Con il passaggio della pandemia di coronavirus, la Germania si è confermata in linea con il trend negativo della quasi totalità delle economie occidentali, che non sono riuscite a reggere l’impatto del duro periodo di lockdown e, più in generale, del rallentamento dei consumi. Tuttavia, mentre Paesi come la Grecia sono riusciti ad alleviare gli impatti della pandemia sulla propria economia – nonostante le difficoltà dettate da un sistema economico basato in buona parte sul turismo – Berlino si è trovata a dover gestire dati decisamente peggiori del previsto. Nel secondo trimestre, infatti, la perdita sullo stesso periodo del 2019 è stata di oltre il 10%, come riportato da Deutsche Welle, confermando tutte le difficoltà che in Germania già si temevano. E in questo scenario, Berlino rischia adesso di ritrovarsi profondamente trasformata non soltanto dai lunghi mesi di fermo ma anche da un periodo di incertezza che potrebbe protrarsi più a lungo del previsto.

Il dramma tedesco

Non c’è stato un solo anno dalla sua riunificazione ai giorni nostri nella quale la Germania sia stata colpita da un numero tanto grande di eventi avversi come in questo 2020, e non soltanto sotto il punto di vista economico. Dapprima la pandemia, quindi la recessione, poi la “scoperta” del buco di bilancio del colosso delle carte prepagate Wirecard AG – e le sue implicazioni politiche – e infine la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare le truppe di stanza nel territorio tedesco. Tutti fattori che, singolarmente, forse la Germania sarebbe stata in grado di reggere molto meglio delle stime, ma che, insieme, si sono rivelati drammatici per Berlino.

A esserne colpiti sono stati infatti quasi tutti i settori di punta della Germania, a partire dal settore finanziario arrivando sino al comparto automobilistico, col gruppo Daimler (Mercedes) che ha “minacciato” il licenziamento del 50% del personale da qui al 2030. Uno scenario da incubo, che ha causato una notevole crisi di fiducia nei confronti dell’economia tedesca e, soprattutto, un drastico calo dei consumi causato da una maggiore propensione al risparmio da parte dei consumatori. E con il mercato interno che ha perso il suo ruolo di perno all’interno dell’ambiente economico tedesco, la stessa Germania non ha potuto far altro che colare a picco.

Adesso si attende il rimbalzo

Sulla scia di quanto sta accadendo a Pechino, il mondo occidentale si aspetta una drastica inversione di tendenza nelle produzioni, pronte a ripartire dopo mesi di fatica causate dallo stallo della pandemia. Ma non è detto che ciò possa accadere anche all’Europa e, soprattutto, alla Germania in quanto possiedono un’enormità di problemi aggiuntivi dettati da un costo del lavoro più “pesante” e dalla mancanza di investimenti. E, soprattutto, sono trainate economicamente da un mercato interno che si basa su dei consumatori che, in modo più incidente rispetto agli Stati Uniti, possiedono contratti di lavoro a breve termine e dunque, sono meno propensi alle spese.

Decifrare cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi è complicato, soprattutto poiché sono ancora dibattute le questioni relative alla possibilità di una “seconda ondata”. Tuttavia, è lampante e impossibile da non notare come l’Europa e la Germania stiano procedendo a rallentatore, ancora di più di quanto atteso. Un chiaro segnale che, questa volta, la locomotiva tedesca pare aver esaurito le scorte di combustibile.

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