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Se altre epidemie come l’influenza aviaria o quella da H1N1 ci avevano già mostrato come, nell’era globale, viaggino non solo persone, denaro, merci ma anche virus e batteri, l’epidemia da Covid-19 ci mostra quanto questa sia una realtà definitiva che caratterizzerà sempre più il futuro della storia mondiale. Un processo irreversibile, dato che un ritorno all’economia del castello medioevale sembra alquanto improbabile. La Via della Seta, opera di alta ingegneria commerciale e infrastrutturale cinese, è uno dei nuovi bastioni dell’economia globale e probabilmente il primo a dover fare i conti con una quasi pandemia.

Ma quali sono, al momento, le conseguenze del coronavirus sulla New Silk Road?

Le conseguenze in Cina

Epidemie precedenti come la Sars hanno avuto un impatto economico decisamente minore, dovuto al fatto che, nel 2003, l’integrazione internazionale di Pechino e la sua corsa verso il futuro erano ancora in nuce. Il volume economico cinese era decisamente minore, di conseguenza anche gli scambi. Al momento, è l’economia cinese quella più colpita al mondo: l’epidemia ha esordito nel momento in cui la Belt and Road Initiative aveva coinvolto ben 137 paesi direttamente o indirettamente nel mondo e, ironia della sorte, è andata a flagellare importanti teste di ponte del progetto.

La quarantena che blocca milioni di persone ha reso monca l’economia cinese. Milioni di operai, imprenditori e manager sono bloccati dalle disposizioni centrali. Molte fabbriche in Cina rimangono chiuse e quelle che sono aperte non possono raggiungere il pieno ritmo di produzione tanto meno garantire le consegne. E poiché molti progetti legati alla Nuova Via della Seta reperiscono attrezzature e macchinari da produttori con sede in Cina, le interruzioni della produzione industriale e della catena di fornitura stanno causando e causeranno un domino di fermi e di ritardi i cui effetti sono già ben visibili nel mondo dell’e-commerce.

Pakistan, il China-Pakistan corridor (Cpec)

Il Cpec è un progetto da 62 miliardi di dollari nato con lo scopo di aggiornare rapidamente le infrastrutture necessarie del Pakistan e rafforzare la sua economia mediante la costruzione di moderne reti di trasporto, numerosi progetti energetici e zone economiche speciali. L’economia pakistana, oggi, dipende fortemente da quella cinese. Migliaia di cittadini cinesi che lavoravano a progetti Cpec erano partiti per la Cina per celebrare il nuovo anno e non sono tornati indietro e potrebbero non tornare presto. Il loro ritorno è visto con grande preoccupazione: il Pakistan, al momento ha pochissimi casi, ma un sistema sanitario certamente non in grado di sostenere il peso di una diffusione del virus. Se gli operai non torneranno presto, i progressi nei progetti Cpec verranno interrotti. I progressi pre-coronavirus sui progetti durante l’attuale regime non sono ideali come durante l’era del governo precedente: i progetti sono stati rallentati durante il primo anno dell’attuale governo a causa della mancanza di coordinamento da parte pakistana. Nel frattempo, la rupia pakistana accusa il colpo della pressione a causa delle crescenti preoccupazioni per l’impatto del virus sull’economia globale.

Cambogia, la zona economica speciale di Sihanoukville

La zona economica speciale della Cambogia Sihanoukville (Ssez) è stata costruita da imprese cinesi e cambogiane, un progetto cardine dell’iniziativa Belt and Road (Bri), che mira a creare una piattaforma di investimento ideale per le imprese nell’area Asean. La Ssez si trova nella provincia di Preah Sihanouk, a circa 200 km dalla capitale Phnom Penh. Il coronavirus ha iniziato a interrompere le catene di approvvigionamento che danno alle aziende l’accesso a macchinari e componenti chiave. Gli uffici degli alti dirigenti cinesi restano vuoti nella zona, sede di oltre 160 aziende e oltre 20.000 lavoratori. Ciò potrebbe allungare, ad esempio, le tempistiche del progetto, il che potrebbe aumentare i costi e sebbene ciò possa influenzare le operazioni solo nel primo trimestre di questo anno, sperando in una parabola discendente dell’epidemia, una crescita cinese più lenta avrà comunque un impatto locale fortissimo. Apparentemente, il leader cambogiano Hun Sen non pare essere preoccupato per la possibilità che il coronavirus dilaghi nella sua nazione ma è chiaramente in allarme per il mantenimento di buone relazioni diplomatiche ed economiche con la Cina. Lo scorso 13 febbraio, proprio il suo governo aveva permesso a oltre 2200 persone che viaggiavano sulla nave da crociera Westerdam di attraccare al porto di Sihanoukville dopo che la nave fu respinta da altri cinque paesi.

