti Marelli simboleggia una perdita di patrimonio nazionale e una presenza sempre più ridotta nei mercati industriali globali. Questa tendenza potrebbe portare a conseguenze economiche a lungo termine, tra cui perdita di posti di lavoro, riduzione dell’innovazione e indebolimento della competitività nazionale.
Un trend consolidato
L’attuale traiettoria dell’Italia di vendere i suoi gioielli industriali a entità straniere riflette una combinazione preoccupante di incompetenza politica e miopia manageriale. Mentre la nazione affronta queste sfide, c’è un urgente bisogno di una strategia industriale coerente che bilanci le dinamiche di mercato con la protezione degli interessi nazionali. Solo attraverso un’azione decisiva l’Italia potrà preservare il suo patrimonio industriale e garantire un futuro prospero per la sua economia e la sua forza lavoro.

