L’atteggiamento del Movimento 5 Stelle sul Mes è incomprensibile. In un primo momento, quando la riforma del Fondo salva-Stati stava iniziando a riempire le prime pagine di tutti i giornali, i grillini sono rimasti in silenzio; in seguito è arrivata una mezza presa di coscienza da parte del partito, anche se questo stato transitorio ha presto lasciato spazio a toni di giubilo e soddisfazione. Già, perché i pentastellati credono (e fanno credere) che la riforma del trattato del Meccanismo europeo di stabilità sia stata modificata grazie alle loro richieste. Fonti del Movimento hanno precisato che “la logica di pacchetto è stata confermata, ci sarà un nuovo round in Parlamento a gennaio, prima del prossimo Eurogruppo” e che “ci sarà il pieno coinvolgimento del Parlamento prima dei prossimi passi Mes. Ogni decisione verrà presa ascoltando le Camere, non firmeremo nulla al buio”. In poche parole i grillini sono “soddisfatti” per l’intesa di maggioranza sul Mes.

La mutazione dei grillini

La situazione è alquanto paradossale, e basta ricostruire la vicenda per smascherare il bluff grillino. Mentre la Lega ha fin da subito scelto da quale parte della palizzata stare, il leader pentastellato Luigi Di Maio è rimasto nel limbo, predicando prudenza e moderazione nei toni. Poi, con il passare dei giorni, probabilmente attratto dalla battaglia intrapresa da Matteo Salvini, o più realisticamente allarmato per una possibile perdita di consensi, il Movimento 5 Stelle ha iniziato a partorire qualche riserva sul Meccanismo europeo di stabilità. Ad esempio, dopo che il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli aveva minacciato l’ammutinamento degli istituti bancari italiani (“Le banche non sono state informate sulla riforma del Mes. Se passa non compreremo più titoli di Stato “), Di Maio ha cambiato tono: “Siamo molto preoccupati. Il presidente dell’Abi ha detto che con la riforma compreremo meno titoli di Stato e questo è un problema”.

Una vittoria di Pirro

La presa di coscienza grillina è però durata ben poco perché i dubbi, molto approssimativi e di facciata, hanno presto lasciato spazio a una diffusa soddisfazione. Sono bastate poche dichiarazioni del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri per far nuovamente cambiare idea ai sempre più confusi pentastellati. In poche parole, il Movimento 5 Stelle ha perso la propria battaglia contro il Mes, anche se per mascherare la cocente sconfitta ha fatto finta di ottenere uno straccio di vittoria. Se però andiamo a vedere nel dettaglio cosa hanno ottenuto i grillini, scopriamo che quella vittoria è una vera e propria vittoria di Pirro. Ieri Claudio Borghi, deputato leghista nonché presidente della commissione Bilancio alla Camera, ha fatto notare come la trattativa europea per rompere le criticità del Mes si sia rivelata un fiasco colossale. Gualtieri doveva ottenere da Bruxelles nuove regole per scongiurare le procedure delle clausole di azione collettiva e l’applicazione dei principi della “single limb Cacs”, ma è tornato a casa con un pugno di mosche. L’Italia non ha ottenuto alcun “grande risultato” sbandierato da alcuni giornali. Anzi: ha subito una disfatta: zero vantaggi, nessun beneficio e niente possibilità di inserire dei sottoinsiemi nel nuovo regime di single limbs.

Poca coerenza

Nonostante questo Gualtieri ha rivendicato il suo operato, risultando credibile giusto al Movimento 5 Stelle. Nel frattempo la roadmap sulla riforma del Mes procede. Oggi le Camere voteranno sulla risoluzione di maggioranza trovata nella notte dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte. Uno dei passaggi chiave della citata risoluzione è quello volto ad “assicurare la coerenza della posizione del governo con gli indirizzi definiti dalle Camere, e il pieno coinvolgimento del Parlamento in tutti i passaggi del negoziato sul futuro dell’unione economica e monetaria e sulla conclusione della riforma del Mes”. In attesa del Consiglio europeo di domani e dopodomani a Bruxelles, è lecito chiedersi quanta coerenza possa esserci nella posizione del governo.