L’Indonesia ha siglato undici accordi commerciali con gli Emirati Arabi Uniti, per un valore complessivo di quasi 23 miliardi di dollari, che dovrebbero portare investimenti nel settore energetico ed in altre aree del comparto economico. A riferirlo è stato il Presidente indonesiano Joko Widodo che si è recato, nel corso del fine settimana, in visita ufficiale ad Abu Dhabi dove ha incontrato il Principe Ereditario  Sheikh Mohammed Bin Zayed. Widodo è intenzionato a potenziare gli investimenti dall’estero per sostenere la crescita dell’economia nazionale, che si è attestata ad un più cinque per cento negli ultimi anni e per favorire la creazione di nuovi posti di lavoro. Gli Emirati, dunque, si confermano un polo attrattivo molto forte ed in grado di stabilire nuove e proficue partnership con altre aree del globo.

Sviluppi positivi

Le numerose intese raggiunte riguardano, tra gli altri, anche il settore petrolchimico e del gas:  la Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) ha raggiunto accordi con le omologhe indonesiane PT Pertamina e PT Chandra Asri Petrochemicals e questi includono la fornitura di circa 528,000 tonnellate di petrolio gas liquido dalla ADNOC alla Pertamina entro la fine del 2020. Altri accordi sono stati siglati in ambito sanitario, agricolo, educativo e della lotta al terrorismo. Si è poi parlato della creazione di un fondo sovrano che dovrebbe portare ad ulteriori investimenti da parte di Dubai.

L’economia indonesiana è cresciuta del 5 per cento nel corso del 2019 mentre il tasso di inflazione è stato mantenuto sotto controllo grazie ad una serie di politiche governative volte a controllare i prezzi ed il tasso di disoccupazione, nel mese di agosto del 2019, si era attestato al 5,28 per cento. A marzo del 2019, inoltre, il 9,41 per cento degli abitanti del Paese viveva sotto la soglia di povertà, calcolata secondo i parametri fissati dall’esecutivo nazionale, in leggera decrescita rispetto al 9,82 per cento registrato nel marzo dell’anno precedente.

Le prospettive

Joko Widodo, nel corso del suo primo mandato iniziato nel 2014, si è focalizzato sulla crescita dell’economia indonesiana ed ha cercato di attirare investimenti dall’estero, in primis da compagnie cinesi e giapponesi, nel settore delle infrastrutture. Il Capo di Stato ha anche accresciuto la spesa statale nell’ambito di programmi sociali, nell’ambito del settore sanitario e per sostenere il pagamento, da parte dei cittadini, delle spese alimentari e mediche. Le variegate politiche governative hanno consentito al Paese di crescere in maniera maggiore rispetto ad altre nazioni vicine ed hanno portato alla costruzione di nuovi porti, strade ed aeroporti. Il programma del presidente, chiaramente, sarà quello di continuare a favorire l’espansione dei diversi settori produttivi statali ma, non bisogna dimenticarlo, diverse incognite potrebbero impedirgli di agire in tal senso con facilità. Su tutte la minaccia del radicalismo islamico che qui, come in altre aree del globo, potrebbe tornare a colpire improvvisamente generando onde d’urto negative per la solidità e le prospettive economiche e pertanto il governo dovrà perseguire una serie di politiche anti-terrorismo efficaci ed abili a contenere una possibile espansione di questo fenomeno. Il futuro dell’Indonesia sarà deciso, dunque, anche nell’ambito del contrasto efficace al radicalismo.

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