“L’era del dominio americano nella guerra economica è finita”: è tranchant il titolo dell’analisi di Nicholas Mulder, professore alla Cornell University e’autore di “L’arma economica: l’ascesa delle sanzioni come strumento di guerra moderna“, pubblicata dal Financial Times.
Un approfondimento che spiega attivamente come la Terza guerra del Golfo stia creando un netto disvelamento di una realtà che si stava consolidando da anni: la capacità di Washington di usare la coercizione economica come strumento di indirizzo della geopolitica globale sta venendo meno e, anzi, facendo a sua volta una mirata e sempre più estesa guerra economica ed energetica la Repubblica Islamica intende portare, nei limiti delle sue possibilità, il conflitto in casa di Washington e dei suoi alleati. Fisicamente, laddove si tratta degli attacchi a raffinerie, oleodotti, centri di distribuzione nel Golfo.; commercialmente, col blocco dello Stretto di Hormuz; finanziariamente, quando si parla del combinato disposto tra gli effetti sui prezzi legati alle disruption e la scarsità fisica dei beni.
La guerra economica dell’Iran
Lo ha ben detto Mick Ryan sulla sua newsletter Substack Futura Doctrina: “la guerra di Teheran è una guerra economica regionale e globale con una dimensione sociale interna”, in un contesto in cui “il suo strumento principale non è la sua aviazione distrutta o il suo arsenale di missili balistici notevolmente ridotto. I suoi strumenti principali sono lo Stretto di Hormuz, gli sciami di droni per saturare le difese regionali e il prezzo del petrolio”.
L’Iran risponde agli assalti israeliani al gas e ai raid americani sul Paese puntando direttamente i future, gli spread tra i prezzi delle materie prime travolte dalla guerra e quelli delle consegne fisiche, incentivando la scarsità di gas naturale, oro nero, alluminio, urea, fertilizzanti e tutto ciò che passa nella strozzatura tra Golfo e Mar Arabico. E non solo. Colpendo i Paesi del Golfo ne colpisce la capacità di sdoganare investimenti in conto capitale e tecnologia. Dal deal per l’acquisizione di Warner Bros Discovery da parte di Paramount a quello per il progetto Stargate, sono innumerevoli nei soli Usa i progetti che dipendono dai denari di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar. La “sanzione” imposta a Washington mirando la rendita energetica che ancora finanzia queste capacità d’investimento è notevole.
Hormuz, atomica iraniana
L’atomica iraniana di Hormuz ha un fallout graduale. Ma il danno di primo piano è alla capacità americana di coercizione economica, come nota Mulder: l’Iran “ha trasformato un punto di strozzatura fondamentale dell’economia mondiale in un’arma per costringere il suo avversario a ridurre la tensione” e ha confermato quanto è riuscito alla Russia dallo scoppio della guerra in Ucraina e alla Cina dopo l’offensiva daziaria di aprile 2025, ovvero l’esistenza di una capacità di diversificazione in grado di alleggerire la pressione statunitense su economie rivali.
La globalizzazione e l’interconnessione impediscono di isolare completamente un Paese ma creano un’asimmetria sfavorevole, principalmente, per chi della connessione stessa fa un dividendo per il proprio sistema. E Mulder ricorda che esiste una teoria dei vasi comunicanti in un contesto in cui sostenere più strategie di questo tipo è complesso, dato che “sventare l’arma energetica utilizzata da Teheran ha quindi reso necessario un allentamento della guerra economica contro Mosca”.
I limiti della guerra economica americana
La guerra economica non può essere infinita nei tempi e nella durata: l’idea di escludere intere economie dal sistema-mondo con le sanzioni, di renderle operative vita natural durante e senza limiti, di ritagliare la globalizzazione a proprio piacimento si sta scontrando con l’impossibilità degli Usa di garantire la sostenibile deterrenza per tenere in mano il pallino del gioco. La guerra economica era l’arma americana per eccellenza: lo si è visto in casi diversi, dalle sanzioni imposte al Giappone nel 1941 prima di Pearl Harbour allo strangolamento dell’Iraq post-Guerra del Golfo, passando per le manovre che precedettero il golpe cileno nel 1973. Ora questa capacità è venuta meno. E riconquistarla sarà ardua. Il mondo ha preso le misure all’America. E Washington di ciò non si è pienamente accorta.
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