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L’Agenzia spaziale europea (Esa) pensa in grande e l’Italia aiuta a sviluppare una programmazione strategica di lungo periodo che porter√† al massimo storico gli investimenti del Vecchio continente nell’esplorazione spaziale, da sempre tra i settori pi√Ļ complessi per le sue implicazioni tecnologiche, scientifiche e industriali.

Nella riunione programmatica svoltasi il 27 e il 28 ottobre scorso a Siviglia ministri di riferimento delle politiche spaziali hanno concordato uno stanziamento record di 14,4 miliardi di euro per un periodo che, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere di tre anni. L’aumento della contribuzione all’Esa, certamente, riflette le incertezze sul¬†bilancio pluriennale¬†dell’Unione Europea ma √®, prima di tutto, un’ambiziosa manifestazione di intenti. L’Esa mira a essere leader nella corsa allo spazio e a non rinunciare ai progetti gi√† avviati.

“Al trasporto spaziale sono assegnati 2,238 miliardi pi√Ļ gli oltre 500 milioni in cinque anni destinati alla base di lancio di Kourou nella Guyana Francese”, sottolinea StartMag. Parliamo di un settore nel quale l‚ÄôItalia ha ormai un ruolo di leader, certificato dal posizionamento strategico di¬†Avio¬†nel programma¬†Vega, che per il 75% utilizza capitali e tecnologia italiani. L’Italia ha ottenuto un risultato di primo livello facendo passare la linea della complementariet√† tra il suo lanciatore e l’omologo francese Ariane. Alla riunione interminsiteriale, dunque, “pare che Parigi non abbia seguito le raccomandazioni parlamentari che invitavano a concentrarsi sullo sviluppo di Ariane 6 e a mettere in discussione gli sviluppi di Vega E”.

Per quanto concerne la contribuzione all’Esa per il periodo preso in considerazione Roma sfiorer√† i 2,3 miliardi di euro, ovvero il 16% dei fondi dell’agenzia. Si tratta del terzo contributo assoluto dopo quelli di Francia (2 miliardi e 664 milioni di euro, 18,9%) e Germania (22,9% con 3,294 miliardi), superiore all’11,5% di contribuzione del Regno Unito (1 miliardo e 655 milioni). In totale, i quattro Stati copriranno il 69,3% del fondo totale dell’Esa, che riunisce al suo interno 22 Paesi.

A margine dei lavori degli Stati Generali dello Spazio svoltisi al Maschio Angioino di Napoli a inizio dicembre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio¬†Riccardo Fraccaro¬†ha dichiarato che “il settore dello spazio rappresenta il volano per lo sviluppo, l’innovazione e la competitivit√† del sistema Paese”. Non solo: rappresenter√† ben presto la nuova frontiera del confronto geostrategico tra le potenze, tanto che gli Stati Uniti, la Cina e la Russia hanno gi√† predisposto strategie di lungo periodo per tornare in forza nello spazio. L’Esa √®, assieme a un’altra eccellenza della ricerca scientifica del Vecchio Continente (il Cern), uno dei pochi ambiti in cui i Paesi europei siano riusciti a costruire una collaborazione fattiva e improntata al conseguimento di un’agenda strategica.

Non a caso, mentre la¬†Nato¬†punta allo sbarco oltre l’atmosfera terrestre, l’Esa cura i programmi dalle maggiori ricadute securitarie gi√† conseguiti. Il programma pi√Ļ finanziato del nuovo budget, non a caso, √® quello per l’osservazione della Terra,¬†a cui andranno oltre 2,5 miliardi di euro ripartiti principalmente tra il programma di monitoraggio¬†Copernicus¬†(fondamentale per la rilevazione dell’inquinamento) e il sistema di posizionamento satellitare¬†Galileo, la risposta europea al Gps, forse l’iniziativa che meriterebbe il maggior rilancio possibile negli stanziamenti e nel sostegno politico. Vedere l’Italia protagonista in questo ambito ci ricorda, al contempo, le eccellenze culturali, tecnologiche e industriali che rafforzano il Paese: l’applicazione al settore spaziale di un serio ragionamento di politica industriale √® la miglior lezione che la nostra classe dirigente pu√≤ trarre, per ripianare agli errori commessi negli ultimi decenni in altri settori in cui tale elaborazione √® completamente mancata.

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