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Con il passaggio della pandemia di coronavirus, il mondo in generale e soprattutto l’Occidente stanno attraversando una pesante e inaspettata recessione che rischia di minare anni di conquista sotto il punto di vista economico. A pesare sono stati soprattutto i blocchi alle produzioni causati dalle settimane di lockdown, il crollo generalizzato della domanda globale e il tracollo del prezzo del petrolio nella prima parte del 2020. E in questo scenario, l’unione europea e gli Stati Uniti si sono visti obbligati a puntare su manovre espansive per permettere all’economia di riprendersi più rapidamente, immettendo direttamente liquidità sui mercati per dare impulso a consumi e investimenti.

Si torna alle politiche inflazionistiche?

Tutte queste operazioni, però, hanno avuto ed avranno un solo ed unico scopo: aumentare la liquidità del sistema economico. E in buona sostanza, una sola conseguenza può essere attesa da questo comportamento: una sostenuta inflazione di lungo periodo – fatte salvo manovre correttive – le quali, a questo punto, non sarebbero viste più sotto una così cattiva luce, come messo in evidenza dal presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. Secondo quanto espresso dal banchiere americano e riportato dalla testata tedesca Der Spiegella Fed sembrerebbe intenzionata a “lasciar correre” l’inflazione anche al di sopra del 2%, differentemente da quanto fatto negli ultimi anni e in linea anche con gli standard della Banca centrale europea. Tutto questo, anche se la decisione, per ammissione dello stesso Powell, possa sembrare difficile da comprendere.

In Europa la Bce non si è invece ancora espressa chiaramente riguardo a questo concetto, sebbene anche in questo caso le politiche di liquidità decise negli ultimi incontri dell’Unione europea lascino intendere la stessa linea. Tuttavia, quali sono le motivazioni che, contrariamente in effetti a quanto logico, starebbero incentivando le banche centrali occidentali a protendere per questa strada? Esse sono molteplici, e non necessariamente sono – infatti – legate alla ripresa dei consumi quanto più alla riduzione del groppone del debito pubblico degli Stati, aumentato esponenzialmente con il passaggio della pandemia.

Una politica inflattiva fa bene al debito pubblico…

Come espresso precedentemente, uno dei grandi vantaggi di una politica monetaria volta all’inflazione è la riduzione del debito pubblico reale dei Paesi, che verrebbe di fatto ridimensionato dal nuovo valore di scambio della valuta in questione. Sia per l’Euro che soprattutto per il dollaro, infatti, una svalutazione della moneta implica una svalutazione dello stesso debito pubblico, rendendolo meno “ingombrante”  e permettendo agli stessi Paesi delle manovre finanziarie più agili e volte, in un secondo momento e passata la fase più acuta della crisi. alla ripresa economica.

L’aumento dell’inflazione, in seconda battuta, giunge in aiuto però anche del sistema bancario, messo in pericolo dalla crisi. Esattamente come accade per i debiti internazionali, infatti, anche i debiti privati verrebbero ridimensionati, divenendo più gestibili e facilmente restituibili, esponendo a rischi di conseguenza minori il comparto bancario.

… ma danneggia l’economia reale

Mentre però i vantaggi rimangono relegati al mondo macroeconomico e delle banche, l’economia di tutti i giorni delle persone rischia di subire un grave peggioramento, accrescendo al tempo le disparità sociali. Svalutando la moneta, i prezzi al consumatore sono destinati a crescere e tendenzialmente ciò non accadrà allo stesso ritmo della retribuzione salariale. E in questa situazione, dunque, il potere d’acquisto aggregato è destinato a crollare, contraendo i consumi e danneggiando di riflesso la stessa economia, che rischia di impiegare un tempo maggiore a ripartire.

In questa situazione, dunque, a ottenere profitti in quanto più propensi a mettere in gioco i propri risparmi saranno le fasce più ricche della popolazione, accrescendo ancora una volta i divari sociali – come spesso e volentieri accade durante i periodi di recessione. In uno scenario che, purtroppo, sembra destinato a lasciare strascichi nella nostra società per un periodo assai più lungo di quanto preventivato.

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