La rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta investendo molti settori strategici dell’economia contemporanea, e quello delle infrastrutture non fa eccezione. In particolar modo, gli algoritmi di IA possono contribuire ad amplificare la capacità della sensoristica “smart” applicata alle grandi infrastrutture fisiche (dighe, ponti, viadotti e via dicendo) e digitali per potenziare la capacità di monitoraggio su larga scala delle opere.
Sloan Review, la testata sul management del Massachusetts Institute of Technology (Mit)ha Parlato di maintenance revolution in riferimento all’applicazione degli algoritmi di IA in questo campo strategico, facendo riferimento tanto ai processi industriali che agli asset fisici. Vale in linea di principio il fatto che, come si legge su Sloan Review, “i modelli di apprendimento automatico possono prevedere in modo affidabile i guasti imparando dai dati storici e adattandosi alle mutevoli condizioni ambientali”, ricordando che in un progetto pilota sulla Metropolitana di New York durato quattro mesi “i sensori hanno identificato correttamente il 92% dei difetti che gli ispettori umani avrebbero poi rilevato manualmente”. In appoggio al monitoraggio umano, quello digitale sommato alla potenza di calcolo che l’IA potrà sdoganare può contribuire in prospettiva alla maggiore sostenibilità e gestibilità delle grandi infrastrutture.
L’applicazione al monitoraggio delle infrastrutture degli algoritmi più avanzati può consentire una più agile capacità di coordinamento dei flussi di dati, una maggiore presa di consapevolezza delle conseguenze di guasti e disservizi, un’analisi in tempo reale. Piattaforme analitiche basate sull’IA possono non solo governare i dati inviati dai sensori intelligenti in tempo reale ma anche consentire ai supervisori umani dei dispositivi tecnologici di controllo di poter prevedere anomalie, guasti, fratture in aree critiche dell’infrastruttura prima che abbiano luogo, porre in essere azioni conservative, ottimizzare ispezioni e controlli che di persona potrebbero durare settimane e di conseguenza consentire un miglior impiego del capitale umano nella governance infrastrutturale e una decisa riduzione dei costi.
Il recente rapporto “AI for infrastructure resilience” realizzato dal Deloitte Center for Sustainable Progress stima che il risparmio globale annuo per l’adattamento alla durata sul lungo periodo, alla resistenza ai cambiamenti climatici e all’ammodernamento delle reti che l’IA garantirà alla gestione delle infrastrutture potrà raggiungere i 70 miliardi di dollari l’anno entro il 2050. Nel report Deloitte nota inoltre che “in seguito a un disastro naturale, l’intelligenza artificiale può valutare rapidamente i danni, consentendo ai leader di riavviare rapidamente le attività economiche critiche e ricostruire le comunità, riducendo al contempo gli sprechi di materiali”.
Una sfida strategica, dunque, attende i progettisti di grandi opere infrastrutturali, reti viarie di pubblico servizio, dighe, ponti, viadotti nei prossimi anni: rendere le infrastrutture stesse “intelligenti”, dialoganti con gli ecosistemi circostanti e dotati della sensoristica avanzata capace di governare minacce sistemiche e problematiche ambientali di varia misura. Si parla spesso di resilienza, e la tecnologia è una delle vie per ottenerla. E al contempo tramite la governance delle infrastrutture l’IA può entrare in forze nel mondo concreto, andando oltre la base generativa e mostrando il suo potenziale di tecnologia disruptive. In grado di migliorare tangibilmente la vita delle persone sul lungo periodo.

