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Difesa

L’India schiera la flotta: Modi fa sul serio con le maxi-esercitazioni in Africa

Le più grandi esercitazioni in Africa della flotta indiana mostrano l'intenzionedi Modi di presentarsi come partner alternativo a Xi Jinping.
india

L’India sta mettendo in campo la più corposa esercitazione militare mai promossa in Africa orientale da Nuova Delhi, in un’importante manifestazione di proiezione di potenza che esibisce una crescente assertività dello Stato asiatico tanto per mostrare la sua volontà di “mostrare bandiera” in un’area calda del mondo, quanto per costruire una strategia oceanica di portata regionale.

L’esercitazione Africa India Key Maritime Engagemen (Aikeyme) ha preso ufficialmente il via domenica a Dar es Salam, capitale della Tanzania, e avrà il suo clou con le manovre in mare tra mercoledì e venerdì nel cuore dell’Oceano Indiano occidentale. 9 Stati africani, tra cui anche il Kenya e le insulari Mauritius e Madagascar, si uniranno all’India per manovre orientate a testare le capacità operative comuni e l’efficacia degli strumenti di contrasto alla pirateria su base regionale, ritenuti fondamentali per garantire la libertà di navigazione e commercio che anche Nuova Delhi considera vitale per la sua proiezione geopolitica.

Una proposta alternativa a quella della Cina

L’India ha schierato nell’operazione il pattugliatore d’altura INS Sunayna e il cacciatorpediniere INS Chennai, vascelli strategici per la lotta alla pirateria della Marina Indiana che, poco più di un anno fa, ha avuto su questo fronte il battesimo del fuoco soccorrendo il cargo bulgaro MV Ruen, attaccato dai pirati somali. Coordinando gli sforzi dei Paesi africani, l’India mira a consolidare almeno tre obiettivi strategici.

Il primo è mostrare la capacità del Paese asiatico di blindare i suoi approvvigionamenti critici di materie prime. Come nota Foreign Brief, l’80% delle importazioni di petrolio dell’India attraversa l’Oceano Indiano e oltre 250 miliardi di dollari di esportazioni indiane dipendono anche dall’accesso sicuro alle stesse rotte marittime“, rendendo dunque la pirateria “un’enorme preoccupazione per il Paese”, che da tempo è attivo su questo fronte. Nell’ottobre 2022, “l’India ha organizzato un’esercitazione trilaterale antipirateria con Tanzania e Mozambico” e nelle prove in mare “la prossima esercitazione si concentrerà maggiormente sulla condivisione di intelligence e sulla sorveglianza”.

Il secondo obiettivo è mostrare ai Paesi africani di poter essere un partner chiave alternativo alla sempre più egemone Cina nell’Est del continente. Sudarshan Shrikhande, ex capo dell’intelligence navale indiana e docente presso l’Indian Naval War College di Goa, ha parlato dell’esercitazione come il perno di “un crescente impegno diplomatico ed economico con l’Africa, dove il grande protagonista è la Cina” e ha definito “senza precedenti” lo sforzo indiano. Il Financial Times nota che nella strategia del primo ministro Narendra Modi il sostegno a una crescente integrazione indo-africana è centrale, e passa per la cooperazione alla sicurezza.

Le possibili sinergie con l’Italia

Ultimo, ma non per importanza, il fatto che le partnership per la sicurezza sono centrali per l’India per blindare la sua proiezione geoeconomica e strategica, focalizzata sulla costruzione di rotte per la connettività capaci di saldare Oceano Indiano, Mar Rosso, Mar Mediterraneo. La sponda Sud del Corridoio Indo-Mediterraneo (Imec) a cui Nuova Delhi lavora è rappresentato dai Paesi dell’Africa orientale. E il fatto che questi Stati siano al tempo stesso oggetto dell’attenzione indiana e obiettivo del Piano Mattei del Governo italiano, tra i primi sostenitori dell’Imec fuori dall’Asia, può creare sinergie interessanti.

“La presenza nel Piano italiano di attori quali Kenya, Mozambico e Tanzania, consente infatti di collegare direttamente le priorità Indo-Mediterranee del Corridoio con quelle della strategia governativa di cooperazione per il Continente africano”, nota il Centro studi internazionali (Cesi). Anche a questo può servire lo sforzo indiano: a creare sinergie con attori apparentemente lontani ma capaci di avere un piede a terra in Africa. L’Italia è uno di questi Stati. E le mosse indiane nell’Oceano possono aprire, indirettamente, spazi anche a Roma.

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