L’Iran è da sempre il crocevia dei commerci tra l’India, la Cina e l’Europa. I caravanserragli che si susseguono lungo tutto il suo territorio sono come la spina dorsale di un sistema millenario di commerci e scambi culturali. La centralità del Paese nel commercio internazionale e la naturale propensione per lo scambio di merci degli iraniani, ha permesso all’Iran di rinascere sempre dalle sue ceneri, come l’Araba Fenice.

Il regime iraniano ha una forma di resilienza quarantennale che ha permesso per ora al governo di sopravvivere alle nuove sanzioni economiche americane. Sanzioni che pur non essendo approvate anche dagli europei, hanno comunque portato a una generale fuga delle grandi aziende occidentali, europee comprese. Le sanzioni americane infatti impediscono a qualunque azienda che fa affari con l’Iran di avere rapporti economici con gli Stati Uniti.

Questo ha comportato una fuga di tutte le banche occidentali dalla Persia. Anche le piccole banche italiane che operavano nel paese, la genovese Carige ed il Banco Popolare di Sondrio, hanno lasciato l’Iran. Certo nulla di nuovo sotto il sole, le banche erano ritornate nel paese solamente dopo l’approvazione dell’accordo sul nucleare fatto con il beneplacito di Barack Obama. Accordo che Donald Trump ha stracciato unilateralmente sotto pressione saudita e americana.

Gli iraniani hanno fatto ricorso alle vecchie strategie. Vendono il petrolio agli indiani e lavorano per farsi pagare in rupie, lo vendono ai cinesi e si fanno pagare in merci. Addirittura stanno investendo nelle criptovalute.

Certo il rial negli ultimi mesi è salito sulle montagne russe, per poi parzialmente stabilizzarsi. I prezzi dei beni importati sono saliti moltissimo, si pensa anche perché alcuni speculatori invece di venderli, ne hanno fatto scorte.

Per contrastare le nuove sanzioni il governo sta puntando a riaprire le molte fabbriche che, durante gli anni Ottanta e Novanta, producevano in modo autarchico la più parte dei beni. Sta inoltre rafforzando i legami con la Cina, l’India e la Russia.

L’Iran sta puntando sulla “One Belt, One Road” cinese, a cui ha aderito, tra molte polemiche americane, anche l’Italia. Durante una conferenza a Teheran, il ministro Farhad Dezhpasand ha detto che il piano cinese “va oltre il settore dei trasporti, coprendo una vasta gamma di settori hardware e software tra cui strade, petrolio e gas, zone economiche di libero scambio, tecnologie dell’informazione e comunicazioni, risorse umane, energia, turismo e finanza”.

Ha anche descritto i legami reciproci tra Iran e Cina come “profondi e strategici” e ha detto che “il presidente iraniano è molto desideroso di espandere i legami del suo paese con la Cina”.
Il ministro iraniano ha poi affermato che “Iran e Cina godono di capacità uniche per stabilire un’ulteriore cooperazione”.

Si fanno sempre più stretti anche i rapporti con la Siria. Qualche settimana fa, su richiesta di Teheran, Damasco ha annunciato la sua intenzione di dare in concessione il porto di Latakia all’Iran a partire da ottobre.

Il governo americano, per tentare di costringere l’Europa, l’India e la Cina a tagliare i rapporti economici con Teheran, ha deciso di non rinnovare la moratoria, per alcuni Paesi tra cui l’Italia, che sospendeva per qualche mese le sanzioni sulla vendita di petrolio iraniano. Decisione che è stata molto criticata dall’Unione Europea, Cina e India. Molti osservatori hanno accusato gli Stati Uniti di fare tutto questo per alzare il prezzo del petrolio e rendere quindi competitivo lo shale oil americano, che ha costi di estrazioni molto più alti di quello iraniano. Washington tenta inoltre di obbligare i paesi che comprano petrolio persiano a sostituirlo con petrolio saudita.

Un altro settore duramente toccato è quello del turismo. Da quando gli americani hanno cominciato a creare problemi alle persone che hanno visti iraniani sul passaporto, Teheran ha iniziato a rilasciare visti elettronici, non timbrando più i passaporti. Ispirandosi così alle tecniche usate dal governo israeliano e da quello del Nagorno Karabakh, per aggirare la proibizione applicata da molti paesi mediorientali di viaggiare in questi paesi. Un altro problema è la cancellazione da parte di molte compagnie aeree dei voli verso l’Iran. Alitalia ha cancellato, per la prima volta da quando erano stati inaugurati, i suoi collegamenti con Teheran. Non era mai accaduto, nemmeno durante la guerra tra Iran e Iraq. I voli dell’Iran Air e della Mahan, continuano a collegare l’Italia a l’Iran, ma hanno grossi problemi. Infatti, si devono rifornire di benzina in Iran e Turchia, in quanto in Europa hanno enormi difficoltà a rifornirsi per colpa delle sanzioni americane.

In tutto questo nel paese continuano gli scioperi nelle fabbriche che interessano, a macchia di leopardo, tutto il Paese. La gente protesta per i bassi salari e l’inflazione crescente da ormai un anno. Le alluvioni che hanno colpito gravemente il paese questa primavera e la gestione dell’emergenza da parte del governo, hanno poi aumentato lo scontento della gente.

Certo non è detto che le sanzioni americane portino l’economia a collassare. Le porte chiuse in faccia dagli americani, potrebbero trasformarsi in portoni spalancati dalla nuova potenza cinese, memore dell’antica via della Seta. Le rotte di un tempo potrebbero diventare lo strumento dei nuovi poteri emergenti.