La scoperta di un enorme giacimento petrolifero da parte delle autorità iraniane, come annunciato dal presidente Hassan Rouhani nella giornata di domenica, apre nuove ed interessanti prospettive per Teheran, la cui economia soffre a causa delle sanzioni imposte da Washington in merito alla questione del nucleare. Il giacimento è localizzato nella provincia del Khuzestan, nel sud-ovest del Paese, ha un’estensione di 2,400 chilometri quadrati, una profondità di ottanta metri e conterrebbe, secondo alcune stime, almeno 53 miliardi di barili di petrolio grezzo. L’Iran che è tra gli Stati fondatori dell’Opec, l’organizzazione che riunisce le principali nazioni produttrici di greggio, ha riserve di petrolio grezzo stimate in oltre 155 miliardi di barili ( al quarto posto in una ipotetica classifica mondiale) e la recente scoperta ne consentirebbe una crescita significativa.

La difficile questione nucleare

Le dichiarazioni di Rouhani sono giunte a pochi giorni di distanza dall’annuncio, fatto da Teheran, in merito alla ripresa del processo di arricchimento dell’uranio nel Paese, una violazione degli accordi sul nucleare stipulati nel 2015. L’amministrazione Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’intesa ed ha sottoposto il Paese a pesanti sanzioni, che mirano ad indebolire le capacità di Teheran di esportare il petrolio sui mercati internazionali e di trarne così giovamento economico. Le nazioni europee, desiderose di salvare l’intesa, si sono così trovate prese tra due fuochi: da un lato l’aggressività mostrata da Washington e dall’altro la pervicacia mostrata dall’Iran nel voler proseguire sulla strada dell’arricchimento dell’uranio. Chiunque provi a comprare petrolio da Teheran viene sottoposto alle pesanti sanzioni americane e ciò ha sostanzialmente portato ad un perverso circolo vizioso: le conseguenze dei provvedimenti statunitensi si sono fatti sentire sull’economia iraniana (la cui valuta si è deprezzata) e pertanto le autorità del Paese non hanno alcun interesse ad adempiere ai patti già contratti in materia di nucleare, Washington, dal canto suo, non può rimuovere le sanzioni se l’atteggiamento di Teheran continuerà ad essere spavaldo ed in mancanza di aperture alla moderazione.

Le prospettive

La regione del Golfo Persico continua ad essere afflitta dalle difficili relazioni tra Stati Uniti ed Iran, destinate ad avere forti ripercussioni sull’area. Sembra improbabile che l’amministrazione Trump possa tornare sui suoi passi in merito alle sanzioni, a meno di sviluppi clamorosi ed una eventuale conferma in seguito alle elezioni presidenziali del 2020 potrebbe persino favorire un aumento delle tensioni nella già complesse relazioni bilaterali. Il quadro è reso ancora più precario dai rapporti, non buoni, tra Arabia Saudita e Teheran che hanno avuto ripercussioni, ad esempio, sullo scenario yemenita. Nel complesso gioco di potere per il predominio sul Medio Oriente ogni mossa viene valutata con attenzione e può avere una serie di conseguenze. La scoperta di un nuovo giacimento da parte dell’Iran rappresenta una boccata d’aria per le autorità del Paese ma, al tempo stesso, questa ricchezza potenziale non può essere sfruttata sui mercati internazionali e solamente un miglioramento dello scenario potrà facilitare uno sviluppo in tal senso. Il timore è che la polarizzazione delle posizioni americane ed iraniane possa portare ad un ulteriore aumento delle tensioni e ad una crisi ancora più marcata che potrebbe persino sfociare in azioni ostili, sebbene circoscritte, dal punto di vista bellico. Le prospettive future della regione sono strettamente legate alla capacità dei diversi attori di mantenersi in un precario equilibrio ostile che non degeneri in guerra aperta.