SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

Il commercio Cina-Iran tocca il minimo storico dopo 20 anni. La pandemia, unitamente al timore delle sanzioni statunitensi, sta drasticamente rimodulando i rapporti economici tra Pechino e Teheran che, adesso, si fanno più complessi che mai.

Una special relationship

Un rapporto fatto di grossi volumi commerciali, petrolio e armi: non si può dimenticare, infatti, che Pechino è stata un grosso fornitore di hardware militare per Teheran nella guerra Iran-Iraq ed è stata tra i suoi primi tre fornitori di armi nell’ultimo decennio (269 milioni di dollari statunitensi dal 2008 al 2018, dati Stockholm International Peace Research Institute). Nel lungo conflitto con gli Stati Uniti, l’Iran si è sempre più rivolto alla Cina per potenziare i suoi militari e per aiutare a proteggere la sua economia dalle sanzioni commerciali imposte da Washington.

La Cina rimane il principale partner commerciale dell’Iran, ma le sue importazioni di petrolio dal paese sono fortemente diminuite a causa delle sanzioni statunitensi. A novembre 2019, secondo gli ultimi dati disponibili, la Cina ha importato 547.758 tonnellate di petrolio iraniano, in calo rispetto ai 3,07 milioni di tonnellate di aprile, secondo l’Amministrazione generale delle dogane della Cina. Gli scambi tra Cina e Iran nel 2018 sono ammontati a $ 35,13 miliardi di dollari, con circa il 50% costituito da petrolio greggio. Questo allentamento degli scambi tra i due giganti asiatici era in atto già da un anno come dimostra la contrazione del commercio bilaterale ma soprattutto la nuova politica della Bank of Kunlun, l’istituto finanziario che si occupa degli scambi Cina-Iran. La banca ha informato i suoi utenti che dopo il 9 aprile non avrebbe più trattato accordi commerciali inerenti al settore edile, minerario e manifatturiero mantenendo solo gli accordi per forniture umanitarie e le attività non sanzionate.

La data del 9 aprile non è casuale e si riferisce ai 90 giorni trascorsi dall’Executive Order 13902 con il quale, il 10 gennaio 2020, gli Stati Uniti hanno aumentato in modo significativo le sanzioni all’Iran. Esso infatti autorizza sanzioni contro i settori iraniani che in precedenza non erano stati specificamente presi di mira ritenendo “il regime iraniano responsabile di attacchi contro il personale e gli interessi degli Stati Uniti, negandogli sostanziali entrate che potrebbero essere utilizzate per finanziare e sostenere il suo programma nucleare, lo sviluppo di missili, il terrorismo e le reti di procura terroristiche”. EO 13902 autorizza il Segretario del Tesoro, in consultazione con il Segretario di Stato, a imporre sanzioni contro le persone (comprese le persone non statunitensi) coinvolte in transazioni relative ai settori vietati. Delle ulteriori specifiche che hanno gettato nel panico molte realtà cinesi a sostegno dell’Iran, soprattutto negli ultimi due mesi.

Se dunque Pechino si rialzerà dalla pandemia con una certa facilità, sarà molto più dura per l’Iran, colpito duramente dal Covid-19 e dal calo commerciale con il suo patron asiatico.

Cina e Iran nel mirino degli Usa

Le due parti si sono alternate tra il godimento del loro partenariato e il ritrovarsi nel mirino della politica estera americana, soprattutto dopo l’elezione di Donald Trump. Infatti, quando le tensioni tra Stati Uniti e Iran diminuirono brevemente, le società occidentali erano riluttanti a tornare in Iran, lasciando le loro controparti cinesi in una posizione vantaggiosa. Tuttavia, oggi, la Repubblica islamica ormai è divenuta un partner problematico per Pechino. I recenti sforzi della Cina nei confronti dell’Iran, esortando sia gli Stati Uniti che l’Iran a sostenere iniziative diplomatiche per salvare i resti dell’accordo nucleare iraniano del 2015 (di cui la Cina era firmataria), sono serviti a ben poco.

Per Pechino, il compito di bilanciare gli interessi in competizione è diventato sempre più complesso: i suoi rapporti con gli Stati Uniti sono diventati più controversi e adesso, in piena emergenza lo sono più che mai.

Fiaccati dalle sanzioni statunitensi i dirigenti iraniani sono stati costretti a rivolgersi al cosiddetto commercio chamedooni (valigia), facendo affidamento su pagamenti effettuati in contanti e trasportati oltre confine attraverso bagagli a mano. Utilizzando società di copertura e pagamenti indirizzati attraverso paesi terzi o pagati in contanti, le società iraniane e i loro partner cinesi più fedeli dovrebbero essere in grado di garantire che il commercio bilaterale non raggiunga lo zero. Nel frattempo, Teheran ha ripreso lo scambio di merci attraverso le frontiere terrestri con Iraq, Turchia, Armenia, Azerbaigian, Afghanistan e Pakistan, nonché gli scambi marittimi con gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, il Qatar e l’Oman. Solo il confine con il Turkmenistan rimane chiuso.

Un legame politico che resta

Il crollo delle relazioni commerciali tra i due paesi è un fenomeno troppo nuovo per essere codificato al meglio. L’atteggiamento morigerato cinese trova diverse spiegazioni in questo momento: non solo evitare le sanzioni americane per la sua mano tesa verso la Repubblica islamica, ma soprattutto tenere una condotta internazionale “politicamente corretta” dopo lo scoppio della pandemia e le conseguenti accuse di aver nascosto con negligenza l’entità e il numero dell’epidemia a Wuhan.

Tuttavia, ci sono alcuni interessi che Pechino deve continuare a tutelare, soprattutto in Medio Oriente. Qualsiasi esplosione del sistema Iran destabilizzerebbe il Medio Oriente e ostacolerebbero l’accesso della Cina ai mercati regionali dell’energia. Nel frattempo, però, le compagnie cinesi si sono coperte dai pericoli dell’eccessiva dipendenza dalle spedizioni di petrolio iraniano ampliando le loro partnership con altri fornitori all’interno e oltre il Medio Oriente: nel 2019, infatti, gli acquisti cinesi dall’Arabia Saudita e dalla Russia, i suoi due principali fornitori di petrolio, sono aumentati rispettivamente del 4% e del 9%.

Il legame, forte, tuttavia resta: in una telefonata svoltasi proprio lunedì scorso, il presidente iraniano Hassan Rouhani e il presidente cinese Xi Jinping hanno sottolineato la necessità di cooperare nella battaglia contro il coronavirus e di espandere i legami commerciali. Rouhani ha anche chiesto aiuto a Xi per porre fine alle sanzioni statunitensi che i funzionari iraniani ritengono ostacolare gli sforzi della Repubblica islamica per combattere il coronavirus.