Indonesia, la ferrovia Jakarta-Bandung

Il dilagare del virus blocca anche il gigante cantiere della ferrovia ad alta velocità Jakarta-Bandung, in Indonesia. Lavoratori e materiali bloccati in Cina durante lo scoppio del coronavirus ritarderanno il lavoro sulla ferrovia ad alta velocità costata 6 miliardi di dollari. Anche qui circa 300 membri del personale cinese sono tornati a casa per il capodanno lunare e non sono potuti tornare dopo che l’Indonesia ha vietato i voli da e per la Cina. Molti di coloro che sono tornati in Cina sono di livello senior e questo ha influito sul processo decisionale, così ha affermato Chandra Dwiputra, amministratore delegato della joint venture cinese-indonesiana che costruisce la ferrovia, PT Kereta Api Cepat Indonesia China (Kcic):  si tratta di direttori di progetto, manager, ingegneri e consulenti e ben 2000 dei 14.000 dipendenti del progetto sono cittadini cinesi. Ulteriori problemi sono causati dal fatto che quasi il 50% dei materiali, inclusi tubi, impermeabilizzazione e apparecchiature di segnalazione sono fabbricati in Cina. La loro fornitura è stata interrotta dalla chiusura della produzione cinese mentre le autorità cercavano di contenere l’epidemia.

Perché la Silk Road evidenzia anche la debolezza cinese

La Belt and Road Initiative di Xi Jinping è stata a lungo vista come un modo per proiettare l’influenza della Cina in tutto il mondo. Ora, il coronavirus sta dimostrando come il programma commerciale e infrastrutturale cinese può, per assurdo, esportare anche i problemi del Paese. Accanto ai progetti elencati, la punta dell’iceberg dello stop alla Silk Road, ve ne sono centinaia che, in questo momento, sono fermi e stanno procurando un’emorragia di risorse che passa anche per la Malesia, lo Sri Lanka, l’Iran, la stessa Italia…Nella vicina Malesia, una dozzina dei circa 200 lavoratori cinesi che costruiscono la East Coast Rail Link da 10,4 miliardi di dollari provengono da Wuhan, la città al centro dell’epidemia. Non sono autorizzati a tornare, mentre altri lavoratori possono tornare dopo un processo di quarantena di 14 giorni. In Pakistan, che ospita numerosi progetti Bri riguardanti energia e costruzioni, due società, Engro Polymer & Chemicals Ltd. e Pakistan Oxygen Ltd., hanno dichiarato che i loro progetti dovranno fermarsi.

L’interruzione ha messo in luce un’altra insidia ​​della crescente dipendenza della regione dal sostegno della Cina per importanti progetti infrastrutturali. Anche se il ritmo dei nuovi casi di coronavirus rallenta in Cina, i paesi ospitanti restano cauti nell’evitare futuri focolai: casi come quello italiano, iraniano o coreano servono da avvertimento sulla velocità con cui un piccolo cluster può sfuggire al controllo. Xi sembra determinato a dimostrare che la vita sta tornando alla normalità e vuole far tornare a tintinnare l’economia: la ripresa dei progetti Bri è probabilmente tra i suoi obiettivi primari, non solo per motivi economici, ma anche perché le attività Bri sono una leva per rafforzare l’influenza politica cinese e “ripulire” il volto del paese dopo l’onta di aver ritardato nel lanciare l’allarme globale.

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