Caro caffè, quanto ci costi! Gli italiani hanno già dovuto, da tempo, sperimentare i rincari del prodotto da bar più consumato nel Paese, salito mediamente da 1-1,10 a 1,20-1,40 euro a tazzina al banco. Ma ora è il mercato mondiale della materia prima a preoccupare. I prezzi del caffè sui mercati internazionali, infatti, sono ai massimi da oltre un decennio. Ora il caffè è scambiato a 5,86 dollari al chilogrammo, con il future in aumento del 20% da inizio anno e del 40% in dodici mesi.
In alcuni mercati di punta per qualità particolarmente raffinate, Bloomberg segnala rincari del 40% nel solo anno in corso. E questa dinamica, che nelle Borse delle materie prime tra New York e Chicago prende la forma di un gioco finanziario non privo di elementi speculativi, spinge verso lo spettro di un rincaro fino a 2 euro a tazzina per il caffè al banco in Italia.
Come nasce l’inflazione che dal mercato del caffè arriva alle nostre tazzine? Essenzialmente, da una semplice logica di mercato: la materia prima ha subito uno shock all’offerta, su cui fa il resto il gioco delle aspettative. Va detto, come ha ricordato l’Independent, che la carenza di caffè sui mercati quest’anno ha avuto una portata inaudita: “Il Brasile, il più grande produttore mondiale di caffè arabica, è alle prese con una grave siccità. Nella regione del Minas Gerais, che produce quasi un terzo del caffè arabica brasiliano, le precipitazioni sono state ben al di sotto del normale, secondo Somar Meteorologia, l’agenzia meteorologica nazionale brasiliana”. I mercati scontano il rischio che la siccità danneggi le piantagioni tanto da condizionare anche i raccolti del 2025 e del 2026.
Inoltre, la testata britannica ricorda anche un analogo problema in Sud-Est Asiatico: “in Vietnam, il più grande produttore mondiale di caffè Robusta, il tifone Yagi ha devastato le regioni di coltivazione del caffè del paese, uccidendo più di 200 persone e danneggiando vaste aree di terreni agricoli”.
Due crisi in due parti diverse del mondo, su filiere del caffè parallele, hanno creato uno shock che si riverbera nei nostri contesti sotto forma di aumento dei prezzi. Un grande effetto-domino che parla della complessa interazione tra un mercato mondiale delle materie prime che non può permettersi interruzioni e una concentrazione dettata dal vantaggio di prezzo che rende vincolati a pochi Paesi i processi di fornitura. Nel mondo della globalizzazione, insomma, le logiche del caffè si avvicinano a quelle del gas naturale e di altre materie prime energetiche. La tendenza speculativa di questi mercati in casi di crisi è, dunque, da mettere in conto. E ci dice molto della fragilità del sistema globalizzato in cui viviamo.
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