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L’inflazione torna a mordere negli Stati Uniti e l’amministrazione di Donald Trump, artefice con le sue scelte della politica economico-commerciale basata sui dazi di mosse che potrebbero alimentarla, non può sottovalutarla.

L’inflazione torna a crescere negli Usa

L’inflazione generalizzata è rimasta stabile al 2,7% a luglio rispetto all’anno scorso, ma si è alzata dello 0,2% rispetto a giugno, mentre quella “core” che esclude i prodotti a più alta volatilità, è balzata al 3,1% su base annua, +0,3% mese su mese. Sono i primi accenni di una serie di rincari che rischiano di danneggiare le aspettative della Casa Bianca circa un pronto taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve a settembre e, soprattutto, di causare profondi grattacapi politici al presidente.

Tra i vari motivi per cui Trump ha riconquistato la Casa Bianca alle presidenziali del 2024, l’economia e l’inflazione hanno giocato un ruolo decisivo. Nonostante una vasta crescita economica trainata da digitale, Ia, investimenti industriali l’era di Joe Biden è stata caratterizzata da grandi problematiche per la microeconomia delle famiglie Usa. I tassi in rialzo, l’aumento di costo di generi di prima necessità come le uova o il gallone di benzina, la crescita delle rate per gli affitti hanno generato un clima di percepita insoddisfazione e incertezza che ha dato terreno fertile alla propaganda politica del Partito Repubblicano. Lo stesso potrebbe verificarsi, a rovescio, contro Trump in vista delle Midterm del 2026.

Cibo e elettricità in volo

Tyler Durden su Zero Hedge avverte che quella catturata dai dati rischia di essere solo la cresta di un’onda ben più alta e che ” i prezzi stanno aumentando  
a due cifre  ovunque intorno a noi. negli Usa”.

Durden cita alcuni dati legati al mercato alimentare: +38,9% l’aumento delle verdure fresche da giugno a luglio, del 25% l’incremento del caffè mentre, al contempo, “I prezzi dell’elettricità sono aumentati a un ritmo doppio rispetto al tasso di inflazione complessivo e alcuni anziani ora devono scegliere tra  pagare la bolletta della luce e pagare le medicine“. Il Bureau of Labour Statistic segnala anche un corposo +11% annuo del prezzo della carne di manzo e vitello, tra le più apprezzate dagli americani, nel quadro di un superciclo internazionale delle materie prime alimentari.

I dazi possono generare un effetto ulteriore, in un contesto in cui, come abbiamo scritto, stando ai dati raccolti prima di luglio importatori (principalmente) e consumatori stavano sopportando oltre l’80% dei costi delle tariffe promosse da Trump.

E non finisce qui: secondo un sondaggio di LifeStance Health, oltre 8 americani su 10, l’83% per la precisione, vivrebbe ansia, smarrimento e inquietudine a causa del costo della vita, un fenomeno definito di “Stressflation” da Morningstar. 

L’inflazione è il peggior nemico di Trump

Paul Whiteley, politologo e alungo docente all’Università dell’Essex, ha scritto per l’European Consortium for Political Research (Ecpr) che l’inflazione può essere il peggior nemico del secondo mandato di Trump, dato che i dazi, il deprezzamento del dollaro rispetto all’euro e alle altre valute globali e la spinta sul debito dello One Big Beautiful Bill volto a tagliare le tasse strutturalmente convergono nell’alimentare questo problema proprio mentre Trump pressa Jay Powell, governatore della Fed, per un taglio dei tassi incompatibile con la situazione inflazionistica.

Per il New York Times i dati di aumento dell’inflazione sono un segno che “le aziende stanno più facilmente scaricando i costi legati alle tariffe sui propri clienti, dopo un periodo prolungato di modesta crescita dei prezzi”. E questo può generare in prospettiva tensioni e rabbia nel Paese. 12 mesi di alta inflazione rischiano di rompere le uova nel paniere a Trump. Contenere il costo della vita e mantenere la crescita sarà la grande sfida economica di The Donald. E la partita su cui si gioca la possibilità del Partito Repubblicano di difendere Camera e Senato a novembre 2026.

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